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Terre rare, il Giappone prova ad allentare il pressing cinese: al via primo tentativo di estrazione in alto mare. Dove, quando e cosa significa

Una mossa per superare l’egemonia cinese.: domenica il Giappone darà il via al primo tentativo al mondo di estrarre terre rare in alto mare, a 6.000 metri di profondità, nella speranza di ridurre la propria dipendenza dalla Cina per l’approvvigionamento dei minerali preziosi

Terre rare, il Giappone prova ad allentare il pressing cinese: al via primo tentativo di estrazione in alto mare. Dove, quando e cosa significa

Una mossa per superare l’egemonia cinese. Domenica il Giappone darà il via al primo tentativo al mondo di estrarre terre rare in alto mare a 6.000 metri di profondità, una volta e mezzo l’altezza del Monte Fuji, nella speranza di ridurre la propria dipendenza dalla Cina per l’approvvigionamento di tali materiali cruciali. Una nave giapponese per perforazioni scientifiche in acque profonde, la Chikyu, si appresta a fare rotta verso la lontana isola di Minami Torishima, nel Pacifico, le cui acque circostanti sarebbero ricche di preziosi minerali.

Terre rare, il Giappone prova ad allentare il pressing cinese

Questa spedizione di prova accade mentre la Cina, di gran lunga il primo fornitore mondiale di terre rare, accentua la pressione su Tokyo dopo le dichiarazioni della premier Sanae Takaichi che aveva lasciato intendere che il Giappone non escludeva reazioni militari a un eventuale attacco contro Taiwan. Si tratta di un segnale che accentua l’aggravarsi delle tensioni bilaterali, con Pechino che ha annunciato un inasprimento dei controlli sull’esportazione verso il Giappone di beni cinesi a doppio uso, civile e militare: ciò potrebbe includere le terre rare.

Terre rare, la mossa del Giapppone: cosa significa

La missione della Chikyu costituisce “una prima tappa verso l’industrializzazione nazionale delle terre rare” da parte del Giappone, ha dichiarato il mese scorso l’Agenzia giapponese per la scienza e la tecnologia marina (Jamstec) in un comunicato. Si stima che la zona intorno a Minami Torishima, isola situata nelle acque economiche del Giappone, contenga più di 16 milioni di tonnellate di terre rare e questo la renderebbe, secondo il quotidiano economico Nikkei, il terzo giacimento più grande al mondo. Questi ricchi depositi conterrebbero l’equivalente di 730 anni del consumo mondiale attuale di disprosio, utilizzato nei magneti ad alte prestazioni di smartphone e auto elettriche, e 780 anni di quello di ittrio, componente utilizzato nei laser.

“Se il Giappone riuscisse a estrarre in modo continuo terre rare intorno a Minami Torishima, metterebbe in sicurezza la catena di approvvigionamento nazionale per settori chiave“, spiega all’Afp Takahiro Kamisuna, ricercatore associato presso l’International institute for strategic studies (Iiss). “Allo stesso modo, sarebbe una risorsa strategica fondamentale per il governo Takaichi al fine di ridurre significativamente la dipendenza degli approvvigionamenti dalla Cina“.

Terre rare, la posizione dominante di Pechino

Di fatto, Pechino utilizza da tempo la sua posizione dominante sulle terre rare come leva geopolitica, anche nella sua guerra commerciale con l’amministrazione del presidente Usa Donald Trump. La Cina rappresenta quasi i due terzi della produzione mineraria mondiale di terre rare e il 92% della produzione raffinata, secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (Aie). Il Giappone, invece, dipende dalla Cina per il 70% delle sue importazioni di terre rare, nonostante gli sforzi per diversificare le fonti di approvvigionamento dopo una precedente disputa nel 2010, durante la quale Pechino sospese le esportazioni per diversi mesi.

Terre rare, la spedizione giapponese: quando

Nel corso della sua missione, la Chikyu immergerà un tubo che permetterà a una “macchina da estrazione” fissata all’estremità di toccare il fondo marino e recuperare i fanghi ricchi di terre rare. La spedizione dovrebbe durare fino al 14 febbraio. L’estrazione mineraria nei grandi fondali è diventata un punto di tensione geopolitica, con la crescente preoccupazione di fronte alla volontà di Donald Trump di accelerare le perforazioni nelle acque internazionali.

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