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Telecom Italia, la fine della via crucis è più vicina: Telefonica e Slim in manovra

Telecom è diventata la metafora dell’Italia ma ora può cambiare la musica: scatta il diritto di recesso dei soci di Telco (con Mediobanca pronta ad uscire), arriva il nuovo disegno strategico di Bernabè e si avvicina l’onda del consolidamento – La pax tedesca tra Telefonica e il tycoon Slim investe il futuro di Telecom ma in campo ci sono anche altre ipotesi

Telecom Italia, la fine della via crucis è più vicina: Telefonica e Slim in manovra

Da gioiello della corona che era, Telecom Italia è ormai la metafora dell’Italia. Troppi debiti, poco capitale, scarsi investimenti, mille lacci e lacciuoli: con un fardello così anche una gallina dalle uova d’oro fa presto a trasformarsi nella bella addormentata. Ma l’estate sta finendo, forse gli “amici” se ne vanno e la musica può cambiare. Tre fatti possono rompere l’incantesimo che imprigiona Telecom. 

Il primo è il diritto di recesso che dal primo al 28 settembre scatta per i quattro soci di Telco, la scatola che controlla il 22,4% di Telecom e che è composta da azionisti inquieti o distratti come Telefonica, Mediobanca, Generali e Intesa Sanpaolo. Se vogliono, basta che scrivano una lettera e possono liberare le loro azioni e venderle al miglior offerente. E’ evidente il cataclisma che investirebbe Telecom se tutti i soci di controllo vendessero ma, per quel che se ne sa, solo Mediobanca (che ha circa l’11% di Telco) è pronta a vendere e a uscire dal primo gruppo telefonico. Generali e Intesa sono più attendiste ma finora il vero enigma è stato l’immobilismo di Telefonica, che sembra però agli sgoccioli. In ogni caso Telecom diventa più contendibile e la Borsa ringrazia.



La seconda novità arriverà il 19 settembre quando Franco Bernabè cercherà di uscire dall’angolo in cui l’hanno cacciato l’assenza di capitali, le divisioni e le indecisioni dei soci e le infelici performance borsistiche del titolo (anche se il clamoroso exploit dell’ultima seduta è un segnale inequivocabile), mettendo sul tavolo nuove proposte strategiche. La scommessa sullo spin off della rete e la ricerca di nuovi partner e nuovi capitali con l’occhio al consolidamento delle tlc in corso sul piano internazionale sono da mesi nel radar di Bernabè, ma aspettiamoci sorprese. Quel che è certo è che il manager che viene dal Nord e che ha vissuto il suo ritorno in Telecom come una sfida personale non mollerà il timone ed è pronto a giocare la sua battaglia fino in fondo, malgrado il pollice verso di Mediobanca.

La terza grossa novità è la pax tedesca tra gli spagnoli di Telefonica e il tycon messicano Carlos Slim, patron di America Movil e socio dell’olandese Kpn, che può aprire scenari suggestivi per il consolidamento delle tlc e per la stessa Telecom Italia. Nei giorni scorsi Slim ha dato il via libera agli spagnoli sulla controllata tedesca di Kpn, cioè E-plus, che in Germania è destinata a giocare un ruolo da protagonista.

Proprio ieri Slim ha inoltre minacciato di rinunciare all’Opa su Kpn, per i proiblemi che gli sta creando la Fondazione: in qual caso dove finiranno le sue risorse? E soprattutto: che effetti avrà la pace tedesca tra Telefonica e Slim su Telecom Italia? Gli scenari possibili sono almeno due: il primo prevede la spartizione di Tim Brasil, che è il vero oggetto dei desideri di entrambi, e la conseguente crescita degli spagnoli in Telecom Italia, candidata a prenderne il pieno controllo quando tutti i soci italiani usciranno. Ma c’è anche un altro scenario che prevede invece lo sbarco diretto di Slim in Telecom: non contro ma insieme a Telefonica. Due soci forti per Telecom e nuovi giri di valzer in lingua spagnola per il nostro primo gruppo telefonico italiano? Non è un’ipotesi peregrina, specialmente se lo scorporo della rete avrà un seguito che la metta in sicurezza.

Vale però la pena di non perdere di vista anche i possibili effetti della vendita della quota Vodafone nella join con Verizon: 100 miliardi di euro sono tanti, anche se un eventuale rafforzamento italiano di Vodafone guarderebbe presumibilmente più a Fastweb che a Telecom, alla quale continua invece a pensare una vecchia conoscenza americana come At&t.

Vada come vada, una cosa è certa: di grandi gruppi in Italia ne abbiamo già così pochi che la storia di Telecom non può restare ingloriosamente impigliata nelle sabbie mobili. Messa al sicuro la rete, prima o poi qualcuno dovrà liberarla. L’exploit in Borsa di venerdì è un segnale. E chissà che il suo salvatore non parli lo spagnolo.

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