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Taxi volanti in Cina: EHang pronta a decollare con biglietti da 30 dollari

La cinese EHang ottiene la prima licenza al mondo per taxi volanti senza pilota e punta a lanciare entro tre anni i primi collegamenti dagli aeroporti, con biglietti a partire da 30 dollari. Mentre Pechino investe miliardi nella “low-altitude economy”, in Italia i progetti restano fermi al gate

Taxi volanti in Cina: EHang pronta a decollare con biglietti da 30 dollari

La Cina è pronta a portare i taxi volanti fuori dai laboratori e dentro le città. Secondo il Financial Times, la compagnia EHang, pioniera mondiale nel settore dei velivoli elettrici a decollo e atterraggio verticale (eVTOL), prevede di lanciare entro tre anni servizi commerciali dagli aeroporti principali del Paese, con biglietti a partire da 30 dollari. Una cifra che, nelle intenzioni dell’azienda, dovrebbe rendere accessibile a un pubblico più vasto quella che fino a ieri sembrava solo fantascienza.

EHang, prima società con licenza per aerotaxi senza pilota

Fondata a Guangzhou, EHang è la prima società ad aver ottenuto il via libera ufficiale dell’autorità cinese per l’aviazione civile (CAAC) a operare aerotaxi completamente autonomi. L’autorizzazione, concessa nel 2024, rappresenta una svolta storica perché per la prima volta un operatore può trasportare passeggeri senza pilota a bordo.

Per ora i voli autorizzati sono di tipo panoramico, con partenza e arrivo nello stesso punto, e le prime destinazioni scelte sono proprio Guangzhou e Hefei. Ma la società guarda oltre. “Non sarà solo un’attrazione turistica”, ha spiegato Conor Yang, direttore finanziario di EHang ed ex banchiere di Goldman Sachs e Lehman Brothers, questa è una nuova economia, non solo un’industria: servirà il trasporto urbano e i servizi pubblici”.

Droni per passeggeri: tecnologia, prezzi e ambizioni

Il modello di punta è l’EH216-S, un piccolo velivolo elettrico a due posti dalla forma ovale, capace di coprire un tragitto urbano in pochi minuti. Un viaggio da Shanghai Hongqiao a Pudong, che in auto richiede circa un’ora, verrebbe completato in dodici minuti.

EHang ha sviluppato anche un software proprietario per coordinare centinaia di aerotaxi in contemporanea, una sorta di “torre di controllo digitale” che promette di gestire il traffico aereo urbano come oggi si gestiscono i taxi su strada. Il prezzo? Tra 200 e 300 renminbi (28-42 dollari), appena sopra una corsa premium su app come DiDi, ma molto sotto le tariffe del trasporto di lusso.

Secondo Yang, la combinazione tra innovazione, regolamentazione stringente e tempismo darà a EHang un vantaggio competitivo di almeno due anni sui rivali. I voli aeroportuali dovrebbero inoltre risultare più economici di quelli panoramici, perché non soggetti ai vincoli degli orari turistici.

La “low-altitude economy”: la nuova corsa di Pechino

La spinta del governo cinese è tutt’altro che marginale. La cosiddetta “low-altitude economy” – l’economia dello spazio aereo sotto i mille metri – è diventata un pilastro della strategia industriale di Pechino. Le autorità centrali e locali stanno investendo miliardi di dollari in infrastrutture, vertiporti e hub logistici, oltre a creare un apposito dipartimento per l’industria dei droni.

La Cina, insomma, non vuole solo partecipare alla corsa globale dei taxi volanti, ma guidarla. Lo conferma anche Emerson Xu, amministratore delegato di NexAvian, “sarà la prima nazione al mondo con collegamenti regolari tra aeroporti e centri urbani”.

Non mancano però le sfide. L’autonomia degli EH216-S, circa 35 chilometri, non è ancora sufficiente per coprire tratte più lunghe come quella tra l’aeroporto di Guangzhou e il distretto finanziario. Inoltre, altre aziende come AutoFlight e Xpeng sono vicine a ottenere licenze analoghe. La concorrenza, dunque, si farà presto serrata. “Il vantaggio di EHang non è inattaccabile né tecnologico né regolatorio”, ha avvertito Xu. “Alla fine, vincerà chi saprà accumulare più ore di volo e conquistare la fiducia dei passeggeri”.

Taxi volanti in Italia, il sogno è fermo al gate

Se in Cina i droni passeggeri si preparano al decollo, in Italia i progetti di urban air mobility sono ancora al suolo. A Milano si parlava di taxi volanti per le Olimpiadi invernali 2026, con quattro vertiporti previsti tra Linate, Malpensa, CityLife e Porta Romana. Ma a pochi mesi dai Giochi, i lavori sono naufragati con la tedesca Lilium, partner tecnico del progetto, in difficoltà finanziaria (praticamente fallita) e SEA, la società che gestisce gli aeroporti milanesi, che ha congelato i fondi in attesa di chiarimenti normativi.

A Roma, il primo volo sperimentale è avvenuto nel 2023 grazie alla collaborazione tra Aeroporti di Roma e la tedesca Volocopter. L’obiettivo era far volare i primi aerotaxi in occasione del Giubileo 2025, ma anche in questo caso le complessità normative e logistiche hanno fatto saltare tutto.

Sul fronte dei costi, il confronto con la Cina è poi impietoso se i biglietti di EHang costeranno circa 30 dollari, in Italia le prime stime parlano di 120-150 euro a tratta, con l’obiettivo di ridurre in futuro a 80 euro.

Se tutto andrà secondo i piani, entro il 2028 i taxi volanti cinesi saranno una realtà quotidiana. Da noi, per ora, restano un sogno ancora parcheggiato al gate.

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