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Tav: giornata decisiva, ma il copione è già scritto

Alla Camera si vota su sei mozioni: prevedibile la bocciatura della mozione no-Tav del M5S, sia Pd che Fi voteranno a favore dell’opera. Salvini agita la crisi

Tav: giornata decisiva, ma il copione è già scritto

La Tav arriva alla resa dei conti in Parlamento ma, secondo l’opinione prevalente, nessuno vuole fare cadere il governo: né Salvini, che comunque stravince sui 5 Stelle, né l’M5S, che vuole restare dove si trova, né le opposizioni, in cerca di una strategia che porti a qualche risultato e sono preoccupate da uno scenario di voto. E così quello che andrà in scena oggi, mercoledì 7 agosto, al Senato sarà il consueto spettacolo di ansie, tensioni, reciproche accuse, mal di pancia di varia natura ma – a meno di colpi di scena non prevedibili – il copione è già scritto. Prevede il voto su 6 mozioni: quella no-Tav del M5S e l’altra della Leu da un lato; sull’altro fronte ce ne sono 4, pro-Tav, presentate da Pd, FI, Fdl e da una parte del gruppo Misto con Emma Bonino (+Europa).

Il Pd si è diviso sul da farsi: uscire dall’aula quando si voterà la mozione M5S, facendo così emergere la bocciatura grillina e la spaccatura con la Lega con l’intento di provocare la caduta del governo; o invece votare a favore della Tav, in linea con la posizione da sempre sostenuta dal partito e confermata dal segretario Zingaretti appena nominato. Tuttavia, nessuna delle due opzioni ha la possibilità da sola di provocare alcun danno al governo perché non ci sono i numeri in Parlamento. Non a caso Carlo Calenda, in un tweet martedì, aveva chiesto al Pd e a Forza Italia di uscire dall’aula e “non salvare il governo”. Ma sia il Pd che Fi hanno ufficialmente detto che voteranno e voteranno pro-Tav. L’Alta Velocità si farà (il governo italiano lo ha già confermato a Bruxelles) e al M5S non resterà che ingoiare il rospo.

La conclusione prevedibile è che oggi sarà bocciata la mozione No-Tav del M5S mentre passeranno quelle sulla Tav con un’inedita maggioranza trasversale che unirà Lega, Fi e Pd. Una sorta di crisi strisciante ma non esplicita. Per andare avanti fino al prossimo scoglio, quello della manovra. Matteo Salvini lo fa capire quasi ogni giorno rilanciando il voto anticipato: “Se non si segue la nostra agenda, si vedrà anche prima di settembre”.

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