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Tassi d’interesse, la Federal Reserve non delude le attese: taglio di un quarto di punto al 3,5-3,75%

Il presidente della banca centrale statunitense Jerome Powell ha comunicato l’ampiamente prevista riduzione, la terza consecutiva nel 2025 dopo quella di fine ottobre. Confermate le proiezioni dei “dots” per altri tagli nei prossimi anni

Tassi d’interesse, la Federal Reserve non delude le attese: taglio di un quarto di punto al 3,5-3,75%

Il taglio dei tassi di interesse di riferimento statunitensi era nell’aria ed è arrivato: la Federal Reserve ha deciso per una terza e a questo punto ultima correzione del 2025, dopo quella dello scorso ottobre che aveva portato l’intervallo tra il 3,75 e il 4%. Nell’ultima riunione dell’anno il presidente della banca centrale Jerome Powell ha dunque comunicato una ulteriore sforbiciata tra il 3,5 e il 3,75%. Il Federal Open Market Committee (Fomc), l’organismo della Federal Reserve responsabile della politica monetaria, ha preso la decisione con 9 voti a favore e tre contrari.

A favore di un taglio più incisivo – 50 punti base invece di 25 – ha votato uno solo dei governatori “trumpiani”: Stephen I. Miran, come a ottobre. A favore di un mantenimento dei tassi al livello precedente hanno votato in due Jeffrey R. Schmid, come nella riunione precedente, ma anche Austan D. Goolsbee. La seduta appena conclusa di dicembre dovrebbe essere una delle ultime presiedute da Jerome Powell, da tempo messo in discussione anche con toni poco istituzionali dal presidente statunitense Donald Trump, che ha già detto che a gennaio annuncerà il successore, che potrebbe anche entrare in carica prima della scadenza del mandato dell’attuale presidente, prevista per maggio 2026. Sembra ormai chiaro che a dirigere la Fed sarà Kevin Hasset, favorito del tycoon e grande sostenitore di una politica monetaria accomodante.

Il taglio dei tassi era atteso con ansia dai mercati, tanto che gli analisti lo davano praticamente per scontato, con una probabilità stimata quasi al 90% alla vigilia. Tuttavia proprio perché ampiamente pronosticata, la mossa della Fed non dovrebbe innescare chissà quale reazione negli ambienti finanziari, o quanto meno non per il dato in sé ma piuttosto per come verranno interpretati il tono del comunicato, i dettagli del Summary of Economic Projections (SEP) compreso il profilo dei “dots”, e la conferenza stampa stessa. Il profilo dei dots nell’ultimo SEP pubblicato a settembre mostrava due ulteriori tagli da parte della Fed quest’anno – e questo è effettivamente accaduto – ma soprattutto altri tagli sia nel 2026 sia nel 2027, portando il tasso sui fed funds al 3,125%, vicino alla stima di lungo periodo del 3%.

E dunque il comunicato ufficiale, quasi completamente uguale a quello di ottobre, spiega però a differenza del precedente che il Fomc nel valutare “l’estensione e il timing di ulteriori aggiustamenti” nel costo ufficiale del credito a breve termine, esaminerà i dati in arrivo e le prospettive in evoluzione e la bilancia dei rischi. L’indicazione del “timing”, completamente nuova, lascia spazio a una pausa. sicuramente a gennaio, forse per un tempo anche prolungato. Le proiezioni sui tassi contenuti nei “dots” – i punti che in un grafico riassumono le previsioni dei singoli componenti del board – non sono però cambiate: la mediana continua a indicare tassi al 3,25-3,50% per fine 2026 – corrispondente a un solo altro taglio – al 3-3,25% per fine 2027 e per fine 2028.

Le proiezioni macroeconomiche invece sono molto cambiate rispetto a settembre. Il Pil è ora indicato nel +2,3% l’anno prossimo, nel 2% nel 2027, e nell’1,9% nel 2028, con un obiettivo implicito di lungo termine all’1,8 per cento. A settembre le stime puntavano rispettivamente al’1,8%, 1,9% e 1,8%. L’attività economica è quindi considerata in espansione. La disoccupazione potrebbe passare così al 4,4% nel 2026 (come a settembre), al 4,2% nel 2027 (dal 4,3%), e nel 2028.

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