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Tassa sui super ricchi: passa a 300 mila euro ma a prescindere dal reddito e senza vincoli di investimento

Tra le tante cose sulle quali la manovra finanziaria è stata timida, c’è anche la tassa sui Paperoni che viene sì aumentata dai precedenti 200 mila euro, ma su patrimoni potenzialmente illimitati e senza garanzie di benefici per l’economia del Paese

Tassa sui super ricchi: passa a 300 mila euro ma a prescindere dal reddito e senza vincoli di investimento

Chiamatela tassa sui super ricchi, sui milionari, sui Paperoni o ancora “legge Zucman” dal nome del suo ideatore, l’economista francese Gabriel Zucman. Fatto sta che il mondo occidentale va in quella direzione, o quanto meno ci prova, o quanto meno dice che vorrebbe provarci: chiedere un “sacrificio” a chi ha di più e abbassare le tasse per chi ha di meno. Con un doppio obiettivo: permettere ai governi di aumentare le entrate fiscali e ridurre i debiti e anche, o forse soprattutto, dare una risposta concreta al tema delle disuguaglianze economiche e sociali, che ormai è diventato francamente insopportabile e inammissibile, persino in Paesi europei come l’Italia dove storicamente queste fratture erano meno profonde che altrove. Ne ha dovuto prendere atto pure il governo Meloni, che come tutti gli esecutivi di destra ha promesso meno imposte (e per alcune fasce di reddito, seppur risibilmente, ci sta riuscendo), ma che si è trovato costretto ad assecondare il trend internazionale del momento: aumentarle nei confronti di chi possiede di più.

Del resto l’impegno in questo senso è stato sottoscritto dalle venti maggiori economie del mondo in occasione dell’ultimo G20 ospitato dal Brasile: la tassa sui milionari era un cavallo di battaglia del padrone di casa, il presidente Lula, e alla fine seppur tra non poche resistenze e correzioni il concetto è di fatto passato, anche se sarà difficile imporre una tassa globale uguale in tutti i Paesi. Ogni Paese infatti andrà per conto suo e così ad esempio la Francia sta provando ad inserire una misura di questo tipo nella faticosa manovra sottoposta dal governo Lecornu al Parlamento, e la stessa Unione europea sta pensando di introdurre una imposta minima del 2%, che ogni anno garantirebbe quasi 70 miliardi di euro. L’Italia in tutto questo era fino a poco fa, al contrario, diventata il paradiso dei super ricchi grazie alla flat tax, ma il governo è intervenuto in Legge di Bilancio su questo aspetto: la tassa per i Paperoni che vengono (o che tornano) ad abitare in Italia passerà da 200mila a 300mila euro nel 2026, a prescindere dal reddito.

La manovra nel dettaglio: tassa raddoppiata per i parenti ma ancora nessun vincolo di investimento

Aumenta dunque la somma da pagare, ma non vengono inseriti requisiti più stringenti, come invece chiedeva la Corte dei Conti. In più, tutti i familiari stretti – coniuge, figli, fratelli e sorelle, generi e nuore, suoceri e suocere – che spostano a loro volta la residenza in Italia possono scegliere di pagare una tassa ancora più bassa, che però dal 2026 raddoppierà: 25mila euro attualmente, che diventeranno 50mila euro dal 2026. Restano comunque, come si può vedere, cifre molto basse per chi ha redditi multimilionari o miliardari. Più o meno siamo nell’ordine del 2% ipotizzato per la tassa globale da Zucman e dal documento del G20, ma essendo i patrimoni potenzialmente illimitati o in ogni caso con tantissimi zeri, di fatto l’aliquota è ben minore. Per non parlare di quella ancora più risibile imposta ai parenti, compreso il coniuge, ai quali possono tranquillamente essere trasferiti beni e proprietà per eludere quasi del tutto la tassazione.

Anche se l’imposta aumenta, dunque, le modifiche inserite nella manovra dal governo Meloni non rispondono tra l’altro ad alcune criticità alla base della tassa per i super ricchi. Tra le tante obiezioni, vale la pena citare il fatto che i requisiti per ottenere questo grosso sconto sulle imposte sono piuttosto generici. Può approfittarne chiunque sposti la residenza in Italia, e il regime agevolato può cessare in anticipo solo se i soldi non vengono pagati, del tutto o in parte. Di fatto, l’unico paletto da rispettare è che non bisogna essere stati residenti in Italia per almeno nove dei dieci anni precedenti. Come la Corte dei Conti ha sottolineato quest’estate, finora la norma ha avuto successo, nel senso che un numero crescente di persone si è spostato in Italia per approfittarne. Il problema è che in altri Paesi che prevedono norme simili c’è anche un ulteriore paletto: la persona che approfitta della tassazione agevolata deve anche investire una parte dei suoi soldi nel Paese in cui si è trasferita.

La Corte aveva fatto notare che l’Italia “non esige – e nemmeno misura – un effettivo collegamento con investimenti produttivi”. Insomma, i Paperoni si trasferiscono in Italia, e pagano poche tasse, ma non è chiaro se portino altri benefici. E anche la nuova modifica inserita nella manovra 2026 non sembra aver previsto nulla per risolvere la questione.

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