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Stellantis, produzione in Italia sotto 380 mila veicoli nel 2025 (-20,1%): auto a -24,5%, Mirafiori unica fabbrica in crescita

La produzione italiana di Stellantis scende nel 2025 a 379.706 veicoli (-20,1%). Le auto crollano del 24,5%, mentre Mirafiori è l’unico stabilimento in controtendenza grazie alla 500 ibrida. Fim-Cisl: servono investimenti e un nuovo piano industriale anticipato

Stellantis, produzione in Italia sotto 380 mila veicoli nel 2025 (-20,1%): auto a -24,5%, Mirafiori unica fabbrica in crescita

Il 2025 si chiude con un nuovo arretramento della produzione italiana di Stellantis, che scivola sotto la soglia delle 380 mila unità complessive. I dati diffusi dalla Fim-Cisl certificano una produzione totale pari a 379.706 veicoli tra autovetture e commerciali, in calo del 20,1% rispetto alle 475.090 unità del 2024. Un risultato che conferma, come sottolinea il sindacato, “le stime di ulteriore peggioramento dei dati produttivi rispetto al già difficile 2024”.

A pesare in modo particolare è il segmento delle auto, sceso del 24,5% a 213.706 unità, mentre i veicoli commerciali hanno limitato la flessione al 13,5%, fermandosi a quota 166 mila. Il confronto con gli anni precedenti restituisce la dimensione della crisi: in meno di due anni i volumi si sono praticamente dimezzati rispetto al 2023, quando la produzione complessiva aveva superato le 750 mila unità, nonostante nei tavoli istituzionali fosse stato indicato l’obiettivo di un milione di veicoli.

Il rimbalzo dell’ultimo trimestre evita un tracollo peggiore

Il bilancio del 2025 sarebbe stato ancora più pesante senza il recupero registrato nell’ultima parte dell’anno dovuta anche alla nuova linea intrapresa dalla gestione Filosa. Nei primi nove mesi, la produzione di autovetture aveva subito un crollo di circa un terzo, mettendo sotto pressione l’intero sistema industriale del gruppo in Italia. A invertire parzialmente la rotta è stato il lancio produttivo, nell’ultimo trimestre, della 500 ibrida nello stabilimento di Mirafiori e della Nuova Jeep Compass a Melfi.

Secondo il segretario generale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, “il risultato avrebbe potuto essere ancora peggiore”. Uliano spiega che queste nuove produzioni “hanno consentito di recuperare parte della perdita, che sarebbe stata ben più consistente” senza l’apporto dell’ultimo trimestre. Un contributo positivo è arrivato anche dai veicoli commerciali, che negli ultimi tre mesi del 2025 hanno recuperato circa dieci punti percentuali, attenuando l’impatto del calo annuo.

Mirafiori in controtendenza, ma il confronto storico resta severo

Nel panorama degli stabilimenti italiani, Mirafiori rappresenta l’unica eccezione positiva. Il polo torinese ha chiuso il 2025 con 30.202 unità prodotte, segnando una crescita del 16,5% rispetto alle 25.920 del 2024. Un dato che consente allo stabilimento di distinguersi in un contesto generale di perdite a doppia cifra, comprese tra il -13,5% di Atessa e il -47,2% di Melfi.

La crescita, tuttavia, non cancella il ridimensionamento strutturale rispetto al passato recente. Mirafiori aveva prodotto 94.710 vetture nel 2022 e 85.940 nel 2023, livelli ben lontani da quelli attuali. Nel 2025 solo 140 unità hanno riguardato le Maserati GranTurismo e GranCabrio, realizzate prima del trasferimento delle produzioni a Modena.

Uliano osserva che “qualora la crescita dei volumi venisse confermata, sarà possibile superare progressivamente la fase di cassa integrazione”, ricordando però che il contratto di solidarietà resta attivo fino al 31 gennaio 2026 ed è utilizzato al 40% dai circa mille addetti impegnati sulla produzione della 500 elettrica.

Investimenti, modelli e occupazione: il nodo del piano industriale

Al centro dell’analisi sindacale resta la necessità di un cambio di passo strategico. Per Uliano “è indispensabile che Stellantis rafforzi e migliori il piano di investimenti presentato in sede ministeriale a dicembre 2024“, auspicando che “il nuovo piano industriale venga anticipato nella sua presentazione e assuma scelte concrete e credibili”. Secondo la Fim-Cisl, il rilancio passa dall’assegnazione di nuovi investimenti e nuovi modelli, dal rafforzamento delle risorse già previste e da un deciso rilancio delle attività di sviluppo e ricerca, per garantire prospettive industriali e occupazionali a tutti gli stabilimenti italiani.

Il 2026 potrebbe segnare un miglioramento, grazie alla produzione per l’intero anno della 500 ibrida, della DS8 e della Nuova Jeep Compass, oltre all’avvio di ulteriori modelli. Ma il recupero dei volumi dipenderà anche dalla capacità di compensare le uscite di produzione avvenute nel 2025 e dalla tenuta degli impianti più in difficoltà, in un contesto in cui una parte rilevante della forza lavoro continua a essere coinvolta dagli ammortizzatori sociali.

Crisi europea e regole sulle emissioni: spiragli ancora insufficienti

La situazione italiana si inserisce nella più ampia crisi dell’automotive europeo. La revisione del regolamento sulle emissioni da parte della Commissione europea, che riduce al 90% l’obiettivo di taglio delle emissioni di Co2 al 2035 rispetto ai livelli del 2021, apre alla possibilità di commercializzare anche motori termici, ibridi plug-in e con range extender. Per Uliano “si tratta di un segnale positivo, ma ancora insufficiente rispetto all’obiettivo della neutralità tecnologica”.

Il sindacato ribadisce che “la crisi dell’automotive non può essere affrontata solo con interventi regolatori” e chiede un piano industriale europeo espansivo, sostenuto da debito comune e da un nuovo Fondo con risorse paragonabili al Next Generation EU. In questo quadro, la Fim-Cisl annuncia nuove iniziative di mobilitazione a livello europeo nel mese di febbraio, con l’obiettivo di sostenere l’industria e difendere occupazione e filiera in una fase cruciale per il futuro del settore.

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