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Stellantis, Moody’s taglia l’outlook e il titolo crolla in Borsa. Filosa rinvia il piano industriale e riorganizza il vertice “alla Marchionne”

Stellantis giù in Borsa dopo il taglio dell’outlook di Moody’s. Filosa rinvia il piano industriale e richiama manager ex Fca, tra i malumori di Parigi

Stellantis, Moody’s taglia l’outlook e il titolo crolla in Borsa. Filosa rinvia il piano industriale e riorganizza il vertice “alla Marchionne”

Ennesimo scossone per Stellantis, che nonostante segnali positivi sul fronte delle immatricolazioni si ritrova di nuovo sotto pressione in Borsa. Il titolo cede oltre il 3,6% a 8,47 euro, peggior performance del Ftse Mib, dopo il taglio dell’outlook da parte di Moody’s, che ha confermato il rating Baa2 ma ha rivisto le prospettive da “stabili” a “negative”.

La decisione dell’agenzia arriva in un momento delicato per il gruppo italo-francese, schiacciato tra il rallentamento del mercato europeo, la frenata della domanda e le nuove tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, che stanno mettendo in crisi l’intero comparto auto.

Moody’s: redditività in calo e flussi di cassa sotto stress

Secondo Moody’s, il downgrade riflette una performance operativa debole e una visibilità ridotta sul recupero della redditività. Ma non solo. La quota di mercato in Europa e Nord America è calata nei primi nove mesi del 2025, penalizzata dai ritardi nel lancio di nuovi modelli e dalla domanda fiacca.

Nel dettaglio, il free cash flow del gruppo resta pesantemente negativo: -9,2 miliardi di euro nel 2024, e -6,3 miliardi nel primo semestre del 2025. Anche se è atteso un parziale miglioramento nel secondo semestre, Moody’s prevede un risultato comunque in rosso per l’intero esercizio, attorno ai -5 miliardi di euro.

A pesare sono anche i dazi statunitensi e gli investimenti massicci nella transizione verso l’elettrico e l’autonomia di guida, che continueranno a drenare risorse. L’agenzia però riconosce la solidità del gruppo: quasi 29 miliardi di liquidità e 4 miliardi in titoli negoziabili, una diversificazione geografica bilanciata e una prudente politica finanziaria che sostengono il rating Baa2, almeno per ora.

Nonostante il giudizio negativo, alcuni analisti mantengono un tono costruttivo. Da Banca Akros sottolineano che il downgrade “riflette soprattutto la debolezza del primo semestre”, ma restano fiduciosi nella capacità di Stellantis di recuperare quote in Nord America, area chiave per la ripresa dei margini. La raccomandazione resta “buy”, con target price a 10,5 euro.

Piano industriale in ritardo: la svolta (rimandata) di Filosa

In attesa del nuovo piano industriale, il gruppo guidato da Antonio Filosa rivede i tempi. Il Capital Markets Day non si terrà più nel primo trimestre del 2026, come inizialmente previsto, ma entro giugno.

La scelta, spiegano fonti interne, punta a garantire che il documento strategico sia “una vera svolta”, incorporando anche gli effetti delle nuove tariffe Usa e dei negoziati con Bruxelles. “Meglio un piano ben calibrato che un piano affrettato”, ha lasciato intendere Ed Ditmire, capo delle relazioni con gli investitori. Nel frattempo, Stellantis prepara un cambio di passo anche nella comunicazione con la società che dal 2026 passerà a una rendicontazione trimestrale degli utili, e con Filosa che parteciperà direttamente alle call finanziarie. Un segnale di trasparenza e di controllo diretto sull’andamento del gruppo.

Nuove nomine e ritorno alla “scuola Marchionne”

Il nuovo corso di Filosa ha già innescato un profondo rimpasto ai vertici. Dopo l’arrivo di Emanuele Cappellano alla guida dell’Europa allargata e il ritorno di Francesco Ciancia come responsabile globale della produzione, Stellantis richiama un altro “Marchionne boy“: Mauro Pino, ex Fiat e Chrysler, che assume la guida della produzione in Nord America, uno dei fronti più difficili del gruppo. Pino, noto per la sua esperienza nel sistema World Class Manufacturing, torna in azienda dopo un periodo in Eaton Corp. Riporterà direttamente a Ciancia, con il compito di risanare impianti e migliorare produttività e qualità in un momento di tensioni interne e tagli di personale.

Le mosse di Filosa segnano una chiara discontinuità rispetto all’era Tavares, con il ritorno in forze dei manager cresciuti nell’alveo di Fiat Chrysler. Ma questo “ritorno all’italiana” non sta passando inosservato.

Malumori a Parigi: “Troppo Fca, troppo poco Psa”

Dalla Francia, i sindacati osservano con crescente preoccupazione la direzione presa da Stellantis. Dopo anni di accuse italiane a un gruppo “troppo francese” sotto Tavares, oggi è Parigi a temere l’opposto ovvero che la gestione Filosa favorisca gli ex Fca a scapito delle competenze e delle strutture ereditate da Psa.

Secondo Bloomberg, i rappresentanti dei lavoratori transalpini temono che le nuove nomine possano sbilanciare gli equilibri interni nati dalla fusione, con il rischio di penalizzare stabilimenti e funzioni francesi. Filosa ha replicato invitando a superare “la logica degli ex”, “non esistono più Fca o Psa, esiste solo Stellantis”, avrebbe detto in una recente riunione interna.

Per Filosa la priorità è il rilancio del gruppo, non la provenienza dei manager. Ma il clima resta teso, in attesa di capire se la nuova Stellantis “versione Filosa” saprà riconquistare mercati, investitori e, soprattutto, fiducia.

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