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Stellantis investe 13 miliardi di dollari negli Usa, il piano più grande della sua storia ma il Canada protesta: “Rispettare gli impegni”

Stellantis rilancia negli Stati Uniti con un piano da 13 miliardi di dollari in 4 anni. Filosa: “L’America è casa nostra, il successo qui ci rafforza ovunque”. Ma il Canada protesta: “Posti a rischio, rispettate gli impegni”

Stellantis investe 13 miliardi di dollari negli Usa, il piano più grande della sua storia ma il Canada protesta: “Rispettare gli impegni”

Dopo giorni difficili in Borsa e il taglio dell’outlook di Moody’s, Stellantis cambia marcia e torna a correre. Il titolo rimbalza a Piazza Affari (+2,5%), spinto dall’annuncio del più grande investimento negli Stati Uniti in 100 anni di storia: 13 miliardi di dollari in quattro anni per far crescere produzione e quota di mercato nel paese più competitivo al mondo. Il piano prevede cinque nuovi modelli, 19 aggiornamenti di prodotto fino al 2029 e un incremento della capacità produttiva nazionale del 50%.

Filosa: “L’America è casa nostra, vogliamo crescere qui”

“Questo investimento negli Stati Uniti – il più grande e individuale mai realizzato nella storia di Stellantis – stimolerà la nostra crescita, rafforzerà i nostri impianti produttivi e porterà più posti di lavoro americani negli Stati che consideriamo la nostra casa“, ha dichiarato Antonio Filosa, ceo di Stellantis e artefice del nuovo corso del gruppo.

“Accelerare la crescita negli Stati Uniti è stata una priorità fin dal mio primo giorno“, ha aggiunto il manager napoletano. “Il successo in America non è solo un bene per Stellantis negli Stati Uniti, ma ci rende più forti ovunque.”

Il piano industriale: nuovi modelli e ritorno alla produzione locale

Il maxi investimento coinvolgerà gli stabilimenti chiave del gruppo. In Illinois, riaprirà lo storico impianto di Belvidere, dove torneranno a essere prodotte le Jeep Cherokee e Jeep Compass, con oltre 3.000 nuove assunzioni e avvio previsto nel 2027.

In Ohio, lo stabilimento di Toledo assemblerà un nuovo pick-up di medie dimensioni, accanto a Wrangler e Gladiator, mentre in Michigan partirà la produzione di un Suv di grandi dimensioni, anche in versione elettrica a lunga autonomia. Sempre in Michigan, a Detroit, verrà costruita la nuova Dodge Durango, simbolo del rilancio del marchio americano.

Infine, in Indiana, gli stabilimenti di Kokomo ospiteranno dal 2026 la produzione del nuovo motore Gmet4 Evo, un quattro cilindri di nuova generazione destinato ai futuri modelli globali di Stellantis.

Stellantis: un ritorno deciso al “made in Usa”

Con questa mossa, Stellantis riafferma la centralità dell’America nella propria strategia globale. Gli investimenti non riguarderanno solo la produzione, ma anche ricerca, sviluppo e filiera locale, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza da componenti esteri e rafforzare la competitività interna.

Il gruppo impiega oggi oltre 48.000 lavoratori in 14 Stati, con 34 impianti produttivi, 2.600 concessionari e quasi 2.300 fornitori. “Mentre ci prepariamo ai prossimi cento anni, vogliamo mettere il cliente al centro della nostra strategia, ampliando la gamma e offrendo la libertà di scegliere i prodotti che amano”, ha sottolineato ancora Filosa.

Il maxi piano segna una svolta per Stellantis dopo mesi di incertezza e pressioni sul titolo. È una scommessa industriale e politica insieme. Riportare lavoro e produzione negli Stati Uniti significa rafforzare la presenza del gruppo sul suo mercato più redditizio e mandare un segnale forte anche agli investitori europei.

Per Filosa, è solo l’inizio di un percorso di rilancio globale, “il successo in America non è solo un bene per Stellantis negli Stati Uniti, ma ci rende più forti ovunque”.

L’ira del Canada, Carney: “Posti di lavoro a rischio, rispettate gli impegni”

Ma non tutti festeggiano. Il Canada alza la voce contro la decisione di spostare parte della produzione negli Stati Uniti. “Ci aspettiamo che Stellantis rispetti gli impegni presi con i lavoratori canadesi”, ha dichiarato il primo ministro Mark Carney, aggiungendo che il governo federale, quello dell’Ontario e il sindacato Unifor “stanno collaborando con l’azienda per individuare misure volte a proteggere i dipendenti e creare nuove opportunità a Brampton”.

La reazione arriva dopo le proteste di Lana Payne, presidente di Unifor, secondo cui “i governi non possono restare a guardare mentre i nostri posti di lavoro vengono spostati negli Stati Uniti”.

La decisione di Stellantis, infatti, comporta lo stop alla riconversione dello stabilimento di Brampton, nell’area metropolitana di Toronto, che avrebbe dovuto produrre la Jeep Compass. Un impianto con circa 3.000 dipendenti e considerato strategico per il comparto automobilistico canadese. Il premier Carney ha definito la mossa “un segnale preoccupante per l’intero settore”, collegandola alle tariffe auto introdotte dall’amministrazione Trump e all’incertezza legata al futuro dell’accordo commerciale Usmca, che dovrà essere rivisto nel 2026.

Da parte sua, Stellantis ha cercato di smorzare le tensioni, ribadendo che “il Canada resta un mercato strategico” e che “nuovi progetti per Brampton saranno condivisi dopo ulteriori colloqui con il governo canadese”.

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