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Statali, rimandare il Tfr è illegittimo. La sentenza della Consulta contro il rinvio e la rateizzazione della liquidazione

Basta a dilazioni e rateizzazioni del trattamento di fine rapporto. La Consulta ha dichiarato illegittima la norma che penalizza i dipendenti pubblici e chiede al legislatore di intervenire per modificare la materia

Statali, rimandare il Tfr è illegittimo. La sentenza della Consulta contro il rinvio e la rateizzazione della liquidazione

Stop ai ritardi nel pagamento della liquidazione ai dipendenti pubblici. La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la norma che prevede il differimento e la rateizzazione del trattamento di fine rapporto (Tfr) per i dipendenti pubblici. Per la Consulta è una violazione delle garanzie costituzionali.

La sentenza 130, depositata ieri, afferma che il rinvio dell’erogazione del Tfs (trattamento di fine servizio) “contrasta con il principio costituzionale della giusta retribuzione, di cui tali prestazioni costituiscono una componente; principio che si sostanzia non solo nella congruità dell’ammontare corrisposto, ma anche nella tempestività della erogazione”.

Sotto accusa era finito l’articolo 3, comma 2 del decreto 79 del 1997, che ha introdotto un periodo di differimento di un anno per il versamento della liquidazione del trattamento di fine servizio (Tfs), e l’articolo 12, comma 7, del decreto 78 del 2010, che ha previsto la rateizzazione del Tfs. Queste disposizioni sono state oggetto di dubbi di costituzionalità sollevati dal Tribunale amministrativo del Lazio e la Consulta ha stabilito che tali dubbi sono fondati.

Consulta invita il legislatore a intervenire

La Corte Costituzionale ha affermato che il Tfs è “un emolumento volto a sopperire alle peculiari esigenze del lavoratore in una particolare e più vulnerabile stagione della esistenza umana”, ovvero il pensionamento. La Corte ha sottolineato che il legislatore deve individuare i mezzi e le modalità per attuare una riforma che tenga conto dell’impatto finanziario significativo derivante dalla rimozione del differimento. Se il differimento dei pagamenti, può essere ammissibile per un periodo limitato per garantire la sostenibilità finanziaria, non è però accettabile istituzionalizzarlo.

Secondo uno studio della Uil, attualmente ci sono 1,6 milioni di pensionati del settore pubblico in attesa del trattamento di fine servizio. L’INPS ha calcolato che le somme dovute ai dipendenti e che non possono più essere procrastinate ammontano a 13,9 miliardi di euro solo per il 2023.

La Corte Costituzionale aveva già rivolto al legislatore, con la sentenza n.159 del 2019, un monito con il quale si segnalava la problematicità della normativa in esame suggerendo di adottare misure a favore dei beneficiari dei trattamenti meno elevati.

Soddisfatti i sindacati

Soddisfatti i sindacati del pubblico impiego. “Governo e Parlamento provvedano subito”, chiede la Uil. Domenico Proietti, segretario generale della Uil-Fpl, Giuseppe D’Aprile, segretario generale della Uil Scuola-Rua e Sandro Colombi, segretario generale Uil-Pa, chiedono “un risarcimento per le migliaia di lavoratrici e lavoratori pubblici che ancora, a distanza variabile dai 2 ai 7 anni, stanno aspettando di ricevere il loro salario differito”.

La Cgil minaccia di intraprendere una class action se il governo non agisce e ricorda che i tempi di liquidazione del Tfs e del Tfr per i dipendenti pubblici sono stati ritardati fino a 7 anni negli ultimi anni.

Anche la Flp esprime soddisfazione e critica gli istituti di credito che lucravano sui ritardi dei pagamenti da parte dello Stato: “non hanno più alibi e non possono ulteriormente differire l’adozione delle norme necessarie a rimuovere l’inaccettabile penalizzazione, tanto più che la Consulta ha censurato anche l’iniziativa degli anticipi onerosi del Tfs, operato dagli Istituti di credito, che di fatto lucravano sui ritardi dello Stato a riconoscere quello che è a tutti gli effetti un salario differito”.

La Cisl, che precedentemente aveva raccolto firme per richiedere una revisione dei tempi di pagamento del Tfs, chiede un confronto tra sindacati e parlamentari per affrontare la questione in modo approfondito.

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