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Smart city: per i cittadini la priorità è ridurre lo smog

E’ l’inquinamento il primo motivo per cui i cittadini di tutto il mondo, secondo un sondaggio condotto da Capgemini su un campione di 10.000 persone, credono sempre di più nella digitalizzazione urbana.

Smart city: per i cittadini la priorità è ridurre lo smog

I cittadini di tutto il mondo credono molto nelle smart city e lo fanno soprattutto per lottare contro lo smog. A rivelare questa tendenza è un maxi sondaggio svolto da Capgemini in 10 Paesi del mondo (tra cui l’Italia), intervistando 10.000 cittadini e centinaia di funzionari comunali: ne è venuto che più della metà delle persone (il 58%) ritiene che le smart city siano sostenibili e che assicurino una migliore qualità dei servizi, e soprattutto che più di un terzo degli intervistati (36%) è persino disposto a pagare di più per ottenere una migliore esperienza urbana.

In particolare, secondo il report, chi vive in città dà sempre più valore alla sostenibilità. I cittadini ritengono infatti che sfide come inquinamento (42%) e mancanza di iniziative di sostenibilità (36%) siano tra le principali preoccupazioni che potrebbero spingerli a trasferirsi altrove. Preoccupazioni legittime, visto che oltretutto il 42% dei funzionari comunali ha confessato a Capgemini che l’implementazione delle iniziative di sostenibilità ha subito ritardi negli ultimi tre anni, mentre il 41% sostiene che le loro città non saranno più sostenibili entro i prossimi 5-10 anni a causa della mancata adozione della tecnologia digitale.

Capgemini ha anche rilevato che i cittadini che utilizzano servizi in ambito smart city sono infatti più soddisfatti della qualità della loro vita in città, tanto che, ad esempio, il 73% dichiara di essere più soddisfatto in termini di fattori legati alla salute come la qualità dell’aria. E non è un caso che il dato scenda bruscamente al 56% tra coloro che non hanno utilizzato questo tipo di servizi. Più di un terzo dei cittadini (36%) è disposto a pagare di più per vivere in una città “intelligente”, cifra che aumenta tra gli intervistati più giovani e più abbienti: il 44% per i millennial, il 41% per gli appartenenti alla Generazione Z4 e il 43% per quelli con un reddito annuo superiore a 80.000 dollari.

Insomma le smart city piacciono a tutti, ma nella percezione comune restano una cosa “da ricchi”. “La percezione e lo status delle smart city sono diventati un importante fattore di differenziazione per i cittadini. Per urbanisti e funzionari è essenziale capire che i cittadini sono la risorsa più “smart” di cui dispone una città e che devono quindi essere messi al centro delle iniziative in ambito smart city. È necessario garantire che la tecnologia dia alle persone l’esperienza e la qualità di vita che desiderano e di cui hanno bisogno”, ha commentato Domenico Leone, Public Sector Director di Capgemini in Italia.

“Quando si prende in considerazione un’iniziativa in ambito smart city, è meglio iniziare con casi d’uso di piccole dimensioni che possono essere testati prima dell’implementazione su larga scala, garantendo visibilità e fattibilità ai finanziamenti. Le soluzioni più piccole aiuteranno i funzionari comunali che hanno intrapreso da poco un percorso di smart city a innovare più velocemente e, di conseguenza, vanno preferite a soluzioni più grandi e articolate. In questo modo diventa anche più facile ottenere l’approvazione, il sostegno e il finanziamento dei progetti”, ha invece detto Matthias Wieckmann, Head of Digital Strategy, Città di Amburgo.

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