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SANITA’ – Buona salute a basso costo: l’equità conta più del denaro

Per una buona sanità l’equità conta più del denaro – Uno studio della Rockefeller Foundation dimostra che sono possibili alti livelli di salute anche in Paesi con basso Pil pro-capite – Purtroppo in Italia la qualità della salute varia drasticamente da regione a regione mentre una sanità equa richiederebbe una sanità nazionale – Il caso delle vaccinazioni

SANITA’ – Buona salute a basso costo: l’equità conta più del denaro

Nel 1985 la Rockefeller Foundation ha finanziato uno studio dai risultati sorprendenti che in pochi conoscono e che forse alcuni vorrebbero di proposito tenere nascosto. Lo studio si chiama “Good Health at Low Cost” e ha dimostrato come  paesi allora poverissimi come il Kerala in India, lo Sri Lanka e il Costa Rica abbiano raggiunto, nonostante il basso GDP per capita, migliori livelli di salute di stati molto più ricchi come ad esempio gli Stati Uniti.

Per la prima volta il Report ”Good Health at Low Cost” ha evidenziato che il denaro non è il solo fattore determinante per la nostra salute, ma che quanto e come viviamo dipende da un complesso di elementi quali, ad esempio, la nutrizione e il numero di medici generici in proporzione alla popolazione. L’evidenza più rilevante dello studio è stato dimostrare che il fattore che più incide sulla salute è l’equità intesa come uguale utilizzo dei servizi sanitari a parità di bisogni.

Dopo 30 anni dal Rockefeller Report c’è da chiedersi se in Italia abbiamo imparato qualcosa da questo studio, o abbiamo perso qualcosa strada facendo. Lo stato di salute della popolazione italiana in media è migliorato, le aspettative di vita per un/a giovane italiano/italiana sono altissime anche se comparate a paesi che di solito sono posti come esempio per noi come l’Inghilterra, l’Olanda e la Francia.

Tuttavia molti studi dimostrano anche  che la qualità e le aspettative di vita variano drasticamente da una regione ad un altra. Una bambina nata al Sud avrà una aspettativa di durata e qualità della vita inferiori ad una bambina nata in regioni settentrionali come la Toscana o l’Emilia Romagna

La qualità della prevenzione, il numero di posti letto, il numero di addetti nel settore sanitario (e il suo turnover),  la lista dei farmaci all’interno del tariffario regionale, tutti e molti altri fattori fondamentali, vengono pianificati in Italia al livello regionale creando, di fatto, Stati nello Stato.

Il Fondo Sanitario Nazionale, distribuito principalmente in base alla vecchiaia della popolazione regionale, avvantaggia le regioni più ricche del Nord.

A questa disparità di risorse va aggiunto il fatto che il taglio indiscriminato dei costi in regioni in deficit ha paradossalmente aumentato i costi a carico delle stesse regioni e quindi del SSN.

Viene da chiedersi se sia giusto che, a causa del taglio dei costi, l’offerta e la qualità di interventi altamente costo-efficaci come lo screening per il tumore al seno, la vaccinazione contro l’HPV varino in base alla “salute” del bilancio sanitario della regione di appartenenza.

Un esempio lampante di come sia inefficiente ed iniquo il nostro sistema sanitario è il caso delle vaccinazioni. Le vaccinazioni non solo hanno un comprovato beneficio per la salute della popolazione riducendo l’incidenza di malattie nelle fasce d’età piu’ vulnerabili (bambini ed anziani) ma sono associate anche ad un notevole risparmio in termini economici. Negli Usa per esempio fra il 1994 e il 2013 sono stati prevenuti 322 milioni di casi , 21 milioni di ricoveri e 732 mila morti. In termini economici i vaccini hanno permesso un risparmio di  295 miliardi di costi diretti e 1,38 trilioni di dollari di costi indiretti.

Dato i benefici ed i risparmi delle vaccinazioni, paesi europei come la Francia la Norvegia e la Gran Bretagna si sono posti come obbiettivo quello di aumentare la copertura vaccinale (es. vaccinare per l’influenza anche i bambini sani di età compresa fra i 4 e i 10 anni).

In Italia invece  – secondo quanto affermato da Alberto G. Ugazio, Direttore del Dipartimento Medicina Pediatrica dell’Ospedale Bambino Gesù- a causa del federalismo vaccinale  si è assistito  ad un calo della copertura vaccinale. Per esempio, nella vaccinazione contro Morbillo Rosolia e Parotite in tutte le regioni del Sud (fatta eccezione  per la Basilicata e la Puglia) i tassi di copertura sono al disotto del 90% mentre nelle regioni del Nord ben al di sopra. All’ultimo  congresso di Pediatria tenutosi a Roma  si è inoltre sottolineato come alcuni vaccini siano gratuiti nelle regioni più ricche e a pagamento in quelle sottoposte a procedura di rientro del deficit sanitario.

Fatta eccezione per alcune patologie per le quali puo’ essere giustificato un approccio locale/regionale (es. alta prevalenza di pazienti che soffrono di talassemia in Sardegna) una Sanità Italiana  equa è una Sanità Nazionale.  Come dimostra il report della Rockefeller Foundation  con interventi di prevenzione semplici , a basso costo e accessibili a  tutti gli  italiani, si puo’  invecchiare bene e vivere a lungo.

Politiche a basso costo come la recente riduzione del sale nella dieta scolastica in UK, e trasversali come la necessità di imporre l’attività fisica a scuola partendo dal rimodernamento (e in molti casi riapertura) delle palestre negli edifici scolastici possono essere degli strumenti per una significativa riduzione della spesa sanitaria in tutte le regioni italiane.

In una sanità equa vi sono meno pazienti e più persone anziane autonome. In molti affermano che a causa della popolazione che invecchia non possiamo più permetterci un sistema sanitario pubblico, ma forse ci si dovrebbe cominciare a chiedere se ciò che non possiamo permetterci è un sistema sanitario iniquo.

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