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San Siro, meglio il restyling che costruire un altro stadio: ecco perchè

A differenza di quanto sostengono Milan e Inter, per dare a Milano uno stadio all’altezza dei tempi non sembra affatto necessario demolire il Meazza: basta ristrutturarlo. Tre studi di architetti dimostrano il perchè e il come

San Siro, meglio il restyling che costruire un altro stadio: ecco perchè

Ristrutturare il Giuseppe Meazza perché continui ad essere uno stadio di primissimo livello si può, nonostante ciò che dicono Milan e Inter. Non ci sarebbe in questo modo la necessità di costruire un nuovo stadio accanto, si avrebbe un Meazza rinato con la sua altissima personalità iconica, non si sprecherebbe nuovo suolo, non si cementificherebbe. E tutto ciò con grande risparmio di denaro.

La storia recente. Milan e Inter l’estate scorsa hanno annunciato di voler unire le loro forze e realizzare un nuovo stadio da condividere. E quando ancora il sindaco Beppe Sala era a Losanna in trepida e delicata attesa della dichiarazione del Cio circa l’assegnazione delle Olimpiadi invernali 2026, Paolo Scaroni del Milan e Alessandro Antonello dell’Inter, con una mossa quanto meno poco elegante, hanno dichiarato alla stampa che erano pronti a costruire un nuovo stadio a San Siro, senza accordarsi con Sala e rischiando di far saltare tutto. I giochi olimpici sono stati poi assegnati ugualmente a Milano e Cortina per fortuna, con la promessa che l’inaugurazione sarebbe stata fatta proprio allo stadio San Siro. Ma quale San Siro?

Il Milan con i bilanci in profondo rosso è temporaneamente detenuto dal fondo americano Elliott di Paul Singer che ha messo i soldi necessari a Yonghong Li per comprare il club da Silvio Berlusconi. E l’Inter dal 2016 è controllato da Suning Holdings Group, di proprietà dell’imprenditore cinese Zhang Jindong.

ESTATE DI FUOCO

Tra luglio e settembre i due club – con un bombardamento mediatico impressionante – hanno presentato un dossier su tutto quello che si poteva fare nell’area di San Siro, descritta da Paolo Scaroni come una “landa desolata”: per solo circa il 15 % dell’area c’erano già belli pronti i progetti di due stadi faraonici scelti dai club su una rosa di 4, costruiti a ridosso delle abitazioni di via Federico Tesio.

Per tutto il rimanente 85% – non briciole quindi – i club hanno previsto grandi spianate di cemento con centro commerciale, negozi, grattacieli, centro congressi, centro direzionale e hotel, cioè la vera ‘ciccia’ che interessa ai club che non riescono a guadagnare abbastanza dagli incassi delle sole partite. Subito dopo la costruzione del nuovo stadio si sarebbe proceduto all’abbattimento del Meazza considerato obsoleto. Per un costo così suddiviso: 564,6 milioni per il nuovo stadio, 472,2 milioni per il cosiddetto polo ricreativo oltre a 44 milioni per l’abbattimento del Meazza. Totale: 1,2 miliardi.

L’azione mediatica dei due club ha abbacinato molti, ingolositi da un rendering effettivamente fantastico, degno della migliore produzione Walt Disney, ma di solo rendering si tratta. Ai più sono sfuggiti i dati veri – anche solo quei pochi resi noti. A partire dai conti. La concessione data dal Comune alle squadre è di 90 anni. Le squadre pagheranno un affitto al Comune solo dal 33esimo anno per 5 milioni l’anno, contro gli attuali 9 milioni l’anno.

E sulla base dei progetti proposti – per il quale la giunta Sala voterà l’interesse pubblico venerdì prossimo – si sono mossi i cittadini, per lo meno quelli più sensibili a una qualificazione della zona sì, ma in una chiave più armonica, meno cementificata, più vicina all’identità della zona da sempre imperniata sul verde.

La domanda principale che sottende a tutto questo affaire è: ma il Meazza è davvero così vecchio da dover essere abbattuto? Non è – anche ora – teatro di partite internazionali proprio grazie alle sue ottime caratteristiche? Forse mancheranno alcuni servizi. Ma non si potrà ovviare a ciò con una ristrutturazione di qualità? Le squadre – già d’accordo – con gli architetti di Populus e di Cmr con Sportium dicono che non è possibile.  

Invece ci sono architetti in grado di rispondere punto su punto alle obiezioni delle squadre. Tre architetti  hanno firmato tre splendidi progetti che  parlano di una ristrutturazione a fondo del Meazza, permettendogli di mantenere la sua forte personalità iconica che lo ha reso famoso in tutto il mondo, aggiungendogli tutti gli optional di cui hanno bisogno squadre internazionali e tutti i servizi necessari, lasciando giocare le squadre anche durante i lavori. Il che farebbe cadere la necessità di costruire un nuovo stadio e anche quella di usare il Meazza come stadio per partite minori. Il tutto a costi decisamente inferiori.

Ecco i progetti.

1- La Galleria di Aceti 

Riccardo Aceti, docente di Tecnica delle costruzioni al Politecnico di Milano, insieme ai suoi studenti nel 2016 ha pensato a una soluzione alternativa alla demolizione. Il Meazza è un elemento simbolico dell’architettura e dell’ingegneria sportiva e ha un’unicità che va mantenuta. Pensiamo quindi a una decostruzione di alcune porzioni del terzo anello con l’inserimento di ascensori nelle torri. Le gradinate invece – quelle che ora danno maggiori problemi -, vengono sostituite con una galleria panoramica chiusa da vetrate che guardano sia verso l’interno dello stadio, sia verso l’esterno con uno sguardo sulla città. Questa potrà essere utilizzata in vari modi, per la realizzazione di spazi commerciali e di ristorazione, un museo, per un totale di ben l l mila metri quadrati di spazio, cioè il corrispettivo di 2 campi di calcio.

Il terzo anello, realizzato in occasione dei mondiali di Italia ’90, “negli ultimi anni è stato meno utilizzato” dice Aceti “così abbiamo ragionato sul suo riuso, collocando in quota una serie di servizi che solitamente sono al piano terra, una sorta di ribaltamento. Creeremmo così un elemento nuovo  per il Meazza e unico al mondo: una galleria panoramica nella “Scala del calcio”. Del resto proprio il Teatro alla Scala è stato rimodernato lasciando intatta la parte storica.

Con questa soluzione lo stadio di San Siro “avrebbe circa 60mila spettatori, la stessa capienza del nuovo stadio proposto dalle squadre e i lavori potrebbero essere compresi tra i 24 mesi e un massimo 36″, ha detto Aceti. Il terzo anello è indipendente rispetto agli altri e ciò consentirebbe la continuazione del campionato di calcio durate i lavori. Inoltre il Meazza ristrutturato potrebbe continuare ad ospitare i concerti, mentre i nuovi stadi, secondo i progetti, la musica è esclusa.

Infine i lavori non interferirebbero con i vincoli che la sovrintendenza vorrà attribuire.

2- Il diamante di Mascheroni

“Il Meazza ha già il dna perfetto per essere uno dei migliori stadi del mondo”: è così che esordisce l’architetto Jacopo Mascheroni che con il suo studio Jma ha raccolto la sfida di coniugare elementi storici ed iconici del Meazza con le necessità delle squadre.

Il rendering dello studio JMA

“Il progetto di ristrutturazione parte dal suo centro nevralgico, il campo, e risale le rampe fino al secondo anello in uno stile nuovo che rispetta il valore originario della struttura e la sua storia”, dice ancora Mascheroni, che propone un restyling del Meazza in 5 mosse:

a- Il primo intervento da noi definito “Anello Zero”, è un accorgimento progettuale che sfrutta la distanza che separa oggi le tribune del primo anello a quota rialzata dal livello del manto erboso. La semplice estensione della sezione delle gradinate e l’abbassamento del terreno di gioco di circa 2,2 m, porta ben 3.000 nuove postazioni premium. Ciò con due vantaggi: permettere agli spettatori di vivere l’evento da una nuova prospettiva ancora più esclusiva e rispettare le normative UEFA che chiedono di portare al 15% del totale il numero di posti premium e distanze dal perimetro del campo.

b- Abbiamo pensato a una copertura a diamante che protegge ed esalta la forma originale dello stadio, avvolgendo le tribune a catino del secondo anello. Si tratta di lastre estruse in policarbonato compatto che favoriscono un nuovo comfort acustico sia  interno (evitando il rimbombo) sia  esterno risolvendo l’attuale inquinamento acustico  nei confronti delle abitazioni intorno. Inoltre, con le nuove proporzioni della copertura in relazione all’altezza e alle aperture è nettamente favorito il microclima interno a beneficio sia della manutenzione del manto erboso sia del comfort  degli spettatori.

c- Si invertono le logiche degli anelli e il terzo anello scende al livello inferiore: una piattaforma  verde con involucro trasparente che accentua la sicurezza del sistema di ingresso. Questo Nuovo Terzo Anello ricalca l’impronta del Terzo Anello demolito e diventa un filtro di accesso e di servizi leggero e permeabile che circonda lo stadio su due livelli: il primo a quota zero, dove sono collocati i tornelli, il secondo a -1 offre al pubblico un’esperienza a 360 gradi, requisito degli stadi moderni, mentre la piazza antistante ospita lucernari circolari per portare la luce al livello inferiore.

d- I servizi al pubblico oggi insufficienti vengono implementati grazie allo sfruttamento dei vuoti presenti tra i pilastri strutturali che percorrono tutto il perimetro esterno e l’intradosso dei due anelli esistenti. Nuovi solai prefabbricati suddivideranno queste aree per sfruttarle al massimo inserendo servizi hospitality, food&beverage, servizi igenici e primo soccorso.

e- Le rampe a servizio del secondo anello, da sempre icona dello stadio Meazza, sono riportate in primo piano grazie alla demolizione delle torri esterne. Inoltre vengono esaltate con l’aggiunta di una sagomatura in alluminio composito che ne ammorbidisce la forma e ne accompagna il gesto su tutto il perimetro dello stadio.

Alla luce di questi interventi lo Stadio Giuseppe Meazza passerà dalla capacità attuale a 61.731 posti, di cui 9.500 posti premium.

Infine persino le travi rosse che ora poggiano sulla parte superiore del Meazza verranno riutilizzate: segneranno un boulevard che dal metrò porterà alla zona verde “profondo” con area parco con impianto geotermico, sistema di acqua piovana e altri accorgimenti energetici.

La planimetria del progetto JMA

3- L’idea di Dontstop

Anche Michele Brunello e Marco Brega, architetti dello studio Dontstop, nel 2015, su mandato di Erick Thohir, allora presidente nerazzurro, avevano progettato il restyling di San Siro. “Sembra banale, ma se l’obiettivo è di avere uno stadio nuovo, San Siro non può esserlo. Ma, se l’obiettivo è quello di avere uno stadio moderno, che soddisfi le esigenze in termini di hospitality, con un numero di posti compatibile con le altre squadre europee e servizi all’interno dello stadio, questo è possibile a San Siro” dicono a Dontstop. Le tribune verrebbero realizzate più in profondità e, con lo spazio recuperato, si avrebbero le hospitality necessarie, allo stesso livello del nuovo impianto del Tottenham per esempio.

“Bisogna stare attenti che lo stadio non atterri sulla città come un’astronave, senza la capacità di dialogare con il tessuto urbano, cosa che San Siro fa”, dicono. Milano viene conosciuta per la moda, per il Duomo, ma anche per San Siro. C’è un valore che non è commerciale, ma identitario. Rendere San Siro come uno stadio nuovo sarebbe un’operazione di grandissima qualità.

Il progetto di Dontstop prevedeva innanzitutto lo smontaggio dell’attuale copertura, conservando i quattro pilastri che reggono le travi rosse e conservando anche le travi metalliche rosse. Poi lo montaggio completo del terzo anello, che le società aprono solo in occasione di grandissimi eventi e che difficilmente potrebbe ospitare dei servizi. Successivamente, sarebbero state eliminate anche le sette torri che non arrivano alla copertura ma che si fermano ad alimentare le tribune. A quel punto, ridotta la capacità a 58 mila posti, sarebbe stato possibile immaginare una nuova copertura, sempre appoggiata alle travi, ma un livello più basso, in grado di coprire gli anelli rimasti.

Il secondo grande intervento sarebbe stato sulla tribuna rossa: immaginavamo una progressiva demolizione di tutta la tribuna del primo anello rossa, mantenendo quella del secondo, e realizzando un nuovo edificio incastrato sotto il secondo anello e, alle spalle, una serie di piani sovrapposti fino ad arrivare all’altezza del secondo anello che potevano contenere fino a 15.000 mq di attività di supporto allo stadio: spazi commerciali, area media, hospitality, spazi di eccellenza e altro.

4- Last but not least, i progetti di Stefano Boeri

Stefano Boeri, uno dei maggiori esponenti dell’architettura italiana, a cominciare dal Bosco Verticale di Milano, ha prodotto sia un progetto di ristrutturazione del Meazza qualche anno fa, sia un progetto di un nuovo stadio, poi scartato dai due club. “Sono sempre stato dell’idea che si debba far di tutto per salvare San Siro. Mi sono sempre speso in questa direzione, al punto che ho anche fatto, 7-8 anni fa, un progetto illustrando come si potrebbe far convivere meglio le due società all’interno dello stadio. Ma anche il progetto del nuovo stadio – a differenza di quelli di Populus e Cma – seppur scartato dalle due squadre presenta quanto meno un miglior rispetto dell’identità di quartiere e del verde circostante.

I cittadini fanno squadra

I cittadini – residenti e non – si stanno muovendo per cercare di conservare in buonissima forma il Meazza e di valorizzare tutta la zona attorno. Si sono organizzati nel Comitato di coordinamento San Siro che raccoglie tutti i comitati e le associazioni da sempre attente al rispetto dei criteri ecologici della città. Il consiglio Comunale lo scorso 28 novembre ha espresso un parere positivo condizionato da 16 paletti per i progetti dei due club, aggiungendo che il Meazza non va demolito.

Il sindaco Sala, da sempre a favore del mantenimento del Meazza, ha posto anche un tema di più largo respiro: “Stiamo parlando non solo di un nuovo impianto, ma del ripensamento di un intero quartiere. Ci vorranno anni e noi pretendiamo garanzie”. Il riferimento ad una eventuale cessione del Milan da parte del gruppo Elliott appare lampante: “Una o entrambe le società potrebbero cambiare proprietà prima della fine dei lavori. Dovesse accadere, non possiamo restare col cerino in mano”. Venerdì prossimo la Giunta dovrebbe decidere se attribuire il pubblico interesse al progetto.

Accanto, si sta muovendo la Sovrintendenza che individua in alcune parti del Meazza elementi storici che potrebbero essere messi sotto vincolo. “Si stanno prendendo in considerazione diversi tipi di vincolo, ma in ogni caso questi non intralcerebbero i progetti di completa ristrutturazione del Meazza”, dicono alla Sovrintendenza.

Il peggio che potrebbe accadere è che – come qualcuno sta prospettando – venisse ristrutturato il Meazza solo parzialmente per utilizzarlo solo per partire minori, costruendo però accanto comunque un nuovo stadio. “Sarebbe una follia avere due stadi uno accanto all’altro! ” dicono al Comitato”. Ristrutturare il Meazza in toto si può. E’ inutile e dannoso costruire un altro stadio accanto.

Demolite una a una le obiezioni dei club sul restyling del Meazza

Ma i progetti dei tre studi di architettura (Mascheroni, Aceti e Brega) smontano una per una le obiezioni di Milan e Inter. Rifare San Siro senza demolirlo si può.

°°°L’autrice è la Presidente del Comitato Coordinamento San Siro (comitatocoordinamentosansiro@gmail.com)

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