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Russia, ora la recessione fa meno paura: Pil +1,2%

Il recupero, sia pure altalenante, del prezzo del petrolio e la stabilizzazione del quadro finanziario hanno permesso di contenere la contrazione dell’attività economica, ma la ripresa allontana l’incentivo alla diversificazione e le riforme del mercato interno.

Russia, ora la recessione fa meno paura: Pil +1,2%
La revisione dei dati del PIL russo riportata dalla Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo mostra come la recessione del biennio 2015-16 sia stata meno pronunciata di quanto inizialmente stimato; inoltre, nel corso dell’ultimo trimestre dello scorso anno il PIL ha riportato il primo incremento tendenziale dopo sette trimestri in calo. Nel 2016, la ripresa del prezzo del petrolio e la stabilizzazione del quadro finanziario hanno permesso di contenere la contrazione dell’attività economica a -0,2% (da -2,8% registrato nel 2015). Dal lato dell’offerta il PIL è stato sostenuto dall’agricoltura (+3,6%), in parte per effetto della sostituzione dei prodotti agricoli prima importati dai Paesi occidentali con beni locali, dal minerario (+1,5%) e dai servizi di pubblica utilità (+2,4%). Contemporaneamente, costruzioni (-4,3%), ristorazione (-3,5%) e servizi di vendita (-5,2%) hanno registrato una nuova contrazione. Per quanto riguarda la domanda, la spinta è venuta dall’estero, in particolare dalla diminuzione delle importazioni (-3,9%), mentre le esportazioni hanno registrato un dato positivo (+3,1%). Inoltre, i consumi delle famiglie sono diminuiti di 4,6% e gli investimenti fissi lordi di -2,5%.

In aprile la produzione industriale ha accelerato, aumentando del +2,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Da gennaio a marzo il comparto edilizio ha visto un’ulteriore contrazione (-4%), mentre produzione agricola (+0,6%) e automobili (+0,1%) hanno registrato un timido aumento. A loro volta le vendite auto hanno riportato una crescita robusta sia a marzo (+9,4%) che ad aprile (+6,8%). E nonostante i fattori di debolezza, nel corso del primo trimestre di quest’anno il PIL russo è cresciuto dello 0,5%. Le maggiori difficoltà arrivano da un settore manifatturiero che presenta le peggiori condizioni di competitività del settore manifatturiero tra i BRICS (32° posto nella Classifica Deloitte 2016 sulla Competitività Globale, dietro Cina 1°, India 11°, Sud Africa 27°. Brasile 29°). Tuttavia, il comparto servizi continua invece ad espandersi a ritmi sostenuti (PMI 56,1 ad aprile), sostenuto da una domanda particolarmente forte. In prospettiva, una spinta ai consumi è prevista venire dall’aumento dei redditi reali (stimato pari al 2%), determinato dalla discesa dell’inflazione e dal miglioramento del quadro occupazionale e dei benefici pensionistici, che dal 2017 sono indicizzati all’inflazione dell’anno precedente.

Gli investimenti sono visti beneficiare della discesa dei tassi d’interesse e del recupero dei prezzi degli idrocarburi e di altre materie prime. La congiuntura più favorevole di questi mercati dovrebbe favorire una ripresa degli investimenti nello sfruttamento delle risorse naturali, anche se questi rimangono condizionati dalle sanzioni dei Paesi occidentali: le sanzioni introdotte a fine 2014 per la politica della Russia verso Ucraina impediscono il trasferimento di tecnologia utile allo sfruttamento di vaste riserve di idrocarburi e limitano l’accesso al mercato internazionale dei capitali alle società russe, anche se l’attuale abbondanza di liquidità nel sistema bancario russo garantisce agli investitori disponibilità di fondi. Inoltre, alcuni settori, in particolare l’agricoltura e le attività di trasformazione alla stessa collegate, hanno beneficiato delle contro sanzioni introdotte dal Governo russo e del processo di sostituzione, rafforzato anche dall’ampio deprezzamento del rublo, di prodotti importati con altri domestici. In ogni caso, l’eventuale rimozione delle sanzioni avrebbe in ogni caso effetti positivi sulla fiducia degli imprenditori e sul flusso di investimenti diretti dall’estero. La Russia ha aderito ai tagli dei Paesi OPEC finalizzati a sostenere il prezzo del petrolio, impegnandosi a diminuire l’estrazione di 300.000 barili al giorno (-2,5%) nel 1° semestre di quest’anno. Una pari riduzione è prevista per l’attività di raffinazione a seguito dell’ammodernamento di alcuni impianti. Il taglio della produzione di petrolio, che molto probabilmente sarà prorogato per l’intero anno, potrebbe sottrarre quest’anno lo 0,15% al PIL. In questo scenario, la ripresa del mercato degli idrocarburi potrebbe allontanare l’incentivo al processo di diversificazione dell’economia, ancora eccessivamente dipendente dalle materie prime, e alle riforme del mercato interno, fortemente condizionato dall’estesa presenza dello Stato. Questi fattori frenano per il medio termine la crescita potenziale, stimata dal Fondo Monetario Internazionale tra l’1,5% e il 2%: gli analisti prevedono l’economia russa tornare a crescere quest’anno e l’anno prossimo, seppur ad un passo modesto (1,2% nel 2017 e 1,5% nel 2018).

Il deficit pubblico è salito dal 2,5% nel 2015 al 3,6% del PIL nel 2016. Nello stesso periodo, la quota delle entrate dipendente dalla vendita di idrocarburi è scesa dal 51% al 37%. Nel corso del primo trimestre 2017 il surplus corrente è salito da 12,9 miliardi di dollari  a 22,8 mld. Per quest’anno il FMI prevede un rapporto surplus corrente/PIL al 3,3%.

Il rientro delle pressioni inflazionistiche è stato maggiore di quanto previsto dalla Banca Centrale: ad aprile il tasso tendenziale d’inflazione si è portato al 4,1%, dal 9,8% di gennaio 2016. La frenata dell’inflazione ha indotto la Banca Centrale a riprendere lo scorso marzo la fase distensiva di politica monetaria. Il tasso di riferimento è stato tagliato in due riprese di 75pb al 9,25%, mentre nuove riduzioni sono attese nei prossimi mesi. Il ri-apprezzamento del rublo registrato a partire da fine gennaio 2016 ha portato il cambio reale effettivo alle quotazioni di pre-crisi e il cambio nominale in una condizione di sopravalutazione stimata dal Ministero delle Finanze tra il 10% e il 15%: questa condizione ha portato le Autorità russe a segnalare di non vedere con favore un ulteriore rafforzamento della moneta e, a partire da febbraio, ha operato acquisti di valuta. A marzo le riserve valutarie russe ammontavano a 320,7 mld, superando il fabbisogno finanziario esterno 2017 stimato pari a 64 mld (reserve cover ratio pari a 5,1). Nello stesso mese, il debito estero è sceso a 530 mld da 600 mld registrati a fine 2014. Tuttavia, a causa principalmente della contrazione del PIL nominale in dollari, il rapporto debito pubblico/PIL ètuttavia salito al 41%, dal 29% di due anni prima.

Ecco allora che le principali agenzie di rating hanno alzato l’outlook del debito sovrano in valuta della Russia da Stabile a Positivo (S&P) e da Negativo a Stabile (Fitch e Moody’s). Sia S&P che Moody’s danno valutazione di investimento speculativo (rating BB+ e Ba1 rispettivamente) al debito della Russia, Fitch invece assegna il livello minimo di investment grade (rating BBB-).

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