Dal 1° gennaio 2026 scatteranno i rincari dei pedaggi autostradali su gran parte della rete nazionale. Gli automobilisti troveranno al casello tariffe più alte in media dell’1,5%, un adeguamento legato all’inflazione programmata per il 2026 e previsto nei contratti di concessione. La decisione, formalizzata da un decreto interministeriale del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del ministero dell’Economia, arriva in un momento particolarmente delicato per la mobilità, a ridosso del controesodo dell’Epifania, e ha già innescato una dura polemica politica.
Perché aumentano i pedaggi autostradali dal 2026
Secondo quanto spiegato dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, gli aumenti non sono una scelta discrezionale del governo, ma è il risultato di un meccanismo che affonda le radici nei contratti di concessione firmati negli anni scorsi. Quei contratti prevedono l’adeguamento annuale delle tariffe sulla base di alcuni parametri, primo fra tutti l’andamento dell’inflazione.
Per il 2026, l’inflazione programmata è pari all’1,5%, ed è proprio questo valore che l’Autorità di Regolazione dei Trasporti ha indicato come riferimento per l’aggiornamento dei pedaggi. A rendere vincolante l’aumento è intervenuta anche la Corte Costituzionale, che con una sentenza depositata nell’ottobre 2025 ha bocciato il congelamento degli adeguamenti tariffari deciso negli anni precedenti.
Secondo la Consulta, il blocco dei rincari violava i principi di continuità amministrativa e di libertà d’impresa, aprendo la strada alle richieste delle concessionarie. A quel punto, il governo si è trovato di fronte a un bivio: applicare gli aumenti o esporsi al rischio di contenziosi legali potenzialmente molto onerosi.
Il ruolo dei Pef (Piani Economico-Finanziari) e il rischio contenziosi
Al centro della vicenda ci sono i Piani Economico-Finanziari (Pef), documenti che ogni concessionaria presenta annualmente per aggiornare le tariffe. Nei Pef confluiscono diversi elementi, tra cui i costi di gestione, gli investimenti realizzati sulle infrastrutture, la manutenzione e le previsioni di traffico.
Il ministero delle Infrastrutture esamina questi piani, ma l’adeguamento finale dei pedaggi viene definito anche dal Mef. In assenza di un via libera agli aumenti previsti dai contratti, lo Stato rischierebbe ricorsi e cause amministrative, molte delle quali sono già pendenti da anni.
Dove aumentano i pedaggi: le tratte interessate
I rincari interesseranno quasi tutte le principali tratte autostradali italiane. Per Autostrade per l’Italia, che gestisce la quota più rilevante della rete nazionale, l’aumento sarà dell’1,5%, in linea con la fascia standard prevista per il 2026. La stessa percentuale si applicherà a numerose altre concessioni, tra cui Brescia–Padova, Milano Serravalle, Tangenziale di Napoli, Satap A4, Pedemontana Lombarda, Brebemi e Tangenziale Esterna di Milano.
L’aumento più elevato riguarda invece l’autostrada Salerno–Pompei–Napoli, per la quale è previsto un incremento pari a circa l’1,9%, mentre l’Autostrada del Brennero registrerà un adeguamento leggermente inferiore alla media, con un +1,46%, in una fase in cui la concessione è scaduta ed è in corso il riaffidamento tramite gara.
Non tutte le tratte, tuttavia, subiranno rincari. Alcune concessioni, come Strada dei Parchi e Autostrade Alto Adriatico, manterranno le tariffe invariate, mentre sulle tratte gestite da Concessioni del Tirreno e su alcune sezioni dell’Ivrea–Torino–Piacenza sono previste addirittura riduzioni dei pedaggi.
Lo scontro politico sui rincari
La decisione di applicare gli aumenti ha riacceso lo scontro politico. Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha parlato di uno sforzo vanificato dalle decisioni della Corte Costituzionale e dell’Autorità di regolazione, sostenendo di non avere più margini di intervento. L’opposizione, al contrario, accusa il governo e il ministro Matteo Salvini di non aver saputo difendere automobilisti e imprese dai rincari, che si sommano all’aumento dei costi dei carburanti e al calo del potere d’acquisto delle famiglie.
Quanto peseranno gli aumenti sui viaggiatori
Un aumento dell’1,5% può sembrare limitato, ma per chi utilizza l’autostrada ogni giorno l’impatto economico diventa significativo nel corso dell’anno. Pendolari, autotrasportatori e operatori del turismo rischiano di vedere crescere i costi di percorrenza, con possibili ricadute sui prezzi finali di beni e servizi.
I rincari dei pedaggi autostradali nel 2026 si inseriscono così in un contesto di potere d’acquisto sotto pressione, alimentando il dibattito sulla sostenibilità del sistema delle concessioni e sul futuro delle tariffe lungo la rete autostradale italiana.