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Renzi: “Avanti con le riforme anche a costo di perdere le elezioni”

Il Premier alla Camera sul programma dei mille giorni: “Nel 2015 continueremo ad abbassare il carico fiscale sul lavoro” – “Tempi certi sulla riforma del lavoro, altrimenti interverremo con provvedimento di urgenza” – Svolta garantista sulla giustizia, riferimenti all’Eni e all’Emilia: “Un avviso di garanzia non può cambiare la politica industriale”.

Renzi: “Avanti con le riforme anche  a costo di perdere le elezioni”

“Sono disponibile a correre il rischio di perdere consenso dopo aver fatto le riforme, sono disposto a perdere le elezioni, ma non sono disponibile a correre il rischio di perdere tempo”. Lo ha  detto questa mattina alla Camera il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, illustrando le linee programmatiche dell’azione di Governo nei prossimi “mille giorni”, ovvero nella parte rimanente della legislatura. 

“I mille giorni sono l’ultima chance per recuperare il tempo perduto negli anni passati – ha continuato il Premier –. Non siamo interessati a tenere in piedi la legislatura, ma l’Italia, in una cornice internazionale difficile. Il mondo corricchia, l’Eurozona è ferma e l’Italia ha interrotto la caduta, ma questo non basta. La decrescita non è mai felice. Noi vogliamo tornare a crescere partendo dal numero degli occupati. Il governo vi propone di arrivare alla scadenza naturale della legislatura sapendo che è facoltà delle Camere in ogni momento negare la fiducia. Ma da questa parte del tavolo non abbiamo minimamente paura di confrontarci con gli italiani. Se vogliamo arrivare a fine legislatura lo facciamo solo perché intendiamo anteporre l’interesse dell’Italia agli interessi particolari”.



LEGGE ELETTORALE

Venendo alla legge elettorale, secondo Renzi “quella attuale è la vittoria dell’incapacità della classe politica. E’ stata la Corte costituzionale a disciplinare la riforma. Non si tratta di inventarsi una legge elettorale ad hoc, bisogna trovare un punto di equilibrio, ma bisogna mettere in capo a chi vince le elezioni la responsabilità di governare. In Svezia e in Germania chi ha vinto le elezioni non è stato messo in grado di governare. E’ ciò che succede dove non c’è un ballottaggio, dove non è previsto un premio di maggioranza sufficiente”.

TASSE SUL LAVORO

Quanto al capitolo 80 euro, “abbiamo ridato potere di acquisto alla classe media, che è stata bombardata in questi anni – ha continuato il Presidente del Consiglio –. Certo, non coinvolge tutti, ma abbiamo iniziato il processo di alleggerimento del carico fiscale. Chi oggi dice che dovremmo ridurre il salario dei lavoratori perché questo sarebbe un investimento sulla crescita non solo non conosce la realtà italiana, ma punta a un’Italia che non sia più in grado di realizzare prodotti di qualità. Pensare di poter produrre a meno quello che fanno tutti è un atteggiamento che porta a una spirale senza fine. Dobbiamo ridurre il coso del lavoro per le aziende e abbiamo iniziato con l’abbassamento del 10% dell’Irap: ancora non basta, ma non era mai stato fatto prima”. Ora però “occorre una strategia condivisa e unitaria che porti alla semplificazione fiscale, all’abbassamento del carico fiscale sul lavoro che perseguiremo fin dal 2015, come abbiamo fatto nel 2014, e con il coinvolgimento del ceto medio”.

In tema di diritto del lavoro, invece, “non accettiamo che si dividano i cittadini in classi di serie A e di serie B – ha rimarcato il capo del Governo –, per cui, ad esempio, se sei una dipendente hai diritto alla maternità mentre se sei una partita Iva non hai diritto a nulla. Dico a quella parte di sinistra più dura sulla necessità di cambiare il mondo del lavoro che la sinistra vuol dire combattere l’ingiustizia, non difenderla. Se la riforma del lavoro procederà con tempi certi e serrati rispetteremo il lavoro del Parlamento. Altrimenti siamo pronti ad intervenire con urgenza perché sul lavoro non possiamo perdere un minuto di più”. E per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali, “penso che nel 2015 avremo le risorse per ampliarne l’estensione riducendone il numero” e l’entità, con l’obiettivo d’incentivare il ricollocamento nel mondo del lavoro.

GIUSTIZIA

Sul versante della giustizia civile, “quella italiana impiega in media 495 giorni per arrivare a sentenza, mentre i francesi e i tedeschi stanno sotto l’anno – ha sottolineato il Premier –. I provvedimenti messi in campo puntano a superare questo problema. E’ evidente che non sono le ferie dei magistrati il problema centrale, ma non si può pensare che non sia giusto ridurre la chiusura estiva dei tribunali che oggi è di 45 giorni, dal primo agosto al 15 settembre”, pur non mettendo in discussione “l’indipendenza della magistratura”. 

Renzi ha quindi affermato la necessità di un atteggiamento garantista, facendo riferimento al caso Eni e alle indagini sui candidati alle primarie Pd per l’Emilia Romagna: “In queste ore la prima azienda italiana e la 22esima azienda al mondo” è sotto inchiesta, “noi aspettiamo le indagini e rispetteremo le sentenze ma non consentiamo a uno scoop di mettere in discussione decine di migliaia di posti di lavoro o ad avvisi di garanzia più o meno telefonati sui giornali di cambiare la politica industriale di questo paese”. Un avviso di garanzia “non può rappresentare un vulnus per la vita politica e imprenditoriale di una persona”.

DIRITTI CIVILI E RAI

Renzi ha annunciato anche che “al termine dei 1000 giorni ci sarà una legge sui diritti civili e una riforma della Rai in cui la governance sarà sottratta alle scelte di partito”.  

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