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Prima Giornata del Mezzogiorno: formazione e politiche demografiche per sostenere la crescita dell’occupazione al Sud

Italia ultima in Europa in spese per la formazione, occupazione femminile, tasso di natalità. Sono alcuni dei dati presentati alla prima Giornata del Mezzogiorno, promossa dalla Camera di Commercio di Bari nell’ambito della Fiera del Levante. La seconda, giovedì 18, sarà dedicata al tema dell’energia. Gli interventi di De Romanis, Salvatore Rossi e Quagliariello

Prima Giornata del Mezzogiorno: formazione e politiche demografiche per sostenere la crescita dell’occupazione al Sud

Le positive performance occupazionali nel Mezzogiorno, evidenziate dall’ISTAT (50,1% di occupati nel secondo trimestre del 2025, record dal 2004, ma ancora di 12 punti sotto la media nazionale 62,6%) devono essere uno stimolo per non fermarsi, puntando con ancora maggiore convinzione su formazione, politiche demografiche, incentivazione del lavoro femminile, nel sud Italia come nel resto del paese. È quanto emerge durante l’avvio dei lavori della prima Giornata del Mezzogiorno, promossa dalla Camera di Commercio di Bari nell’ambito della Fiera del Levante. La seconda, giovedì 18, sarà dedicata al tema dell’energia perché, come ha detto la presidente della Camera di Commercio, Luciana Di Bisceglie, nel suo saluto iniziale, sono “due facce della stessa medaglia: senza occupazione stabile, retribuzioni adeguate e produttività non c’è sviluppo; senza energia accessibile, sicura e sostenibile non c’è industria né coesione sociale”.

De Romanis: “Italia fanalino di coda Ue per spese in formazione”

Nel corso del dibattito sul lavoro, Veronica De Romanis (Luiss Guido Carli – Stanford University), ha presentato una serie di dati emblematici per il nostro Paese.

L’Italia spende meno di tutti gli altri altri paesi europei in formazione, solo il 7,2% delle spese complessive, e nel 2026 crescerà meno della media continentale. Non solo, secondo Eurostat, siamo anche ultimi per occupazione femminile e natalità, con un invecchiamento e un calo complessivo della popolazione che appare più marcato proprio al Sud, anche per una minor attrattività del meridione per le migrazioni dall’estero. 

Il nostro Paese, sempre secondo Eurostat, è al terzultimo posto nella classifica europea per quota di laureati (solo un 30,6%), e seconda per persone inoccupate, che non studiano né sono in cerca di lavoro. I cosiddetti Neet sono il 15,2% della popolazione fra i 15 e i 29 anni. Oltre il 40% degli occupati ha più di 50 anni, il doppio di 20 anni fa, superando oggi i 10 milioni. 

Salvatore Rossi: “Il Sud crescere più del Centro-Nord, ma il divario rimane ampio”

Quanto al Sud “sono da circa cinque anni – evidenzia Salvatore Rossi, ex direttore di Bankitalia e presidente di Telecom – che la crescita dell’occupazione, della produttività del lavoro, della produzione interna è superiore a quella del Centro-Nord, tuttavia il divario secolare fra le due aree del Paese, pur lievemente ridotto, rimane ampio. Per ridurlo ancora occorre valorizzare e affinare i talenti di cui il Sud è ricco, ed è per questo necessario un sistema educativo molto più avanzato di quello attuale.” Anche perché i segnali di crescita registrati si riferiscono ad attività di servizi di valore aggiunto, alta tecnologia che iniziano a svilupparsi in alcuni distretti del Sud. 

Quagliariello: “In 20 anni il Sud ha perso 700mila residenti”

L’analisi di Gaetano Quagliariello, direttore School of Government della Luiss, che ha chiuso i lavori, giunge alle stesse conclusioni. Lo fa muovendo da dati demografici “anche quando l’economia del Sud migliora o l’occupazione cresce, i flussi interni verso il Centro-Nord non si arrestano. In poco più di 20 anni, il Sud ha perso oltre 700mila residenti, 36.800 nel solo 2024, il 64% dei quali tra Campania e Sicilia.” E anche per Quagliariello, guardando alla continua fuga di cervelli e al mismatch tra domanda e offerta di lavoro occorre guardare a formazione e valorizzazione delle risorse umane e, soprattutto “nelle politiche per il Sud, occorre privilegiare la qualità degli investimenti indirizzandoli nel capitale umano, nella infrastrutturazione sociale, nel rafforzamento delle comunità”.

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