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Prezzo petrolio, Hormuz riparte e il Brent scende sotto ai livelli precedenti la guerra Iran-Usa. L’Iraq valuta l’uscita dall’Opec

I prezzi del petrolio Brent con consegna entro due mesi sono stati scambiati a un livello superiore rispetto ai prezzi con consegna immediata. Il mercato sta dunque scontando un’ampia offerta ora ma una minore disponibilità di barili nei prossimi mesi

Prezzo petrolio, Hormuz riparte e il Brent scende sotto ai livelli precedenti la guerra Iran-Usa. L’Iraq valuta l’uscita dall’Opec

Il prezzo del petrolio è sceso sotto il livello precedente l’inizio della guerra con l’Iran, grazie all’afflusso di petrolio che si è accumulato nel Golfo. Il prezzo del Brent, il benchmark globale, è sceso oggi fino a 72,40 dollari al barile, la prima volta dall’inizio della guerra sotto quota 72,48 dollari, il prezzo di chiusura del giorno prima che Stati Uniti e Israele iniziassero a bombardare l’Iran alla fine di febbraio. Gli operatori stanno dunque prezzando un ritorno alla normalità, anche se restano incerti riguardo il futuro.

Ieri 31 petroliere hanno lasciato il Golfo, con un aumento di quasi il 50% rispetto al giorno precedente, secondo i dati di tracciamento navale di Windward. Il segretario all’energia statunitense Chris Wright ha dichiarato che 20 milioni di barili di greggio hanno lasciato lo Stretto nelle ultime 24 ore, a bordo di 72 navi, pari a poco meno di un quinto del consumo giornaliero globale. Un ritorno alla completa normalità richiederà tuttavia alcune settimane, poiché lo Stretto deve essere sminato, ha aggiunto. Goldman Sachs dice di non prevedere un aumento significativo della produzione iraniana, nemmeno se l’allentamento delle sanzioni dovesse protrarsi oltre la scadenza del 21 agosto. Sul fronte della domanda, la Cina probabilmente rimarrà il principale acquirente di greggio iraniano, poiché le sanzioni imposte dall’Ue e dal Regno Unito sul petrolio e sulle navi iraniane restano in vigore, ha aggiunto la banca.

Oggi la marina delle Guardie Rivoluzionarie iraniane ha dichiarato che il coordinamento con le forze navali è “obbligatorio” per le navi che transitano nello Stretto di Hormuz e ha avvertito le imbarcazioni di non utilizzare rotte non autorizzate.

Le scorte Usa scese ai minimi dal 1984 vanno ora ricostituite

Il conflitto in Medio Oriente aveva intrappolato oltre un miliardo di barili di petrolio nel Golfo Persico, con i produttori che hanno interrotto la produzione a causa del blocco delle esportazioni attraverso lo Stretto di Hormuz. La situazione ha costretto i paesi a sfruttare le proprie riserve che ora dovranno essere ricostituite.

La scorsa settimana le scorte totali di greggio negli Stati Uniti hanno toccato il livello più basso dal 1984, ha detto ieri l’Energy Information Administration, spinte dalla forte domanda di raffinazione e dai rilasci di petrolio governativi dalle riserve di emergenza.

I prezzi sono calati costantemente dopo il picco di 126 dollari al barile toccato a marzo. “Abbiamo consumato così tante scorte e ci troviamo a livelli estremamente precari”, ha detto al Ft Amrita Sen, fondatrice della società di consulenza Energy Aspects. “Ma il mercato ha completamente ignorato questa situazione. Secondo Sen alcune società di trading petrolifero stavano iniziando a ridurre le loro posizioni short e, a suo avviso, il nuovo prezzo minimo per il greggio si attesta tra gli 80 e i 90 dollari al barile prevedendo un rialzo dei prezzi tra circa un mese.

In effetti i prezzi del petrolio Brent con consegna entro due mesi sono stati scambiati a un livello superiore rispetto ai prezzi con consegna immediata, per la prima volta dall’inizio della guerra. Il Brent ha registrato un aumento di 12 centesimi per i contratti con consegna a settembre rispetto a quelli con consegna ad agosto, il che implica che il mercato sta scontando un’ampia offerta immediata ma una minore disponibilità di barili nei prossimi mesi.

Anche l’Iraq sta valutando l’uscita dall’Opec

Nel frattempo, l‘Iraq dovrà valutare tutte le opzioni se la sua quota Opec non verrà aumentata in modo significativo, ha dichiarato oggi a Reuters un alto funzionario del ministero del petrolio iracheno. La prospettiva che l’Iraq prenda in considerazione un’uscita dall’Opec segue la sorprendente uscita degli Emirati Arabi Uniti quest’anno. L’Iraq è uno dei cinque membri fondatori e il gruppo è stato formato nella capitale irachena.

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