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Pop Vicenza, Barbagallo (Bankitalia): “Nessun obbligo di comunicazione a Consob sul prezzo”

Il capo della Vigilanza di Via Nazionale, replicando alle accuse della Consob, spiega alla Commissione d’inchiesta parlamentare che la Banca d’Italia non aveva alcun obbligo di comunicazione degli esiti delle ispezioni sulle procedure per la definizione del prezzo delle azioni.

La Banca d’Italia “non entra nel merito del prezzo delle azioni ma i criteri procedurali per determinare il prezzo sono di sua competenza. Dal 2001 al 2009 ci sono state diverse ispezioni di Bankitalia nelle banche venete in merito alle procedure per la definizione dei prezzi. I risultati relativi alle ispezioni nella Popolare di Vicenza non sono stati inviati alla Consob perché, ma è una mia interpretazione, si riteneva che fossero problemi procedurali non solo di nostra competenza, ma anche risolvibili da parte nostra” e perchè allora non c’era un protocollo di collaborazione che investisse anche i titoli di capitale. Lo ha detto Carmelo Barbagallo, capo del dipartimento vigilanza bancaria e finanziaria di Banca d’Italia, nel corso della sua seconda audizione di fronte alla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario.

Barbagallo ha ricordato anche che sul caso di Pop Vicenza il rapporto sull’ispezione venne inoltrato all’esame della Procura che poi archiviò. Il numero uno della Vigilanza di Via Nazionale ha anche spiegato che “gli obblighi di comunicazione sui titoli di capitale non erano normati da un protocollo”, almeno fino al 2012.

È stato convocato quest’oggi in audizione congiunta insieme a Barbagallo anche Angelo Apponi, direttore generale della Consob, il quale ha già parlato in mattinata davanti alla Commissione. Entrambi erano già stati ascoltati ieri in sessioni separate. Oggi le due audizioni sono state trasformate in testimonianze.

“La collaborazione fra Banca d’Italia e Consob è continua e intensa – ha aggiunto Barbagallo – negli ultimi anni si è intensificata e si fonda su protocolli che prevedono invio di informazioni piuttosto fitto e riunioni piuttosto frequenti. Ai sensi di un protocollo del 2012 ogni mese per tutte le banche del sistema (oltre 500) mandiamo dati granulari su patrimonio, reddito e rischio di credito. Dal 2013 la Conosb ha libero accesso ai dati della Centrale dei rischi cioè può conoscere situazione singoli clienti. E dal 2014 ha accesso ai dati degli esponenti delle banche”.

Per quanto riguarda invece Veneto Banca, secondo Barbagallo, le risultanze ispettive del 2013 inviate da Bankitalia a Consob evidenziavano già allora criticità in relazione “alla determinazione del prezzo delle azioni con un valore costantemente crescente fino a 1,43 del patrimonio netto, valore incoerente con il contesto economico attuale e con le performance negative dell’esercizio 2012 e dall’analisi ispettiva una quota significativa di finanziamenti per l’acquisto delle azioni”. 

In questo caso, le risultanze furono inviate a Consob perché “si era determinata una discontinuità nella valutazione complessiva della banca – ha continuato il numero uno della Vigilanza di Via Nazionale – Certamente quanto contenuto nel documento del novembre 2013 era sufficiente per l’azione della Consob. Se poi l’altra autorità non agisce… Poi non so, dato che non vi partecipo, se questo tema sia stato affrontato a livello del comitato tecnico Bankitalia-Consob regolato dal protocollo del 2012″.

Questo genere di “discontinuità”, invece, non è stata ravvisata nel caso di Pop Vicenza. Tuttavia secondo il segretario e deputato di Scelta Civica, Enrico Zanetti, questo non basta a giustificare la disparità di trattamento da parte della Banca d’Italia nei confronti di Veneto Banca e Pop Vicenza. Inoltre, Zanetti fa notare che in passato Bankitalia si era difesa sostenendo che le procedure per la definizione dei prezzi non fossero di sua competenza; l’esatto contrario di quanto afferma oggi.

A queste obiezioni Barbagallo ha risposto di ritenere che nel 2013 “tra Veneto Banca e Pop Vicenza ci fosse una netta differenza. All’epoca la rischiosità di Pop Vicenza era in linea con quella del sistema, mentre quella di Veneto Banca era molto più alta ed erano anche emerse delle irregolarità nelle erogazioni molto più gravi”.

Sul versante delle obbligazioni subordinate proprietarie vendute dalle banche venete ai propri clienti, Barbagallo ha suggerito di “proibire il collocamento al retail delle obbligazioni, non solo subordinate, al di sotto di un certo punteggio. In alcuni casi bisogna arrivare alla proibizione, non basta il prospetto. Per prendere questo provvedimento non servirebbe una legge, sarebbe sufficiente trovare un accordo con la Consob”.

Quanto alle comunicazioni tra le due autorità, Barbagallo ha rilevato che Bankitalia effettua circa 250 ispezioni l’anno negli istituti bancari e “gli esiti dell’ispezione vengono inviati a Consob, ma non tutti i verbali ispettivi. Ogni rapporto è composto da 50 pagine più gli allegati e non possiamo inondare la Consob con tutti i verbali. Per questo inviamo l’esito dell’ispezione quando riteniamo ci siano profili rilevanti per l’altra Autorità”.

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