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Pir e private banking, il convegno di Assosim

“L’Italia che vuole crescere: PIR e Private Banking” è stata la prima conferenza che ha coinvolto contemporaneamente produttori e distributori dei Piani Individuali di Risparmio, per affrontare alcuni temi ancora poco noti al pubblico.

Pir e private banking, il convegno di Assosim

Si è tenuto oggi a Milano il convegno organizzato da AIPB (Associazione Italiana Private Banking) e Assosim (Associazione Italiana Intermediari Finanziari), “L’Italia che vuole crescere: PIR e Private Banking”, la prima conferenza che ha coinvolto contemporaneamente produttori e distributori dei Piani Individuali di Risparmio per affrontare alcuni temi ancora poco noti al pubblico.

I relatori, portavoce di alcuni dei più importanti istituti che offrono un servizio di Private banking e le maggiori case prodotto in Italia, hanno accompagnato l’audience in un percorso di approfondimento sui PIR, introdotti con l’ultima legge di bilancio per sostenere le piccole e medie imprese italiane. Tra i prestigiosi ospiti, l’Agenzia delle Entrate ha fornito alcuni chiarimenti rilevanti per il settore e gli investitori interessati ad un utilizzo sofisticato di questo nuovo strumento di investimento.

Infatti, la volontà di AIPB e Assosim è quella di consolidare la conoscenza dei PIR per scoprire se possano trovare uno spazio duraturo e di successo nel settore del Private banking e fornire un rafforzamento costante del mercato dei capitali a servizio delle imprese. “C’è una particolare consonanza tra il profilo “classico” di chi affida i propri risparmi al Private Banking e PIR, nella misura in cui il risparmiatore Private è tradizionalmente propenso a investire in strumenti che direttamente o indirettamente sostengono le imprese”, afferma Antonella Massari, Segretario Generale di AIPB.

“Il cliente del Private Banking, infatti, non solo possiede dimensioni significative di portafoglio, ma tipicamente non è soggetto a illiquidità e, di conseguenza, non necessita di tempi rapidi di “smobilizzo”, condizioni che gli consentono appunto di poter investire in un’ottica di medio e lungo periodo, e che ne fanno un investitore ideale per imprese che necessitano di risorse per il loro sviluppo. In questi termini, è chiaro che i PIR non possano che incoraggiare, e consolidare, questo atteggiamento e questa filosofia di investimento”, conclude Massari.

“L’esordio dei PIR è stato particolarmente promettente in termini di raccolta facendo rivedere al rialzo le stime iniziali che prevedevano di raggiungere 16-18 miliardi di Euro in cinque anni. Attualmente si prevede che già quest’anno questo strumento possa raccogliere 10 miliardi”, ha osservato Michele Calzolari, presidente di Assosim. 

“Assosim ritiene che in questa fase sia molto importante creare le condizioni per mantenere le elevate aspettative sollevate dai PIR ed evitare quindi un rischio di sopravvalutazione dei valori di mercato delle Mid Cap”, ha continuato Calzolari. “L’indice Ftse Italia Mid Cap è infatti cresciuto di oltre il 25% da inizio anno raggiungendo i massimi proprio a maggio. Occorre che adesso si muova l’offerta. Per gli intermediari, in particolare quelli italiani, si tratta di favorire l’accesso al mercato di nuove piccole e medie imprese di qualità ma anche di rafforzare l’analisi sulle small cap quotate in modo da aiutare i nuovi investitori collegati ai PIR a scegliere le società con le prospettive più interessanti”, ha concluso Calzolari.

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