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Piano Federneccanica: salario minimo e più welfare, ma no agli aumenti proposti dai sindacati

Aumenti salariali che riguarderanno solo il 5% della categoria, ma più welfare per tutti. Questo il piano con cui Federmeccanica risponde alle proposte dei sindacati sul rinnovo dei contratti nazionali – Il presidente Storchi rifiuta la possibilità di “rinnovi contrattuali secondo le vecchie regole”.

Piano Federneccanica: salario minimo e più welfare, ma no agli aumenti proposti dai sindacati

E’ già scontro tra sindacati e Federmeccanica. Il documento sulle relazioni industriali che Cgil, Cisl e Uil si apprestano ad approvare quasi certamente non troverà il favore della Federazione Sindacale dell’Industria Metalmeccanica Italiana.

Punto di rottura sono gli aumenti salariali del nuovo contratto nazionale, il cui peso, secondo l’associazione, dovrebbe essere spostato sulle aziende. Quattro i cardini del nuovo contratto proposto da Federmeccanica: salario minimo di garanzia, più previdenza complementare, polizza sanitaria estesa ai nuclei familiari e diritto alla formazione. In altre parole gli aumenti dei salari saranno ridotti all’osso e riguarderanno solo una parte minore dei lavoratori, quelli che stanno sotto i minimi (5%). Ma tutti potranno contare su un welfare più efficiente

Nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano Repubblica, Fabio Storchi, presidente della Federmeccanica non lascia spazio a dubbi: “Non condividiamo l’idea di una dinamica retributiva a livello nazionale che prevede erogazioni salariali agganciate agli indici macroeconomico”. Secondo la Federazione delle aziende metalmeccaniche ciò che si dovrebbe fare è spostare il “baricentro salariale nei luoghi della produzione”, ponendo parallelamente in essere uno spostamento significativo di risorse verso il welfare. 

Scendendo nel dettaglio la proposta di Federmeccanica prevede l’istituzione di un salario minimo di garanzia al di sotto del quale il lavoratore avrà diritto ad un’erogazione retributiva. Chi invece si trova a un livello superiore riceverà incrementi sotto forma di welfare. Numeri alla mano gli aumenti salariali riguarderebbero solo il 5% della categoria. 

Quale sarebbe il vantaggio per i lavoratori, dunque? “Una polizza sanitaria che a noi costa 100 – ha spiegato Storchi – rappresenta un valore per il dipendente di 500 per il semplice fatto che con tutte le aziende associate e con tutti i rispettivi lavoratori riusciremo a spuntare condizioni assolutamente di favore nel mercato assicurativo”. 

Le due posizioni sembrano dunque essere più distanti che mai, tanto più che Federmeccanica ha dichiarato ufficialmente di non essere disposta a fare passi indietro, attuando rinnovi contrattuali secondo i “vecchi schemi”.  E settimana prossima è in calendario l’avvio delle trattative per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici.

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