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Petrolio, Opec: “Il mercato comincerà a riequilibrarsi nel 2016”

Secondo il cartello, quest’anno la produzione dei Paesi non-Opec si ridurrà di 700mila barili al giorno, “perché i tagli agli investimenti” causati dal crollo delle quotazioni “cominceranno a farsi sentire” – Intanto l’Iran, cui sono state da poco revocate le sanzioni internazionali, aumenta la produzione petrolifera di 500mila barili al giorno.

Petrolio, Opec: “Il mercato comincerà a riequilibrarsi nel 2016”

Il mercato del petrolio inizierà a riequilibrarsi quest’anno, perché il crollo dei prezzi si farà sentire sui produttori che non appartengono all’Opec, i quali saranno costretti a ridurre la produzione di 700mila barili al giorno. Lo sostiene il cartello guidato dall’Arabia Saudita nel suo report mensile pubblicato oggi. 

“Dopo sette anni di fenomenale crescita dell’offerta non-Opec, spesso superiore ai due milioni di barili al giorno – si legge nel documento –, il 2016 dovrebbe vedere un calo dell’offerta, perché i tagli agli investimenti cominceranno a farsi sentire”. 



L’Opec conferma dunque le proprie previsioni malgrado nei Paesi estranei al cartello sia previsto per il 2016 lo sviluppo di nuovi progetti per oltre 2 milioni di barili al giorno.

In particolare, secondo l’Opec, quest’anno gli Stati Uniti dovrebbero subire la flessione maggiore della produzione, con previsioni di calo vicine ai 400 mila barili al giorno, mentre rimangono molto vulnerabili il Canada (che ha tutti progetti attualmente in perdita), il Mare del Nord, l’America Latina e alcune zone dell’Asia.

Intanto, la produzione Opec (compresa la reintegrata Indonesia) lo scorso mese è diminuita di 200 mila barili al giorno, attestandosi a 32,2 milioni di barili, a causa del calo della produzione in Nigeria, Arabia Saudita e Iraq. Un livello che resta comunque superiore alla domanda attesa per il 2016, che il cartello dei paesi produttori stima a 31,6 milioni di barili al giorno.

L’Opec, sotto la guida di Riyadh, ha scelto la politica della sovrapproduzione e del conseguente abbattimento dei prezzi (oggi il Brent viaggia a 28 dollari al barile e il Wti a 30) per mettere fuori mercato i concorrenti, in primo luogo i produttori statunitensi di shale oil e shale gas. Come ha spiegato Stefano Silvestri in un’intervista a FIRSTonline, il crollo delle quotazioni del petrolio, “se da un lato ha fatto calare i redditi dei Paesi esportatori, dall’altro ha confermato la loro posizione di mercato nel lungo termine”.

Intanto, il ministero del Petrolio iraniano ha ordinato l’aumento della produzione petrolifera del Paese di 500mila barili al giorno da destinare all’export. L’Iran, cui sono state da poco revocate le sanzioni internazionali, produce attualmente 2,8 milioni di barili al giorno.

Teheran, inoltre, sta studiando la possibilità di costruire una raffineria in Spagna per trovare nuovi mercati e garantire le sue esportazioni di petrolio. L’impianto potrebbe sorgere “ad Algeciras”, in Andalusia, ha detto oggi a Bruxelles il ministro degli Esteri spagnolo, Jose Manuel Garcia-Margallo, dopo aver accolto l’entrata in vigore del accordo sul nucleare iraniano. 

La Spagna era “in procinto di raggiungere un’intesa per la raffineria con Rosneft”, il gigante petrolifero russo, quando ha “dovuto sospendere i negoziati” a causa delle sanzioni imposte dall’Ue contro la Russia, ha aggiunto il ministro, sottolineando che “l’investimento iraniano può riempire il vuoto” e creare posti di lavoro.  

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