Condividi

Petrolio in caduta libera sotto i 95 dollari: da Bp a Shell e Repsol, crollano le quotazioni delle società energetiche

I mercati vogliono credere che il traffico petrolifero nello Stretto riprenderà presto, con gli armatori che sono pronti a far partire 800 petroliere. Il premarket di Wall Street preannuncia una debacle dei titoli energetici anche più pesante di quella europea

Petrolio in caduta libera sotto i 95 dollari: da Bp a Shell e Repsol, crollano le quotazioni delle società energetiche

Il petrolio resta sotto i 95 dollari al barile in Europa dopo che Trump ha annunciato ieri l’accordo con l’Iran per un cessate il fuoco di due settimane, subordinato all’immediata e sicura riapertura dello Stretto di Hormuz. Pur tra dubbi sulla tenuta dell’accordo che non risolve i problemi profondi legati alla guerra in Medio Oriente, i mercati vogliono credere che il traffico petrolifero nello Stretto riprenderà presto, con gli armatori che sono pronti a far partire 800 petrolire. Così i prezzi del petrolio e del gas crollano portandosi dietro anche le quotazioni delle società energetiche dall’Europa agli Stati Uniti.

A metà della seduta europea il future sul Brent mostra una quotazione a 94,4 dollari il barile, con un calo del 13,5% e dopo aver toccato il minimo da quasi un mese a 91,70 dollari. Il WTI ha perso oltre il 16% attestandosi a 95 dollari. Anche i prezzi di riferimento del gasolio in Europa sono calati, perdendo 271,50 dollari, pari al 17,8%, e attestandosi a 1.256,25 dollari a tonnellata.

La svolta di Trump è arrivata poco prima della scadenza fissata per l’apertura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran, attraverso il quale transita il 20% del petrolio mondiale, pena attacchi su vasta scala alle sue infrastrutture civili. “In teoria, i 10-13 milioni di barili al giorno di petrolio greggio e prodotti petroliferi bloccati dietro lo Stretto dovrebbero ora essere rilasciati gradualmente”, ha affermato Tamas Varga, analista della società di intermediazione PVM Oil. “Il ripristino dello status quo pre-marzo dipende interamente dalla possibilità che la tregua si trasformi in una pace permanente durante i negoziati in Pakistan.” Trump ha detto che gli Stati Uniti hanno ricevuto dall’Iran una proposta in 10 punti, che ha definito una base praticabile per negoziare, e ha aggiunto che le parti sono a buon punto nel raggiungere un accordo definitivo per una pace a lungo termine. “È un buon inizio e potrebbe spianare la strada a una riapertura più definitiva, ma ci sono ancora molti ‘se’ da risolvere”, ha detto Tony Sycamore, analista di IG.

Tanto più che nel frattempo diversi stati del Golfo hanno segnalato lanci di missili e attacchi di droni, oppure hanno emesso avvisi ai civili invitandoli a mettersi al riparo. La guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha visto il più forte aumento mensile del prezzo del petrolio nella storia, di oltre il 50%.

Crollano le azioni energetiche dall’Europa al pre-market Usa

L’altra faccia della medaglia è rappresentata dal crollo stamane in borsa deI titoli energetici statunitensi ed europei proprio a causa del crollo dei prezzi del petrolio.

In Europa, la britannica Bp, Shell, l’italiana Eni, la francese ​TotalEnergies e la spagnola Repsol sono tutte in calo tra il 6% e il 9%. Settore petrolifero e del gas europeo è stato il peggiore in termini di performance, perdendo il 4,3% e avviandosi verso il suo maggiore calo giornaliero da aprile 2025. L’indice è comunque in rialzo di quasi il 30% dall’inizio del 2026.

Nelle contrattazioni pre-mercato di Wall Street si preannuncia la stessa debacle, se non peggiore. Le azioni delle major energetiche statunitense Exxon Mobil e Chevron stanno mostrando un calo rispettivamente del 6,3% e del 4,6%. I produttori di petrolio e gas ​Occidental Petroleum, Devon Energy, Diamondback Energye ConocoPhillips sono diminuite tra il 5% e l’8%. Società di servizi per il settore petrolifero come Baker Hughes e SLB hanno perso rispettivamente il 2,6% e il 4,1%, mentre le Raffinerie Marathon Petroleum e Phillips 66 hanno perso rispettivamente il 3% e il 5%.

L’impennata dei prezzi del petrolio aveva contribuito a far registrare ai titoli energetici statunitensi il trimestre migliore di sempre nel periodo gennaio-marzo. L’indice S&P 500 Energy ha guadagnato circa il 37,2% nel primo trimestre, diventando il settore con la migliore performance nell’indice di riferimento S&P 500 che è diminuito di circa il 4,6% nello stesso periodo.

Commenta