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Petrolio e Fed (ma anche Buffett e Soros) scaldano le Borse

Il possibile accordo tra Iran e altri produttori sul petrolio e lo stop almeno fino all’estate del rialzo dei tassi Usa incoraggiano le Borse, eccitate anche dallo shopping di Buffett in campo petrolifero e di Soros su Ferrari – La rivoluzione del Crédit Agricole (+13,9%) mette le ali alle banche – In ripresa l’auto e il risparmio gestito.

Petrolio e Fed (ma anche Buffett e Soros) scaldano le Borse

Petrolio in rapida ascesa sull’onda del possibile accordo tra l’Iran e gli altri grandi produttori. Tassi fermi, non solo a marzo ma almeno fino all’estate. Le buone notizie hanno finalmente preso possesso dei mercati, dopo la grande frana di inizio 2016 che, però, promette di essere una buona occasione d’acquisto.

Tutti i mercati sono in rally. A Wall Street salgono Dow Jones (+1,59%) e S&P 500 (+1,65%). Ancor meglio fa il Nasdaq (+2,21%). A dare la carica è stato il rimbalzo del settore oil (+2,9%) ma anche i buoni dati in arrivo dalla produzione industriale (+0,9% contro una previsione di +0,4%).

Galoppano i listini asiatici al traino di Tokyo (+2,7%), nonostante i dati commerciali in frenata. Avanza Hong Kong (+2%) assieme a Sidney. Ma la notizia più positiva arriva dalla Cina: torna a salire l’inflazione (+1,8% da 1,6%), a conferma del risveglio dell’economia.

Stesso copione ieri per i listini europei, i primi a prendere il volo. A Milano l’indice FtseMib ha chiuso in progresso del 2,4%, la Borsa di Parigi del 2,9%, Francoforte +2,7%.

LA FED FRENA: TASSI FERMI FINO A GIUGNO

Si può parlare di inversione di tendenza? Meglio esser prudenti, a giudicare dai numeri. L’indice S&P è ancora sotto del 5,7% rispetto a inizio anno, Piazza Affari accusa un ritardo di poco inferiore al 20%. Ma il rally è sostenuto da una pioggia di segnali quasi simmetrici rispetto alla “tempesta perfetta” delle passate settimane.

Dopo Mario Draghi e la Bank of Japan è scesa in campo la Fed. Dalla lettura dei verbali della riunione del 26/27 gennaio della Banca centrale emerge la preoccupazione per la reazione al pur modesto aumento dei tassi. Di qui la decisione di sottolineare che “la tempistica e il passo degli aggiustamenti del costo del denaro saranno determinati dagli sviluppi economici”. Ovvero, salvo una violenta inversione di rotta dei mercati, di qui a metà 2016 non ci saranno nuovi aumenti del costo del denaro.

La conferma arriva da James Bullard, presidente della Fed di Saint Louis, già autorevole rappresentante dei falchi. “Data la situazione – ha detto ieri – non sarebbe saggio un nuovo rialzo dei assi”.

PETROLIO, L’IRAN APRE ALL’ACCORDO

Ancora più importati le notizie in arrivo dal mercato del petrolio. Ad innescare il rialzo sono state ieri le parole di Bijah Zanganeh, ministro iraniano dell’Energia, dopo l’incontro a Teheran con i colleghi di Iraq, Qatar e Venezuela: “L’Iran è pronta a sostenere tutte le iniziative utili a stabilizzare il mercato e a sostenere le quotazioni del greggio”. Immediata la reazione delle quotazioni: il Brent ha messo a segno un rialzo del 7,2% oltre i 34 dollari, +5,6% il greggio Wti che prosegue stamane la sua corsa (+2,9% a 31 dollari) sulle piazze asiatiche.

Rimbalzano anche i titoli del comparto. A Piazza Affari Eni ha messo a segno un rialzo del 3,2%, Tenaris +6,06%. Balzo di Saipem (+9,2%) dopo l’assegnazione dei diritti d’opzione sull’aumento di capitale. A mettersi in luce a Wall Street Chevron, in rialzo del 4,1%.

In realtà, la trattativa per superare il grande freddo tra i produttori è appena iniziata. Il ministro di Teheran l’ha definita solo un primo passo, altri saranno necessari per conciliare le esigenze di Teheran che rivendica quote pari a quelle pre-embargo con quelle degli altri Big sia dentro l’Opec (Arabia Saudita) che fuori (vedi Russia). Ma il mercato, per ora, si accontenta: la situazione è così drammatica da aver spinto potenze nemiche, ad un passo dal confronto militare in Siria, a cercare un compromesso. Il mondo oil, del resto, è ormai ad un passo dalla catastrofe, come conferma il downgrade del Brasile. Intanto il Messico, a sorpresa, ha aumentato ieri il costo del denaro per difendere il peso dalla corsa del dollaro.

COLPO GROSSO DI BERKSHIRE HATHAWAY NEL MONDO OIL

E così, dopo la grande paura, si profilano le opportunità di acquisto. E ad approfittarne per i primi sono i soliti vecchi marpioni. Warren Buffett ha annunciato ieri l’acquisto per poco meno di 400 milioni di dollari del 12,8% di Kinder Morgan, colosso delle infrastrutture petrolifere che, causa del tracollo dello shale oil, ha perduto il 70% circa del valore nell’ultimo anno. Il titolo, spinto dal tocco magico dell’Oracolo di Omaha, è schizzato dell’11%.

A giudicare dai numeri Berkshire Hathaway, la finanziaria del saggio di Omaha che quest’anno trasmetterà in streaming l’assemblea di bilancio, ha messo a segno un ottimo affare: con sede a Houston, in Texas, Kinder Morgan possiede la più ampia rete di gasdotti e oleodotti degli Stati Uniti: messi insieme i suoi tubi fanno tre volte la circonferenza della Terra.

SOROS INVESTE IN FERRARI (A SCONTO)

Meno spettacolare ma altrettanto sintomatica la mossa di George Soros. Il finanziere/filosofo ha reso noto di aver acquistato 850.000 azioni Ferrari, pari allo 0,45% del capitale con un investimento di circa 28 milioni di dollari. Un ottimo affare, visto che la notizia ha coinciso con la miglior seduta da quando la Rossa è quotata a Piazza Affari: +10,6%, a 34,53 euro. A spingere il titolo, che comunque patisce ancora un calo del 17% da inizio anno, ha contribuito il giudizio di Mediobanca Securities: il target del titolo è stato portato a 55,86 euro dai 55,33 euro precedenti, confermato il giudizio Outperform.

LA RIVOLUZIONE DEL CREDIT AGRICOLE ECCITA LE BANCHE

A dare la scossa ai titoli bancari ha contribuito la rivoluzione del Crédit Agricole, la “banca verde” parigina forte di una solida presenza in Italia: il titolo ha messo a segno un rialzo del 13,9% dopo l’annuncio del piano di semplificazione della struttura proprietaria di tipo mutualistico, già indicato come modello (almeno in teoria) della riforma italiana delle Bcc.

In particolare, il piano prevede il riacquisto da parte delle 39 banche regionali della partecipazione del 25% detenuta da Crédit Agricole SA con un’operazione da 18 miliardi di euro. Il riassetto dovrebbe inoltre consentire il pagamento di un dividendo in contanti già quest’anno con un payout ratio del 50%, mentre fino ad oggi le banche controllanti avevano ricevuto dividendi solo in azioni.

La novità ha messo le ali al settore bancario europeo: Société Générale ha guadagnato il 6,5%, Deutsche Bank +6,3%, Santander +4,3%.

VOLA IL RISPARMIO GESTITO. EQUITA PROMUOVE POSTE ITALIANE

Anche le banche italiane hanno proseguito sulla strada della ripresa: Unicredit +2,4%, Intesa +2,3%, Monte Paschi+2,3%, Ubi +1,4%, Pop. Emilia +0,4%. Avanzano anche Banco Popolare (+2,4%) e Pop. Milano (+0,4%) in vista delle nozze. Gli analisti di Berenberg tagliano il target price della banca veronese a 7,50 euro dai 12 euro precedenti, confermato il giudizio Hold. Tagliato anche il target price della “promessa sposa” Popolare di Milano a 0,64 euro dai precedenti 0,83 euro, confermato il giudizio Hold.

In evidenza anche il risparmio gestito: Anima +8,92%, Azimut +8,48%. Poste italiane sale del 4,04%. Stamattina Equita ha annunciato di avere avviato la copertura del titolo con una raccomandazione Buy. In buon rialzo anche le assicurazioni: Generali +2,3%, UnipolSai +3,1%.

AUTO IN RALLY, SCHNEIDER ELETTRIZZA GLI INDUSTRIALI

Giornata di gloria anche per il manufacturing, a partire dalle quattro ruote. Oltre al rally di Ferrari, il gruppo Agnelli può festeggiare il rally di Fiat Chrysler (+5,1%). Buoni rialzi anche per Cnh Industrial (+4,3%) ed Exor (+4,3%). In rialzo anche StM (+3,7%), Prysmian (+4%) e Finmeccanica (+1,3%).

Hanno contribuito al buonumore le notizie in arrivo da Schneider Electric, +9,2% dopo che il gruppo francese leader nelle apparecchiature elettriche e nell’automazione ha annunciato risultati in crescita e un piano di buy back da 1,5 miliardi di euro.

RECUPERA ANCHE TELECOM ITALIA

Riscatto parziale anche per Telecom Italia (+3,9%), che ha recuperato una parte della pesante perdita (-6,5%) accusata dopo la delusione dei conti e la notizia che anche quest’anno gli azionisti ordinari non riceveranno il dividendo. Deutsche Bank ha confermato il giudizio Buy, limando il target price a 1,20 euro da 1,25 euro. Nomura ha invece ribadito il giudizio Reduce, tagliando di netto il target price a 0,74 euro da 1,02 euro precedente (-28% circa).

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