Ci avevano provato, ma dopo poco più di un mese Stripe e Advent International avrebbero deciso di rinunciare all’acquisizione di PayPal. Il consorzio non starebbe più lavorando all’operazione, secondo quanto riferito da Bloomberg sulla base di fonti a conoscenza del dossier. Le tre società coinvolte non hanno commentato l’indiscrezione. A luglio, il processore di pagamenti e il fondo di private equity avevano messo sul tavolo 60,50 dollari per azione, attribuendo a PayPal un valore superiore ai 53 miliardi di dollari. L’operazione, se portata a termine, sarebbe diventata una delle maggiori acquisizioni finanziate a debito mai realizzate.
La ritirata ha avuto immediate ripercussioni a Wall Street. Nelle contrattazioni after-hours le azioni PayPal sono arrivate a perdere quasi il 15% (14,76%), dopo che le indiscrezioni sull’offerta e i risultati trimestrali migliori delle attese avevano contribuito al recupero del titolo nelle ultime settimane.
I dubbi di PayPal sull’operazione
Il consiglio di amministrazione di PayPal avrebbe considerato la proposta economicamente insufficiente, oltre che esposta a rilevanti difficoltà sul fronte del finanziamento e delle autorizzazioni regolamentari. La società non aveva comunque fornito una risposta formale all’offerta. I primi contatti risalivano ad aprile, quando al progetto partecipava anche Block. La società fondata da Jack Dorsey aveva però lasciato il consorzio prima della presentazione della proposta da parte di Stripe e Advent.
Il piano avrebbe consegnato ai due investitori partecipazioni paritarie senza prevedere lo smembramento di PayPal. Il consorzio potrebbe teoricamente tornare alla carica qualora le condizioni cambiassero, ma per il momento il dossier risulta accantonato.
Dal record del 2021 alla difficile ripartenza
L’offerta da oltre 53 miliardi restituisce la misura della parabola vissuta da PayPal negli ultimi anni. Nel 2021, nel pieno dell’espansione dei servizi digitali favorita dalla pandemia, il gruppo aveva raggiunto una valutazione vicina ai 360 miliardi di dollari. Da allora il rallentamento della crescita e la pressione di concorrenti come Apple Pay e Google Pay hanno pesato duramente sul titolo. Il mancato accordo lascia ora il rilancio interamente nelle mani dell’amministratore delegato Enrique Lores, arrivato a marzo al posto di Alex Chriss. Il nuovo ceo ha avviato una profonda riorganizzazione, suddividendo le attività tra checkout, servizi finanziari al consumatore attraverso Venmo, pagamenti e criptovalute.
L’obiettivo è semplificare il gruppo, ridurre le sovrapposizioni e liberare circa 1,5 miliardi di dollari di risorse nei prossimi due o tre anni. Dopo il tramonto dell’ipotesi Stripe-Advent, PayPal dovrà dimostrare di poter recuperare terreno contando soprattutto sulle proprie forze.
