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Parità di genere, Global Thinking: salari e pensioni, divari da superare

In occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, Global Thinking Foundation chiude a Parigi il tour “Libere di… VIVERE”, chiamando a confronto le istituzioni italiane e francesi sugli ostacoli economici alla parità di genere e all’inclusione sociale

Parità di genere, Global Thinking: salari e pensioni, divari da superare

Angelo del Focolare? No, grazie. Non siamo le donne sempre perfette, capaci di cucinare manicaretti, curare la casa e avere figli impeccabili che sanno di borotalco. L’angelo del focolare era solo un’immaginetta da spot anni 50. Lo sguardo delle donne del 2021 è quello di chi difende i propri diritti e la propria indipendenza, vedendo nella violenza di genere non un fenomeno sociale, ma un inaccettabile atto delinquenziale. Le donne di oggi vogliono poter scegliere il loro percorso di vita liberamente, anche dal punto di vista economico.

È importante veicolare questo messaggio affinché il 25 novembre – Giornata contro la violenza sulle donne – non sia solo una commemorazione funebre, ma anche una ricorrenza in cui verificare i risultati delle politiche attive per contrastare la violenza di genere. Misure nate dalla Convenzione di Istanbul, ratificata nel 2013 dal nostro Paese, e dalla Convenzione 190 dell’Organizzazione Internazionale per il lavoro (ILO), che puntano in primo luogo a cambiare il “paradigma proprietario” tipico di chi giustifica i femminicidi.



Nel nostro evento di chiusura del Tour “Libere di…VIVERE”, intitolato “Ostacoli economici della parità di genere: differenza salariale e divario pensionistico come limiti all’inclusione sociale”, abbiamo avviato un confronto tra rappresentanti istituzionali italiani e francesi. Gli ospiti – partendo dalla constatazione che persistono differenze di genere nelle conoscenze finanziarie, anche tra i giovani, e che la situazione non è la stessa in Italia e in Francia – hanno convenuto che la conoscenza rappresenta uno scudo per difendersi dalla crisi economica e dall’ansia finanziaria.

Alle stesse conclusioni arriva il nuovo piano triennale del Comitato Nazionale dell’Educazione Finanziaria, guidato dalla Professoressa Anna Maria Lusardi: la conoscenza finanziaria è centrale per cambiare le prospettive di vita e per ridurre la vulnerabilità economica. Di qui, l’auspicio che l’educazione finanziaria venga inserita obbligatoriamente nei programmi scolastici.

L’ITALIA RESTA INDIETRO RISPETTO AL RESTO D’EUROPA

Nell’edizione 2021 dell’Eige, l’indice europeo sull’uguaglianza di genere, l’Italia è al 14esimo posto su 25 Paesi. Il nostro posizionamento in classifica è lo stesso dell’anno scorso, ma registriamo un peggioramento nelle disuguaglianze su diversi fronti: livello di istruzione, partecipazione alla formazione e segregazione di genere.

La Francia, invece, è al quarto posto e rappresenta quindi un esempio decisamente più virtuoso di politiche strategiche per la parità di genere. Negli ultimi dieci anni Parigi ha varato una serie di interventi che hanno permesso ai francesi – ma la stessa cosa è avvenuta anche in Spagna e in Portogallo – di migliorare la partecipazione delle donne al lavoro e i livelli di natalità.

Anche il Governo italiano è impegnato su questo fronte, con il Pnrr e la strategia nazionale per la parità di genere. Abbiamo finalmente compreso che bisogna risolvere una serie di urgenze, a cominciare dalla distribuzione dell’impegno lavorativo o di cura non retribuito.

L’avvocata Insaff El Hassini, specializzata in uguaglianza salariale, ha sottolineato che – a causa del divario culturale e delle convenzioni sociali – le donne entrano nel mondo del lavoro impreparate e, stando ai dati Eurostat, sono maggiormente a rischio di povertà.

Anche nell’indice Desi – che monitora la performance digitale complessiva dell’Europa – troviamo un riscontro analogo sul coinvolgimento delle donne nell’economia digitale. La mancanza di competenze informatiche è un altro problema da affrontare con urgenza, perché rischia di aggravare l’esclusione sociale di una parte significativa della popolazione.

Per quanto riguarda il mondo economico e finanziario, rimane un feudo degli uomini: anche se qualcosa negli ultimi dieci anni è cambiato, soprattutto nelle banche e nelle assicurazioni, c’è ancora molta strada da fare per sconfiggere le pratiche paternalistiche che perpetuano le differenze di genere.

Anni di disuguaglianze economiche non si cancellano facilmente, ma certamente quanto già approvato all’interno del Pnrr e del Family Act per favorire servizi di sostegno alla famiglia è fondamentale per tutelare i diritti delle lavoratrici e delle professioniste.

Per fare un ulteriore passo avanti, un buon modello può essere Marie-Pierre Rixain, presidente della Commissione parlamentare francese per i diritti delle donne e le pari opportunità, che ha presentato una proposta di legge sull’uguaglianza economica. Il testo parte dal contrasto alla violenza economica e dalla tutela delle risorse economiche personali per introdurre poi una serie di correttivi alla legge sull’abuso domestico, affrontando il tema del benessere finanziario individuale da una prospettiva legislativa molto attuale.

Il lavoro sulla prevenzione alla violenza economica con attività formative e informative sul territorio, a fianco delle istituzioni locali, si inquadra nell’impegno di creare un ponte europeo e un asse italofrancese. L’obiettivo comune è ragionare sull’importanza del diritto delle donne a riguadagnare tempo per una piena partecipazione sociale, contrastando tutte le forme di violenza.

Gli investimenti sociali in questo senso devono andare in quattro direzioni:

  1. istruzione, partendo dall’obbligo di educazione finanziaria e digitale nelle scuole;
  2. riqualificazione, per il miglioramento delle competenze;  
  3. formazione sul posto di lavoro, soprattutto in settori ad alta tecnologia, per rafforzare i progetti di welfare aziendale;
  4. implementazione dei congedi parentali paritetici.

Vorremmo quindi che questo 25 novembre non fosse una ricorrenza in cui fare il conteggio dei femminicidi, ma un’occasione per superare la rassegnazione di fronte a una piaga inaccettabile e oltremodo costosa in termini umani e sociali per l’Europa e soprattutto per il nostro Paese.

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