Condividi

Paradossi: se l’Ad di Anas prende il doppio di Draghi

Lo stipendio del presidente della Bce Mario Draghi impallidisce di fronte a quelli dei manager delle società del Tesoro italiano – Serve un decreto attuativo del ministero per estendere il tetto agli emolumenti dei vertici, tra gli altri, di Cdp, Anas, Invitalia e Poste italiane.

Paradossi: se l’Ad di Anas prende il doppio di Draghi

È possibile che l’Amministratore delegato di Poste Italiane guadagni uno stipendio cinque volte superiore a quello del presidente della Banca centrale europea? Sembrerebbe proprio di sì. E’ notizia di ieri, infatti, che lo stipendio di Mario Draghi per il 2012 si è attestato, stando ai dati ufficiali della Bce, a 374.00 euro, contro il milione e 500mila euro di Massimo Sarmi, Ad delle Poste.

In tempi di spending review, si fanno i conti in tasca ai manager italiani. Nel decreto Salva-Italia comparivano, infatti, le prime limitazioni agli emolumenti corrisposti ai dirigenti delle Pubbliche amministrazioni, con un massimale fissato a 294mila euro (ovvero lo stipendio del primo presidente della Cassazione), limitazioni che sarebbero dovuto essere estese, tramite un decreto attuativo che le suddividesse in fasce, anche alle società controllate direttamente dal Tesoro. Decreto che il governo Monti non ha emanato entro i termini stabiliti, ma che potrebbe essere varato dal nuovo esecutivo.



A fare le spese di quest’eventuali limitazioni, guardando alle società con il Cda in scadenza, saranno i vertici di Cdp, Sace e Ferrovie dello Stato. Qualora il tetto di 294mila euro venisse esteso anche alle società sotto il controllo del ministero dell’Economia, gli Ad, vedi Giovanni Gorno Temprini (che ad oggi guadagna 952.000 euro), Alessandro Castellano (oltre un milione) e Mauro Moretti (870mila euro), vederebbero le loro buste paga ridursi drasticamente.

Olte a loro, più avanti, toccherebbe anche gli Amministratori delegati di Invitalia, Rai, Consap, Anas (l’Ad Pietro Ciucci guadagna 750mila euro) e Poste italiane. Il tetto, invece, non riguarderebbe gli stipendi dei vertici delle società quotate in Borsa.

Una limitazione doverosa, dunque, anche guardando al confronto, francamente ingeneroso, tra le retribuzioni del presidente della Bce e quelle dell’Ad di Poste italiane. Attenzione, però, a mantenere il tetto degli stipendi dei dirigenti in linea con quanto offre il mercato. Il rischio, altrimenti, è di vedersi portare via i migliori.  

Commenta