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Obama 2, chi vince e chi perde: ok auto e green economy, giù la grande finanza. Milano apre positiva

Festeggiano l’industria dell’auto (Marchionne in testa) la green economy, la raffineria e gli ospedali premiati dalla riforma sanitaria ma piangono la grande finanza e il settore della difesa (Finmeccanica inclusa) – La politica monetaria di Bernanke è destinata a continuare – Piazza Affari accoglie con gioia la rielezione: apertura positiva.

Obama 2, chi vince e chi perde: ok auto e green economy, giù la grande finanza. Milano apre positiva

SHANGAI FESTEGGIA LA VITTORIA DI OBAMA. DOLLARO DEBOL. BAZOLI CATEGORICO SU INTESA-UNICREDIT: IO NON C’ENTRO

Alle 5 e 17 minuti, ora italiana, Barack Obama ha potuto twittare dalla sua amata Chicago il messaggio sperato: “Forward, yes”. A quell’ora , ancor prima della fine dello spoglio delle schede in Florida ed Ohio, il presidente ha superato il tetto dei 270 grandi elettori necessari per la conferma alla Casa Bianca.

Un risultato che non ha sorpreso i mercati.

A Tokyo l’indice Nikkei -0,04% è stabile. In lieve rialzo Hong Kong +0,2%. Ma la discesa del dollaro e l’indebolimento dei T bond stanno a testimoniare che, a detta delle Borse, si è verificato lo scenario più prevedibile e, per questo, più gradito. Anche perché la conferma di Obama rafforza la posizione di Ben Bernanke e spazza via i dubbi sul proseguimento della politica di Quantitative Easing, la rete di protezione delle Borse.

L’attenzione, perciò, è già rivolta agli altri eventi cruciali di una settimana comunque “storica”: domani, a Pechino si apre il congresso del Partito comunista cinese che dovrà investire la squadra di comando del Drago per i prossimi dieci anni.

Oggi, alle dieci del mattino, comincia nel Parlamento di Atene, l’esame del dossier (283 pagine) di sacrifici chiesti alla Grecia dalla trojka in cambio degli aiuti promessi per evitare la bancarotta. Sarà battaglia campale fino al primo  voto, previsto per le otto di sera di oggi, 7 novembre, la giornata che non finisce mai.

La Borsa americana è stata in lieve rialzo in una seduta totalmente condizionata dall’attesa del risultato elettorale: indice Dow Jones +0,2%, indice S&P 500 +0,2%, indice Nasdaq +0,2%.

Positivi tutti i mercati del Vecchio continente: Parigi +0,87% sull’onda del pacchetto produttività  approvato dal governo. Londra +0,79%, Francoforte +0,7%. 

ASIA

Scendono i futures sulla Borsa Usa sui mercato asiatici. Ma la Borsa di Shangai, alla notizia, inverte la rotta negativa e s’avvia a chiudere in rialzo: Pechino applaude la sconfitta di Mitt Romney dei suoi propositi bellicosi nei confronti dello yuan e dei primati commerciali cinesi. 

A Tokyo l’indice Nikkei -0,04% è stabile. In lieve rialzo Hong Kong +0,2%. La discesa del dollaro e l’indebolimento dei T bond stanno a testimoniare che, a detta delle Borse, si è verificato lo scenario più prevedibile e, per questo, più gradito. Anche perché la conferma di Obama rafforza la posizione di Ben Bernanke e spazza via i dubbi sul proseguimento della politica di Quantitative Easing, la rete di protezione delle Borse.

AMERICA

Chi vince e chi perde? Per Streetinsider, il voto visto da Wall Street avrà queste conseguenze:

1)    Vince l’industria dell’auto, quella dell’etanolo e delle energie rinnovabili. Ma anche il settore raffineria e quello degli ospedali, premiato dalla riforma sanitaria.

2)    Perdono i colossi della finanza, i primi finanziatori di Romney. E’ destinata a proseguire l’attuazione dei provvedimenti della Dodd.Franck osteggiata da Goldman Sacjs e Jp Morgan. Perdono le grandi società petrolifere al pari dell’industria della Difesa.

E tira un sospiro di sollievo Sergio Marchionne, uno dei bersagli preferiti da Mitt Romney.

La Borsa americana è stata ieri  in lieve rialzo in una seduta totalmente condizionata dall’attesa del risultato elettorale: indice Dow Jones +0,2%, indice S&P 500 +0,2%, indice Nasdaq +0,2%.

Il risultato più temuto dagli investitori è quello di una vittoria di stretta misura di uno dei due candidati, che potrebbe portare alla formazione di un esecutivo debole e non in grado di affrontare “di petto” la delicatissima questione del “fiscal cliff”, meccanismo che porterebbe automaticamente a una serie di tagli di spesa e aumenti di imposte per 600 miliardi di dollari nel caso non si raggiungesse un accordo politico. 

Il cross euro dollaro è fissato a 1,281 dai minimi di stamattina a 1,2764.

Il petrolio prova a reagire dopo un mese di ottobre pessimo: il Wti rimbalza dello 0,9% a 86,5 dollari. L’oro sale di un altro 0,3% e si porta a 1.690 dollari l’oncia.

Computer Sciences  vola in rialzo del 10%, sui massimi degli ultimi 12 mesi. La società che gestisce le comunicazioni della Marina e della Nasa ha presentato dati del trimestre superiori alle aspettative. La sorpresa arriva dal taglio costi.

EUROPA

Positivi tutti i mercati del Vecchio continente: Parigi +0,87% sull’onda del pacchetto produttività  approvato dal governo. Londra +0,79%, Francoforte +0,7%. 

Giornata tonica, sul fronte del debito,  anche  per tutti gli spread core/periferici,in Grecia  nonostante lo sciopero generale di due giorni per protestare contro le misure di austerity che dovrebbero essere approvate dal Parlamento entro il 12 novembre. Eppure lo spread con la Germania non ne risente assolutamente e anzi si riduce di 65 punti base a quota 1.540, riportando il rendimento del titolo decennale al di sotto del 17%. 

La ragione di tanto ottimismo potrebbe essere legata alle dichiarazioni  del commissario UE agli Affari Economici, Olli Rehn, il quale si è detto fiducioso che la Grecia farà quanto serve, aprendo anche all’ipotesi di un piano di riacquisto (buy back) del debito ellenico valorizzato oggi meno di un terzo del valore nominale.

Settore auto contrastato, con l’eccezione di Fiat. Il mercato è stato  appesantito dalla discesa di Volkswagen , in ribasso del 4,3%. La Casa di Wolfsburg ha annunciato l’emissione di bond convertibili per 2,5 miliardi di euro.

In calo anche Bmw -0,6%:  la società ha presentato dati del trimestre migliori delle attese

ITALIA

A Milano l’indice FtseMib è salito ieri  dello 0,9%, in sintonia con le altre Borse europee.

Sul mercato dei titoli di Stato il Btp decennale ha guadagnato terreno con il rendimento sceso al 4,87% e lo spread a quota 343, in calo di 11 punti base.

Si allontanano così  i livelli di allerta a 400 pb di spread e con un rendimento del 5,2%.

Brilla su tutti  Fiat che chiude a +2,96% recuperando le perdite della vigilia.

Acquisti anche su Autogrill in vista di una riorganizzazione del business negli Usa tramite nuovi accordi tra le controllate locali che potrebbe precedere un eventuale  spin off.

StM ha guadagnato il 2,1%. A Londra il produttore inglese di chip Arm Holdings è salito dell’1,8%: secondo indiscrezioni, Apple starebbe valutando di sostituire Intel come fornitore di processori per i suoi computer Mac e Arm Holdings è fra i possibili candidati.

Positive le banche italiane: Unicredit  +1,9%, Intesa  +1,2%, BancoPopolare +2,3%, MontePaschi  +1,9%.

Più categorico di così il Professore non poteva essere.  ‘Mi vedo costretto, dopo ulteriori indiscrezioni giornalistiche relative a ipotetici progetti di aggregazione tra Intesa Sanpaolo e Unicredit, a precisare che non ho avuto alcun ruolo nell’ideazione di tali progetti, ammesso che esistano, e non ho mai assegnato ad alcuno incarichi, anche solo informali, volti a definirli’. Cosi’ una dichiarazione di Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo in merito alle indiscrezioni su un presunto progetto di fusione fra le due maggiori banche italiane. ‘Non ho discusso di tali argomenti ne’ con presidenti di Fondazioni bancarie, ne’ con rappresentanti di altri importanti azionisti, di Intesa Sanpaolo o di Unicredit. Né tanto meno con consulenti aziendali o direttori di giornali’, ha continuato Bazoli.

Tenaris  paga il downgrade di Goldman Sachs a ‘sell’ da ‘neutral’ e il taglio delle stime, sempre del broker, sin vista dei conti dell’8 novembre.

Mondadori ha chiuso  +2,76% dopo la cessione del 50% della joint venture con  Random House per 54,5 milioni, ovvero a un multiplo implicito di 10 volte l’Ebitda. L’incasso  permetterà di ridurre il debito a fine anno a circa 290-300 milioni.  Banca Generali  ha festeggiato  i conti del trimestre e la promessa di un dividendo generoso.

Buio pesto invece  su Beghelli –  7,17% dopo aver annunciato di non disporre delle risorse necessarie per far fronte alle prossime scadenze sul debito. Non saranno perciò rispettati i principali covenant di fine anno.

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