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Navalny, l’accusa della moglie: “Putin ha ucciso mio marito con il Novichok. Ora porterò avanti io il suo lavoro”

La vedova del dissidente russo Alexei Navalny denuncia su Youtube: “Le autorità russe nascondono il corpo in attesa che svaniscano le tracce di veleno”

Navalny, l’accusa della moglie: “Putin ha ucciso mio marito con il Novichok. Ora porterò avanti io il suo lavoro”

“Mio marito è stato assassinato da Vladimir Putin. Non poteva essere spezzato ed è per questo che lo ha ucciso”. Con queste parole cariche di determinazione Yulia Navalnaya, la vedova del dissidente russo Alexei Navalny scomparso il 16 febbraio scorso in una colonia penale nel Mar Artico, solleva la sua voce contro l’ingiustizia. In un incisivo video diffuso su Youtube – un mezzo che il suo defunto marito usava spesso –, Navalnaya non solo mette in discussione il resoconto ufficiale delle autorità russe sulla morte di suo marito, ma suggerisce anche una teoria sul possibile modus operandi di questo presunto omicidio. “Mentono in modo meschino e nascondono il suo corpo”, afferma Navalnaya, riferendosi alle autorità russe, “aspettando che le tracce del Novichok di Putin svaniscano”, la stessa sostanza con cui era stato quasi ucciso nel 2020 in circostanze ancora oscure. Queste parole non solo rivelano il coraggio di una donna che non si piega di fronte alla tirannia, ma si uniscono al coro di domande e dubbi internazionali di chi non accetta l’ipotesi fornita dal Cremlino sulla morte del dissidente russo.

Julia Navalnaya: “Continuerò il lavoro di Alexei”

La “First lady dell’opposizione” russa ha poi ricordato le parole del marito: “Non è una colpa fare poco, è una colpa non fare nulla, è una colpa lasciarsi spaventare”. Da qui l’invito a unirsi “per colpire in un colpo solo Putin, i suoi amici, i delinquenti con le spalline, i cortigiani e gli assassini che vogliono paralizzare il nostro Paese”.

“Desidero vivere in una Russia libera, desidero costruire una Russia libera” prosegue. “Con l’assassinio di Alexei, Putin ha ucciso metà di me, metà del mio cuore e metà della mia anima. Ma ho ancora l’altra metà, e questa mi dice che non ho il diritto di arrendermi. Continuerò il lavoro di Alexei Navalny, continuerò a lottare per il nostro Paese”. Da tre giorni, la famiglia di Navalny cerca di vedere il corpo, ma le autorità russe ostacolano ogni tentativo di accesso all’obitorio e non forniscono informazioni sulle indagini in corso. “Scopriremo chi ha commesso questo crimine e in che modo” ha promesso Navalnaya, “faremo i nomi e faremo vedere le facce”.

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