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Musk contro Ryanair, scontro totale con O’Leary: Starlink, insulti e l’ipotesi acquisto. Cosa sta succedendo

No a Starlink a bordo: dal “molto ricco ma pur sempre un idiota” al “quanto costerebbe comprarvi?”, lo scontro tra Elon Musk e Michael O’Leary infiamma il dibattito online, mentre Ryanair presenta i piani per l’estate 2026 in Italia

Musk contro Ryanair, scontro totale con O’Leary: Starlink, insulti e l’ipotesi acquisto. Cosa sta succedendo

Quello che poteva essere un confronto tecnico sull’introduzione del Wi-Fi satellitare in volo si è rapidamente trasformato in una faida personale, pubblica e senza filtri. Da un lato Elon Musk, dall’altro Michael O’Leary: due figure abituate allo scontro frontale, poco inclini alla diplomazia e perfettamente a loro agio nel ring dei social network. Al centro della contesa c’è Starlink, il sistema di connettività satellitare sviluppato da SpaceX, che Ryanair ha scelto di non adottare sulla propria flotta.

Una linea che va in direzione opposta rispetto a quella imboccata da altri grandi vettori europei. A metà gennaio, infatti, Lufthansa ha annunciato l’installazione di Starlink su circa 850 aeromobili, inclusi quelli di Ita Airways, mentre Scandinavian Airlines ha effettuato il primo volo commerciale equipaggiato con il sistema satellitare di Musk. Una direzione che molti concorrenti sembrano pronti a seguire, ma che la low cost irlandese considera incompatibile con il proprio modello industriale.

Il punto di rottura arriva quando O’Leary respinge la proposta di installare Starlink sui circa 600 Boeing 737 della compagnia. La motivazione è tutta nei numeri: l’antenna necessaria per ricevere il segnale aumenterebbe peso e resistenza aerodinamica, facendo salire il consumo di carburante di circa il 2%. E in termini di bilancio, secondo il ceo del gruppo, questo si tradurrebbe in un aggravio fino a 250 milioni di dollari l’anno. Un costo che Ryanair non ritiene sostenibile e che, soprattutto, non può essere recuperato sul mercato. Sui voli a corto raggio, spina dorsale del network, i passeggeri non sarebbero disposti a pagare un extra per la connettività.

È da qui che il confronto tecnico deraglia. Da una parte Musk, convinto che l’Internet a bordo sia un fattore competitivo destinato a fare la differenza, dall’altra O’Leary, fedele a un modello che mette al centro il taglio dei costi e considera il Wi-Fi un servizio non essenziale.

La miccia è accesa, e da questo momento il dibattito smette di essere solo industriale per diventare personale.

Musk vs O’Leary: dai tweet agli insulti, il confronto deraglia

La prima replica arriva da Elon Musk sul terreno che conosce meglio, X. Il fondatore di SpaceX accusa Michael O’Leary di essere “male informato” e avverte che Ryanair rischia di perdere passeggeri a vantaggio delle compagnie che offrono Internet a bordo. Ma il dibattito dura poco. L’argomentazione tecnica lascia rapidamente spazio allo scontro personale.

In un’intervista radiofonica O’Leary ha alzato i toni, liquidando Musk come “un idiota, molto ricco ma pur sempre un idiota“, definendo la piattaforma, comprata nel 2022 dal nativo di Pretoria, “una fogna” e sostenendo che non valga la pena prestare attenzione a ciò che vi viene pubblicato. È il punto di non ritorno. La risposta di Musk è immediata e altrettanto brutale: sempre su X invita a “licenziare” il ceo di Ryanair, arrivando a definirlo un “perfetto idiota” e rilanciando l’affondo con un secco “licenziate questo imbecille”.

Il botta e risposta prosegue con un crescendo di sarcasmo che coinvolge anche il team social della compagnia irlandese. E così, durante un disservizio della piattaforma, Ryanair provoca Musk chiedendogli pubblicamente se avesse “bisogno di Wi-Fi”.

Di contro, il patron di SpaceX ha replicato rilanciando, tra il serio e il faceto, l’idea di acquistare la compagnia aerea, liquidando la provocazione con un “buona idea” quando un utente glielo suggerisce apertamente.

Musk e il sondaggio-provocazione: “Compro Ryanair?”

Lo scontro non si attenua, ma anzi si infuoca. Prima Elon Musk apre un sondaggio su X chiedendo ai suoi follower se dovrebbe acquistare Ryanair e “mettere al comando qualcuno il cui vero nome è Ryan?”, riferimento ironico al fondatore Tony Ryan, morto nel 2007.

Poi oggi nella notte arriva l’affondo diretto alla compagnia: “Quanto costerebbe comprarvi?. Una provocazione che non passa inosservata e che riporta alla mente un precedente ormai famoso: nel 2017 una battuta analoga su Twitter si trasformò, anni dopo, in una reale operazione di acquisizione.

Al di là dell’effetto mediatico, però, il terreno industriale racconta un’altra storia. Ryanair capitalizza oggi intorno ai 30 miliardi di euro ed è uno degli asset più sensibili del trasporto aereo europeo, sottoposto a rigide regole sulla concorrenza e a forti limitazioni per la presenza di investitori extra-Ue. Per questo l’ipotesi di un’acquisizione resta, nei fatti, altamente improbabile. Ma ormai la faida tra Musk e O’Leary è diventata uno scontro di potere, visibilità e influenza.

Ryanair e il Wi-Fi: la linea dei costi, non dell’ideologia

Al di là della polemica e dello scontro personale, Ryanair ribadisce una posizione che resta strettamente industriale. Il vettore non è contrario al Wi-Fi a bordo in quanto tale, ma respinge qualsiasi soluzione che comporti un aumento dei costi operativi o che finisca per essere scaricata sui passeggeri. Una linea coerente con il modello low cost, chiarita più volte dal management.

A ribadirlo è Eddie Wilson, ceo della compagnia aerea, che spiega come la compagnia sia in contatto con diversi operatori del settore, da Starlink ad Amazon Kuiper, fino ai grandi player delle telecomunicazioni. L’obiettivo è individuare una soluzione sostenibile che non generi esborsi aggiuntivi per Ryanair e non comporti sovrapprezzi per i clienti.

Il punto critico resta la struttura dei costi. Con una spesa per carburante che supera i 5 miliardi di dollari l’anno, anche un incremento marginale dei consumi viene giudicato inaccettabile. Per questo, sottolinea Wilson, il Wi-Fi potrà entrare a bordo solo se supportato da un modello di business alternativo, capace di assorbire i costi di installazione e di esercizio senza intaccare le “leggendarie” tariffe basse del vettore.

Intanto Ryanair annuncia la stagione estiva 2026

Mentre i due litiganti si scambiano colpi sui social, Ryanair guarda avanti e presenta un piano di crescita aggressivo per l’estate 2026. Il baricentro è la Lombardia, dove tra Bergamo e Malpensa il gruppo baserà 33 aeromobili, tre in più rispetto al passato, con un investimento complessivo di 3,3 miliardi di dollari. L’obiettivo è superare quota 20 milioni di passeggeri annui, in aumento del 9%, su 156 rotte complessive, sette delle quali nuove, da Lemnos a Rabat, da Edimburgo a Varsavia.

A Malpensa saranno basati 9 aerei, con 49 rotte e 6 milioni di passeggeri attesi (+15%). A Bergamo gli aeromobili saliranno a 24, le rotte a 107 e i passeggeri a 14 milioni (+6%). Rilevante anche l’impatto occupazionale con oltre 16.200 posti di lavoro supportati in Lombardia, più di mille direttamente nell’aviazione.

Il quadro si allarga poi all’intero Paese. Ryanair prevede nel 2026 una crescita del 9% in Italia, con 69 milioni di passeggeri, 111 aeromobili basati e circa 800 rotte complessive, di cui 40 nuove. A livello di network, il gruppo punta a raggiungere i 300 milioni di passeggeri entro il 2034, partendo dai 207 milioni stimati per l’anno fiscale 2026, con una presenza che oggi copre 224 aeroporti in 36 Paesi.

Accanto ai piani di espansione, però, resta aperto il fronte politico-regolatorio. Wilson è tornato a criticare duramente il sistema aeroportuale romano, giudicato non competitivo per via di tariffe che, secondo Ryanair, si avvicinano ai 50 euro e rischiano di penalizzare lo sviluppo dello scalo rispetto ai grandi hub europei come Madrid, Londra o Amsterdam. Roma, sostiene il ceo, avrebbe bisogno di un intervento governativo per ridurre i costi e recuperare attrattività, mentre Milano continua a crescere grazie a un modello considerato più efficiente. Nel mirino poi finisce anche Ita Airways, accusata di non puntare sull’espansione e sulle coincidenze, con il rischio di spostare traffico verso Francoforte e Monaco.

Altro nodo centrale è quello dell’addizionale municipale sui biglietti. Se venisse eliminata in tutti gli aeroporti italiani, Ryanair promette un piano aggiuntivo da 4 miliardi di dollari: 40 aeromobili in più, 20 milioni di passeggeri annui aggiuntivi, 250 nuove rotte e fino a 15mila nuovi posti di lavoro. La tassa viene definita “aggressiva” e in contrasto con l’esigenza di competitività richiamata anche dal rapporto Draghi.

Infine, la partita con l’Antitrust. La maxi multa da 256 milioni di euro per abuso di posizione dominante viene bollata come “manifestamente sbagliata”. Wilson rivendica il ruolo di Ryanair come operatore a favore dei consumatori, sottolineando che anche in passato la giustizia ha riconosciuto come il modello del vettore garantisca le tariffe più basse. La convinzione, ribadita senza sfumature, è che la sanzione verrà ribaltata in appello.

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