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Ex Ilva, basta rinvii, occorre il coraggio di decidere e di mettere mano al portafoglio

Per l’Ex Ilva è il momento di passare dalle proposte alle decisioni. Sul tavolo ci sono diverse offerte e ipotesi industriali: ora servono tempi certi, criteri chiari e impegni concreti su produzione, investimenti e risanamento

Ex Ilva, basta rinvii, occorre il coraggio di decidere e di mettere mano al portafoglio

Poche chiacchiere. Ora mano al portafoglio. Se un consiglio si può dare al ministro Urso è quello di non rinviare a lungo una decisione sul destino dell’Ilva di Taranto e dei siti produttivi connessi. Guai se sul suo tavolo si depositassero nuovi dossier, faldoni di carte da bollo, istanze varie e richieste di ogni genere e tipo. Trascorsi i tempi tecnici delle procedure in corso occorre saper scegliere e avere il coraggio di decidere. Tutto il resto non servirebbe ad altro che a far rimontare l’onda delle proteste e delle pretese che da troppi anni soffocano la vita del più grande impianto siderurgico d’Europa. Impianto strategico per un’economia manifatturiera e meccanica come quella italiana.

Ex Ilva, ora basta rinvii: sul tavolo le offerte per il futuro dell’acciaieria

Le proposte sono ormai agli atti: consolidata quella di Jindal. Indefinita ma valida quella americana. In corso quella ceca. In gestazione sembra essere anche quella della cordata dei siderurgici italiani. Attendere oltre risulterebbe tempo perso: il che significa gettare nella fornace di Taranto qualche miliardo di risorse finanziarie pubbliche. Occorre circoscrivere i tempi. Formalizzare tutte le offerte. Preparare gli strumenti per la loro valutazione tecnico-finanziaria tenendo conto degli interessi generali e poi… decidere, decidere, decidere.

Dal mondo delle imprese della meccanica italiana è arrivata una dichiarazione del Presidente Simone Bettini che non porta lontano: “Taranto è strategico; bisogna salvare la produzione; iniettare soldi pubblici nella gestione e negli investimenti; affidare la gestione di fatto allo Stato”. Una sponda poco percorribile sul difficile cammino della riapertura e della ripresa dello stabilimento tarantino.

La cordata italiana e l’ipotesi dello spezzatino degli impianti

Dal versante della cordata tricolore nulla per ora di ufficiale oltre alle dichiarazioni di intenti del mese di agosto. Anzi. È crescente lo scetticismo sulla operazione in sé. Basta frequentare i cosiddetti “bresciani” per cogliere il senso più vero degli intenti agostani. Solo da parte del Gruppo Marcegaglia si avvertono alcuni segnali: “Potremmo fornire per i primi anni bramme e garantire la trasformazione in coils in conto lavorazione. Potremmo sfruttare in futuro parte dell’acciaio che produrremo nel nostro stabilimento di Fos-sur-Mer. Cornigliano e Torino potrebbero essere appetibili per le loro produzioni di nastri, di banda zincata e stagnata così necessarie e vitali per la meccanica e per l’industria alimentare”.

Il presidente Gozzi che guida la cordata non nega il ricorso allo spezzatino dopo l’eventuale acquisizione della parte a freddo di Taranto. Nel frattempo (almeno 4 anni) si potrebbe andare sul mercato internazionale delle bramme e valutare l’installazione di due giganteschi forni elettrici in sostituzione degli altiforni “condannati a morte dalla Magistratura”. Su questa prospettiva le perplessità della cordata italiana diventano chiare contrarietà a fronte di un nuovo consumatore di rottame di almeno 4 milioni di tonnellate. Un suicidio per i loro stabilimenti italiani.

È questa, in parole semplici, la prudenza del presidente Gozzi e la richiesta di un ulteriore tempo di riflessione e di studio su impianti e previsioni produttive che i privati conoscono a menadito.

Urso deve fissare tempi e criteri

In questo lasso di tempo il ministro imponga i tempi delle offerte irrevocabili. Metta l’organismo di aggiudicazione nelle condizioni di una larga e tangibile rappresentatività tecnico-scientifica-finanziaria unitamente a quella territoriale.

Guai a lasciar fuori Comune, Provincia e Regione dalla decisione. Anche gli enti locali che sono stati i protagonisti del bene e del male di Taranto devono assumere la loro parte di responsabilità nella scelta. Quanto ai sindacati dopo quello che hanno fatto a Taranto per tanti anni, è un bene ascoltarli e basta.

Le offerte saranno valutate in base agli impegni certi. Gli eventuali interventi pubblici saranno slegati da qualsiasi tipo di presenza gestionale. Principalmente indirizzati al risanamento e agli investimenti. Ai privati, italiani o no, onori ed oneri. Soprattutto con la mano al portafoglio.

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