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Mps, comincia l’era Morelli. Apple, boom di iPhone 7

Cambio della guardia oggi a Montepaschi con la nomina di Marco Morelli a nuovo ad – Niente Ipo2 per Poste – Recessi generosi per Bpm e Banco Pop in vista della fusione – Cannata: finanziato il fabbisogno pubblico prima del referendum – Il petrolio fa ballare Wall Street ma Apple vola sull’onda del boom di iPhone 7

Mps, comincia l’era Morelli. Apple, boom di iPhone 7

Non è un momento facile per i mercati azionari. Alla confusione provocata dagli annunci contraddittori dei membri della Fed, più divisi che mai a una settimana dal meeting che dovrà decidere sui tassi, si è aggiunto ieri l’allarme per il petrolio: l’Agenzia internazionale dell’Energia prevede che lo squilibrio tra domanda ed offerta a livello globale sia destinato a durare l’anno prossimo, per il quarto anno consecutivo. Stessa diagnosi da parte dell’Opec, a meno di due settimane dal vertice che potrebbe concordare un nuovo tetto alle estrazioni. Nell’attesa, però, l’Arabia Saudita ha scavalcato gli Usa quale primo produttore mondiale.

A complicare il quadro contribuiscono le preoccupazioni sul referendum italiano. Una vittoria del No, secondo l’agenzia di rating Fitch, provocherebbe uno shock. Analisi ribadita dall’ambasciata Usa: “Sarebbe un passo indietro per gli investimenti esteri in Italia”. Ne fa le spese in particolare Unicredit, l’istituzione finanziaria più esposta e fragile in attesa dell’aumento di capitale.

Ma, a sorpresa, arriva dagli Usa una buona notizia. Aumenta in maniera sensibile il reddito medio delle famiglie americane: 56,500 dollari (+5,2%), il maggior aumento dal 2008, secondo il Census Bureau, il più alto in assoluto al netto dell’inflazione dal 1967, quando sono state raccolte le prime statistiche. La politica economica del presidente Obama, combinata con i tassi bassi della Fed, ha funzionato.

PESANO PETROLIO E TASSI. BAYER AD UN PASSO DA MONSANTO

Frena ma non troppo l’Asia, sotto la pressione del calo dei titoli petroliferi. A Tokyo (-0,3%) tornano a scendere i rendimenti dei titoli del debito: il Jgb a due anni tratta a -0,265%. Il Nikkei Times rivela che il governo sta preparando una serie di interventi a sostegno del mercato: la politica dei tassi negativi è destinata a durare. Piatta Hong Kong (-0,08%).

Salgono anche i tassi dei T-Bond 10 americani all’1,75%, ai massimi dai giorni della Brexit, a conferma che la tensione in vista della riunione della Fed del 20-21 settembre è sempre più alta. La corsa a vendere bond a lunga scadenza mostra che il mercato, nel medio periodo, si aspetta un graduale rialzo dei tassi di interesse. La percentuale di economisti che si aspetta un rialzo dei tassi nella prossima riunione della Fed del 20-21 settembre è scesa al 22%, dal 30%. La percentuale sale al 50% se riferita alla riunione che la Fed terrà al mese di dicembre.

In forte calo gli indici azionari Usa: il Dow Jones è calato dell’1,41%, l’S&P dell’1,46%. Oltre il punto percentuale anche le perdite del Nasdaq (-1,09%). A Borsa chiusa è arrivata la notizia che l’affare del secolo è in dirittura d’arrivo: il colosso dell’agribusiness Monsanto sta per passare sotto il controllo della tedesca Bayer per 66 miliardi di dollari, ovvero 130 dollari per azione.

APPLE VOLA: IPHONE 7 FA IL PIENO

A limitare i danni ci ha pensato Apple (+2,55%) spinta dagli ottimi dati sulle vendite del nuovo iPhone7 nei primi tre giorni. La società di Cupertino tiene fede alla promessa di non fornire indicazioni sulla prima settimana di vendite, ma l’operatore di telefonia mobile Sprint ha rivelato che le richieste sono state travolgenti, quattro volte più alte rispetto a quelle registrate nello stesso lasso di tempo per l’iPhone 6S. Anche da T-Mobile sono arrivate indicazioni di un grande successo del nuovo telefonino Apple.

L’ipotesi di un rialzo dei tassi disturba invece le valute dei Paesi emergenti. Il Real brasiliano cede quasi il 2% nei confronti del dollaro, mentre la borsa di San Paolo perde il 2,7%. Scende il petrolio e trascina in ribasso i titoli petroliferi (Stoxx europeo del settore -2,2%). Il Brent è scambiato a 47,1 dollari al barile (-2,4%), Wti in ribasso del 3% a 44,8 dollari. Eni perde il 3,2%, Saipem -4,6%, a Parigi Total scende del 3%.

L’ITALIA RALLENTA, MILANO ANCORA MAGLIA NERA

È prevista un’apertura in lieve rialzo per le Borse europee, dopo una giornata di ribassi sulla scia di Wall Street. Piazza Affari si conferma, per il secondo giorno di fila, maglia nera tra i listini europei: Milano ha chiuso a -1,7% a quota 16.548 punti. A breve distanza Madrid (-1,4%), seguita da Parigi (-0,9%). Hanno limitato i ribassi, invece, Francoforte (-0,3%) e Londra (-0,3%).

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha anticipato la revisione al ribasso delle stime sulla crescita. In particolare, secondo Reuters, l’incremento del Pil dovrebbe essere ridotta quest’anno o da +1,2% a +0,8/+0,9%, praticamente la stessa performance con cui l’Italia ha chiuso il 2015. L’indebitamento netto dovrebbe essere lievemente innalzato, dal 2,3% del Pil indicato a metà aprile a quota 2,4%, mentre è sempre più a rischio l’obiettivo di un rapporto debito/Pil in lieve calo rispetto al 132,7% del 2015. Il 2017 non offre molti margini: il Pil dovrebbe essere fissato a +1/+1,1% a fronte della precedente stima di +1,4%.

CANNATA: IL FABBISOGNO 2016 RAGGIUNTO PRIMA DEL REFERENDUM

In pratica invariati i titoli di Stato. A caratterizzare la seduta è stato il collocamento del Tesoro di quattro Btp – a tre, sette, venti e trent’anni – per complessivi 8 miliardi di euro. Rispetto al collocamento precedente – risalente a metà luglio – la risalita dei rendimenti è stata pari a due centesimi sul 3 anni aprile 2019.

Il direttore del debito pubblico, Maria Cannata, ha ricordato che il programma di emissione del Tesoro per il 2016 è a buon punto e sarà quasi completato quando si terrà il referendum costituzionale. Intanto il Tesoro italiano continua a sondare il terreno per la possibile emissione di un Btp a 50 anni.

CAMBIO DELLA GUARDIA IN MPS. RECESSI GENEROSI PER BPM-POPOLARE

Sempre sotto i riflettori il comparto bancario. Continua il tiro al bersaglio su Unicredit (-4%), in attesa di decisioni sulla vendita di Pioneer. In ribasso anche Monte Paschi (-1%) alla vigilia del cambio della guardia. È arrivata ieri la luce verde della Bce alla nomina di Marco Morelli alla carica di amministratore delegato e direttore generale e alla revisione del piano di risanamento messa a punto dagli advisor, JP Morgan e Mediobanca (-0,5%). Oggi il Cda della banca senese procederà alla nomina del nuovo ad.

La nascita del polo Banco Popolare-Bpm è di “grandissimo rilievo”, ha detto il premier Matteo Renzi benedicendo la prossima fusione. Salgono intanto sia Banco Popolare (+1%) sia B. Pop. Milano (+1%). I due istituti hanno annunciato un prezzo del diritto di recesso superiore alle ultime quotazioni. Il valore di liquidazione unitario delle azioni ordinarie di Banco Popolare oggetto di recesso è stato fissato a 3,156 euro, +38% rispetto alla quotazione attuale. Bpm ha fissato a 0,4918 euro per azione il prezzo dell’eventuale diritto di recesso nell’ambito della fusione con il Banco Popolare. Si tratta di un prezzo superiore dl 28% rispetto alla quotazione attuale

Generali -3,5%.

SALTA L’IPO 2 DI POSTE. AI BROKER PIACE L’IPOTESI PIONEER

Brilla Poste Italiane (+1,7%), dopo le dichiarazioni di diversi esponenti del governo che annunciano lo slittamento del collocamento del 29%. Il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Antonello Giacomelli, ha dichiarato che il collocamento della seconda tranche di Poste da parte del Tesoro (pari al 29,7%) è stato messo in stand-by dal governo. Nel suo intervento, il sottosegretario ha poi aggiunto che “ogni decisione strategica su Poste non può prescindere da una decisione di Palazzo Chigi”. I broker, intanto, promuovono la possibile acquisizione di Pioneer da condurre assieme ad Anima, partner commerciale di Poste (+3,7%).

CROLLA TELECOM: LA UE RITIRA LA RIFORMA DEL ROAMING

Giornata da dimenticare per Telecom Italia, la tlc peggiore in Europa con un ribasso del 4%, innescato dalle indiscrezioni sulle mire di espansione aggressiva in Italia della francese Iliad e dalle novità in arrivo da Bruxelles. Le società di tlc soffrono dopo la notizia che la Commissione europea ritirerà la sua proposta sulla revisione delle tariffe di roaming.

Il progetto prevedeva la sospensione di qualsivoglia onere per 90 giorni l’anno per chi viaggiava all’interno dell’Europa, periodo successivamente al quale sarebbero tornati attivi i costi per la fruizione del servizio. L’impatto maggiore, non è da identificarsi nel venir meno dei ricavi da roaming, quanto negli effetti di erosione delle tariffe domestiche, che potrebbero convergere verso livelli minimi in ogni Paese europeo. Oggi il ricavo medio per utente (Arpu) del contratto Vodafone in Romania a 11,7 euro al mese contro i 30,5 euro in Olanda.

Tra le utility, bene A2A (+0,2%): il presidente della società, Giovanni Valotti,, in merito ai progetti per lo sviluppo delle infrastrutture in fibra ottica ha dichiarato che il dialogo è aperto “con tutti i soggetti”, anche con Enel (-1,4%). Il memorandum siglato con Telecom Italia, ha aggiunto Valotti, è “un accordo non vincolante e non esclusivo”.

LUXOTTICA E MONCLER SUGLI SCUDI. GLI M&A SPINGONO STM

Bene il lusso. Luxottica +1,5%, promossa da Deutsche Bank a Buy a Hold. Bryan Garnier ha confermato la raccomandazione hold con un prezzo obiettivo a 54 euro. Continua il rally di Moncler (+1,5%): secondo Mediobanca Securities l’azione arriverà a 20,4 euro (outperform). In positivo anche Ynap (+0,1%). Ferragamo scende dello 0,2%, Tod’s -0,3%. Oggi usciranno i dati di Hermès.

Tra i titoli industriali StM sale dell’1,2% sostenuta dall’appeal M&A. Renesas, società giapponese focalizzata nel design e produzione di semiconduttori per il settore automotive, ha acquisito il gruppo americano Intersil per 3,2 miliardi di dollari. Leonardo-0,1%, Fiat Chrysler -1,4%.

Scende anche Buzzi(-2,5%), declassata da Mediobanca e Neutral da Outperform con un target price alzato a 19 euro da 18,60 euro. Il nuovo prezzo obiettivo promette comunque un upside del 6,7% sull’attuale prezzo del titolo ed è del 5,3% inferiore ai 20,1 euro indicati dal consensus. Secondo gli analisti di Piazzetta Cuccia, dopo anni di crescita il mercato Usa potrebbe fermarsi e questo avrebbe ripercussioni sul titolo molto esposto in Usa.

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