È entrata nel vivo l’assemblea degli azionisti di Banca Monte dei Paschi di Siena, chiamata a rinnovare il consiglio di amministrazione e a definire i nuovi equilibri di governance per il prossimo triennio, in uno dei passaggi più delicati della fase post-privatizzazione dell’istituto, con mercato e grandi soci impegnati in una partita ancora aperta. Nel corso dei lavori è arrivato il via libera ai principali punti all’ordine del giorno: approvati il bilancio 2025, la distribuzione del dividendo e la politica di remunerazione.
Sul fronte delle presenze, il capitale rappresentato in assemblea si ferma al 64,11%, sotto le attese della vigilia. Prima dell’assemblea, infatti, risultavano depositate azioni per quasi il 69% del capitale, con un pacchetto pari a circa il 4% che sarebbe stato ritirato all’ultimo momento, lasciando quindi all’appello uno o più soci rilevanti.
Il mercato osserva con attenzione: il titolo Mps si muove in rialzo di circa l’1,9% a 8,38 euro, sostenuto dalle aspettative sugli esiti del voto e sulle strategie del nuovo board. Il tutto in un contesto reso più complesso dal nuovo impianto della Legge Capitali, che in caso di vittoria della lista del consiglio prevede una seconda votazione sui singoli candidati aperta a tutti gli azionisti.
Mps: ok a bilancio, dividendo e nuovo cda da 15 membri con due vicepresidenti
L’assemblea di Mps ha approvato il bilancio 2025 con il 99,62% dei voti favorevoli, lo 0,04% contrari e lo 0,30% di astenuti, mentre le quote non votanti si sono attestate allo 0,02%. Ok quasi unanime anche alla destinazione dell’utile e alla distribuzione del dividendo deliberato dal Cda, approvata con il 99,90% dei consensi, lo 0,01% di voti contrari e lo 0,07% di astenuti. Ampio consenso, infine, sulla politica di remunerazione, con il 96,4% dei voti favorevoli sul rapporto tra parte fissa e variabile, il 94,8% sulla prima sezione della politica retributiva (voto vincolante) e il 95,1% sulla seconda sezione sui compensi corrisposti (voto non vincolante).
Sul fronte della governance, i soci hanno dato il via libera con ampia maggioranza al nuovo consiglio di amministrazione da 15 membri, approvato con il 98,25% dei voti favorevoli l’1,44% contrari e lo 0,3% di astenuti, alla presenza del 64,94% del capitale. Approvata anche l’istituzione di due vicepresidenti, con il 97,8% dei voti favorevoli, l’1,31% contrari e l’1,35% di astenuti. La decisione rafforza l’assetto del board in vista del prossimo triennio.
Assemblea Mps: tre liste in campo con Delfin ago della bilancia
La competizione per il rinnovo del consiglio vede contrapposte tre liste. La prima è quella del consiglio uscente, con Fabrizio Palermo candidato amministratore delegato e Nicola Maione alla presidenza. La seconda è la lista promossa da Plt Holding della famiglia Tortora, che sostiene il ritorno di Luigi Lovaglio e propone l’ex presidente Cesare Bisoni alla presidenza, pur senza un punto specifico all’ordine del giorno. La sua eventuale nomina potrebbe arrivare nel nuovo cda, se la lista Plt risultasse la più votata e l’assemblea non confermasse Maione.
Le liste principali partono con un margine iniziale a favore della governance uscente, ma il risultato resta incerto per la forte frammentazione dell’azionariato.
Il baricentro del voto resta nelle mani dei grandi investitori. La holding Delfin, con il 17,5%, è il principale ago della bilancia dell’assemblea. Seguono il gruppo Caltagirone con il 10,26%, BlackRock con il 4,98%, il ministero dell’Economia con il 4,86% e Banco Bpm con il 3,74%.
Sul fronte dei fondi, il blocco istituzionale (circa 20%) risulta diviso tra posizioni differenti: Norges Bank orientata verso la lista Plt, Vanguard più vicina al fronte del consiglio uscente e BlackRock su una posizione più flessibile, contribuendo così a mantenere l’esito ancora altamente incerto.
Il rinnovo del cda, inoltre, ha riflessi che vanno oltre la singola banca perché contribuisce a definire la regia del perimetro che include Mediobanca, ormai di fatto integrata, e la sua partecipazione del 13% in Generali, con impatti su circa 750 miliardi di masse gestite complessive, rendendo la partita di Siena centrale anche per gli equilibri più ampi del sistema finanziario italiano.
Maione: “Mps ha rafforzato anche l’intero sistema bancario italiano”
Aprendo i lavori, il presidente Nicola Maione ha rivendicato il percorso di rilancio dell’istituto, sottolineando il ruolo della banca non solo nel proprio recupero competitivo ma anche nel rafforzamento del sistema bancario nazionale. “La solidità ritrovata di Mps ha contribuito a quella dell’intero sistema bancario, senza dimenticare le radici nel territorio”, ha dichiarato Maione, ricordando la lunga esperienza nel consiglio e il lavoro svolto negli ultimi anni.
Il presidente ha evidenziato il contributo collettivo del management e dei dipendenti: “Se oggi la banca è tornata competitiva è grazie alle donne e agli uomini che ci lavorano”. Ha poi definito il lavoro del consiglio di amministrazione “straordinario”, ringraziando tutti i consiglieri “nessuno escluso”.
In chiusura, un passaggio personale: “Non so come finirà l’assemblea, ma io e tutto il Cda ci mettiamo la faccia. Ho dato tutto quello che potevo per questa banca e lo farò sempre”.
Fondazione Mps: sì ai conti, astensione sulla governance
Nel dibattito è intervenuta anche la Fondazione Monte dei Paschi di Siena, azionista con una quota dello 0,2%, che ha espresso voto favorevole sui primi punti all’ordine del giorno ma ha scelto di non partecipare alle decisioni sulla governance.
Il presidente Carlo Rossi ha ribadito il sostegno “vigile” alla banca e l’importanza del radicamento sul territorio, sottolineando la continuità del percorso seguito negli ultimi anni. Rossi ha però avvertito che eventuali cambi di strategia non dovrebbero spostare la banca verso logiche troppo finanziarie o di riposizionamento, perché non coerenti con la storia e la vocazione di Banca Monte dei Paschi di Siena e potenzialmente rischiosi nel lungo periodo. Per l’azionista storico resta centrale il ruolo di banca commerciale, con attenzione alle famiglie, alle imprese e al legame con i territori, considerato un elemento chiave per il futuro dell’istituto.
La Fondazione ha infine confermato fiducia nel management e nel percorso industriale, ricordando anche il recente aumento della propria partecipazione.
Cronaca dell’assemblea Mps in corso
Tra i presenti anche il ceo uscente Luigi Lovaglio, seduto in platea, insieme ai principali rappresentanti degli azionisti. Per Plt Holding è presente Pierluigi Tortora con la figlia Eleonora, mentre per il gruppo Caltagirone partecipano Alessandro Caltagirone e il manager Filippo Noto.
Sul fronte delle delibere, I soci hanno bocciato in modo netto l’azione di responsabilità promossa da Bluebell di Giuseppe Bivona contro Maione e Lovaglio: il 94,49% ha votato contro la prima e il 96,49% contro la seconda. L’iniziativa contestava la gestione dell’operazione Mediobanca, che secondo Bluebell andrebbe letta contabilmente come un’acquisizione di Mps da parte di Mediobanca e quindi trattata come fusione inversa secondo lo Ifrs3.
Nel suo intervento, Bivona ha richiamato anche l’audizione del procuratore di Milano Marcello Viola in Commissione Banche sull’inchiesta su un presunto concerto tra Caltagirone, Milleri e Lovaglio nella scalata a Mediobanca. Ha inoltre citato le parole di Lovaglio sul superamento del 66% del capitale, ritenendo però questa previsione poco coerente con la struttura post-operazione, dove gli azionisti di Mediobanca risulterebbero in maggioranza nel nuovo gruppo. Da qui l’ipotesi, avanzata da Bluebell, di possibili accordi tra alcuni soggetti chiave, con una chiusura polemica: una ricostruzione che, se fosse una serie tv, “sarebbe più coerente di Netflix”.
La seduta è stata prima segnata da un intervento acceso dell’azionista Bivona, che ha criticato il presidente Maione per non aver ringraziato il ceo uscente Lovaglio. “Ma come, lei ringrazia tutti e non ringrazia il dottor Lovaglio?”, ha dichiarato, suscitando reazioni contrastanti tra applausi e fischi.
Bivona è tornato successivamente sul tema, giudicando “scortese” l’assenza di un ringraziamento e ribadendo il proprio ruolo di oppositore. Nel suo intervento ha poi richiamato il paragone tra Mps e le grandi banche internazionali dopo l’integrazione con Mediobanca, citando i costi dei salvataggi pubblici e alcune vicende giudiziarie ancora aperte, fino alla dichiarazione finale di voto: “Mi avvio a concludere, spero che anche questa presidenza stia concludendo”.
Ultimo aggiornamento mercoledì 15 aprile 2026 alle ore 15:11