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Microsoft contro OpenAI e Amazon: pronta causa da 50 miliardi sul cloud AI

Microsoft valuta azioni legali contro OpenAI e Amazon per l’accordo da 50 miliardi su Frontier. Al centro lo scontro su Azure, AWS e il futuro dell’intelligenza artificiale. Ecco cosa succede

Microsoft contro OpenAI e Amazon: pronta causa da 50 miliardi sul cloud AI

Il rapporto era già in crisi da tempo ma ora, dopo lo storico e clamoroso accordo tra OpenAI e Amazon annunciato a novembre, lo scontro entra in una fase potenzialmente esplosiva: Microsoft starebbe valutando un’azione legale contro la società guidata da Sam Altman. A rivelarlo per primo è il Financial Times, che descrive un conflitto sempre più aperto tra i giganti della tecnologia per il controllo dell’intelligenza artificiale.

Perché Microsoft vuole fare causa ad OpenAI

Al centro dello scontro c’è l’intesa tra OpenAI e Amazon Web Services, un accordo da circa 50 miliardi di dollari legato allo sviluppo e alla distribuzione di Frontier, la nuova piattaforma enterprise basata su agenti di intelligenza artificiale.

Il nodo è tutto nella compatibilità tra questo accordo e i rapporti già in essere con Microsoft. Amazon può offrire Frontier senza violare gli impegni presi da OpenAI? Secondo le ricostruzioni, a Redmond la risposta è negativa. L’intesa storica prevede infatti che l’accesso ai modelli della startup avvenga tramite Azure, il cloud di Microsoft, un vincolo che rischia di entrare in collisione con l’espansione della partnership tra OpenAI e Amazon.

Va però ricordato che Microsoft è stata per anni il fornitore cloud esclusivo di OpenAI, a partire dal primo investimento da 1 miliardo di dollari nel 2019. Un’esclusiva che è stata formalmente superata con la ristrutturazione della società approvata lo scorso ottobre, pur lasciando in piedi alcune clausole chiave che oggi sono al centro della disputa.

Azure contro Aws: la battaglia è strategica

La questione va ben oltre il piano legale e tocca direttamente gli equilibri industriali del settore. I prodotti di OpenAI hanno avuto un ruolo chiave nella crescita di Azure, contribuendo a spingere i ricavi del cloud Microsoft su livelli record e rafforzandone il posizionamento globale.

L’ingresso di Amazon come partner di riferimento per Frontier rischia però di alterare questo equilibrio. Aws si candiderebbe a diventare l’infrastruttura centrale per una delle piattaforme più avanzate nel campo degli agenti di intelligenza artificiale, in grado di operare in autonomia e gestire processi complessi all’interno delle aziende.

Per Microsoft, si tratta quindi di una minaccia su più livelli: non solo una possibile violazione contrattuale, ma anche un attacco diretto alla propria leadership nel mercato del cloud e dell’AI.

Microsoft vs OpenAi: qual è stato il punto di rottura

Il cuore della disputa riguarda le modalità tecniche di accesso ai modelli OpenAI. Microsoft fa leva su una clausola chiave che impone che tutte le chiamate alle Api passino attraverso Azure.

Amazon e OpenAI stanno però sviluppando un’alternativa. Il progetto si basa su un’infrastruttura definita “Stateful Runtime Environment”, pensata per funzionare su Aws e consentire agli agenti di intelligenza artificiale di utilizzare dati aziendali, memoria e diversi strumenti software in modo integrato.

Per Microsoft, questo approccio non sarebbe compatibile con l’accordo e rischierebbe di aggirarne i vincoli, violandone quantomeno lo spirito. OpenAI, invece, ritiene che la soluzione resti entro i limiti contrattuali, sostenendo che non si tratti di un accesso diretto ai modelli in contrasto con quanto previsto dall’intesa.

OpenAi tratta ma la minaccia di Microsoft resta

Nonostante il clima teso, le parti sarebbero ancora in trattativa per evitare lo scontro in tribunale, soprattutto in vista del lancio ufficiale di Frontier.

La posizione di Microsoft, però, appare netta. Secondo fonti vicine al dossier, il gruppo sarebbe pronto a difendere il contratto anche legalmente nel caso di violazioni. Una linea dura che riflette la crescente frizione con OpenAI, sempre più orientata a diversificare i partner e a ridurre la dipendenza dal suo storico finanziatore.

OpenAI tra espansione, rischi legali e il caso Pentagono

Per OpenAI è una fase estremamente delicata. La società ha appena chiuso un nuovo maxi round di finanziamento e sta cercando di rafforzare la propria infrastruttura per sostenere i costi sempre più elevati legati allo sviluppo e al funzionamento dei modelli di intelligenza artificiale.

In questo scenario, un eventuale scontro legale con Microsoft rischierebbe di pesare sui piani di crescita, inclusa una possibile quotazione in Borsa già nel corso dell’anno. Nonostante la recente raccolta da 110 miliardi di dollari, il fabbisogno di capitale resta elevato per finanziare la potenza di calcolo necessaria ai modelli linguistici.

Il quadro è reso ancora più complesso dalla causa avviata da Elon Musk contro l’amministratore delegato Sam Altman, con cui aveva co-fondato la startup nel 2015. Il processo, atteso il prossimo mese a Oakland, aggiunge ulteriore pressione su una fase già critica. “L’ultima cosa di cui OpenAI ha bisogno in questo momento è un’altra causa”, ha osservato una fonte vicina alla posizione di Microsoft.

A complicare ulteriormente la situazione c’è poi il fronte politico e reputazionale aperto con l’accordo siglato con il Pentagono. La collaborazione, che riguarda l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle infrastrutture militari statunitensi, ha sollevato forti polemiche, soprattutto sul piano etico, dopo che la rivale Anthropic aveva rifiutato condizioni simili legate alla sorveglianza e all’uso militare dell’AI. E gli utenti hanno scelto da che parte stare. Negli Stati Uniti le disinstallazioni di ChatGPT sono aumentate del 295% in pochi giorni rispetto a una media giornaliera del 9%, mentre i download del concorrente Claude di Anthropic sono cresciuti rapidamente, arrivando in alcuni casi a superare quelli dell’app di OpenAI.

Sam Altman ha provato a ridimensionare le preoccupazioni, chiarendo che i sistemi dell’azienda “non saranno utilizzati intenzionalmente per la sorveglianza interna” e sottolineando che il Pentagono ha mostrato un “profondo rispetto per la sicurezza”. Resta però il segnale di una crescente sensibilità dell’opinione pubblica sull’uso dell’intelligenza artificiale in ambito militare.

In questo contesto, tra tensioni legali, pressioni politiche e reazioni del mercato, un nuovo contenzioso – per di più “fratricida” – rappresenterebbe un ulteriore elemento di incertezza per il futuro di OpenAI, proprio mentre la società cerca di espandersi e consolidare la propria posizione globale.

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