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Mediobanca: Veronesi con Nagel, Cattaneo con Delfin. Tutti i nomi che contano nell’azionariato della banca

Non solo i nomi storici hanno permesso alla lista del cda di ottenere la maggioranza dei voti. Dal verbale dell’assemblea emergono anche i nomi dei nuovi soci di piazzetta Cuccia e anche i più piccoli

Mediobanca: Veronesi con Nagel, Cattaneo con Delfin. Tutti i nomi che contano nell’azionariato della banca

I grandi nomi sono già noti, ma dai verbali dell’assemblea dello scorso 28 ottobre ora si può vedere come azionisti vecchi e nuovi di Piazzetta Cuccia hanno votato per il rinnovo del consiglio di amministrazione di Mediobanca.

L’assemblea di Piazzetta Cuccia ha votato a favore della lista del consiglio uscente che ha prevalso su quella di Delfin. La lista del cda ha ottenuto il 52,6% del capitale presente, pari al 40,4% del capitale totale), Delfin il 41,74% (il 32,06% del capitale totale) mentre Assogestioni ha ottenuto il 4,64% dei presenti (3,5% del totale). Al momento del voto era presente in assemblea il 76,81% del capitale. Ma ecco come si sono schierati i vari soci, dai maggiori ai più piccoli.

I new entry sostenitori alla lista del Cda

La formazione ha confermato alla guida di Piazzetta Cuccia il ceo Alberto Nagel e il presidente Renato Pagliaro grazie soprattutto al massiccio appoggio degli investitori istituzionali.
Ma dai verbali dell’assemblea emergono anche gli altri sostenitori della lista, con la novità di tre nuovi soci dal mondo imprenditoriale: la famiglia Chiarva, attiva nella produzione di pali per le tlc e forte dell’1,14% di Mediobanca, Sandro Veronesi, patron di Calzedonia entrato con lo 0,07%, e Alberto Aspesi, fondatore dell’omonima azienda di moda, con lo 0,31%.

Inoltre compaiono la famiglia Merloni (0,2% attraverso Fineldo) e gli imprenditori bolognesi e pattisti Seragnoli che, a differenza di quanto accaduto nell’assemblea di Generali del 2022, questa volta hanno deciso di sostenere Nagel. La loro cassaforte Mais è intervenuta in assemblea con lo 0,4% del capitale. Inoltre dai verbali emerge l’appoggio della famiglia Benetton alla lista del cda con il 2,1% detenuto dal veicolo Schema Delta. Poi c’è lo storico accordo di consultazione (10,8%) che include nomi come Mediolanum, Lucchini, Pecci, Angelini e Monge.

Ma il board ha potuto contare anche sul voto favorevole di alcune fondazioni e casse di previdenza. Tra le prime ci sono state la CrFirenze (0,11%), la Banca del Monte di Rovigo e Banco di Sardegna (178 mila titoli) e la Cassa dei Farmacisti (0,01%). Infine il banchiere ha potuto persino contare sul voto favorevole del fondo pensione dei giocatori di baseball americani.

Gli schieramenti pro-Delfin

Oltre naturalmente alla stessa holding lussemburghese (titolare del 19,7%) si è espresso a favore Flavio Cattaneo. L’amministratore delegato dell’ Enel è anche consigliere di Generali (partecipata da Piazzetta Cuccia al 13,1%) dove era stato nominato nell’aprile del 2022 in quota Caltagirone. Il manager milanese è presente nel capitale di Mediobanca sia in forma diretta (200 mila azioni, pari allo 0,02%), sia attraverso la holding personale Essecieffe Investment (900 mila azioni, 0,1%), quota che ai valori odierni vale complessivamente quasi 12 milioni di euro, secondo una ricostruzione di Mf.

L’unico membro della famiglia Del Vecchio a esprimersi direttamente in assemblea è stato Matteo Del Vecchio. Si tratta del primogenito di Claudio, primo figlio di Leonardo, che dopo l’esperienza in Brooks Brothers, da fine 2020 è in EssiLux dove ora ricopre il ruolo di head of integration. Il nipote del defunto patron di Luxottica è intervenuto nell’assemblea di Mediobanca con un piccolo pacchetto di 693 azioni. Sempre dal mondo Essilux viene Alessandra Senici, compagna del ceo e presidente di Delfin Francesco Milleri. Senici, che nel colosso dell’occhialeria è a capo della piattaforma per la formazione online dei dipendenti, ha votato a favore della lista della cassaforte con un pacchetto di 262 azioni.

Tra i sostenitori di Delfin sono stati meno numerosi gli investitori istituzionali. Hanno fatto eccezione due banche romane: la Finnat della famiglia Nattino e la Banca del Fucino fondata della famiglia Torlonia (con una quota complessiva pari allo 0,13%). A sostegno della lista si sono poi espressi alcuni fondi di Azimut per lo 0,03% del capitale.

Delfin ha inoltre ottenuto il voto dell’imprenditore bolognese Giulio Gallazzi (fondatore di Sri Group e presente in assemblea con 32.000 azioni) e di Bernardo Vacchi, cugino del patron di Ima Alberto e detentore di un pacchetto di 400 mila azioni (0,04% del capitale) attraverso la holding Finvacchi.

Per Milleri si è espresso anche l’imprenditore della ceramica Romano Minozzi sia direttamente che attraverso le società operative Iris Ceramica e Granitifiandre, per una partecipazione complessiva dello 0,77%. Uno degli appoggi maggiori è arrivato dalla galassia Caltagirone, presente in assemblea con una quota complessiva del 9,98% pari a 84,7 milioni di azioni.

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