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Medie imprese del Mezzogiorno: nel 2025 due su tre puntano alla crescita, ma non mancano le criticità

Il rapporto di Area Studi Mediobanca, Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere fotografa un Mezzogiorno dinamico, con medie imprese fiduciose nel 2025 grazie a crescita, investimenti ed export. Restano però i nodi di caro-energia, burocrazia e carenza di competenze

Medie imprese del Mezzogiorno: nel 2025 due su tre puntano alla crescita, ma non mancano le criticità

Le medie imprese del Mezzogiorno guardano al futuro con un cauto ma solido ottimismo. Nel 2025, quasi due aziende su tre (65,4%) prevedono un aumento del fatturato, una quota superiore a quella del Centro-Nord (55,4%), mentre un ulteriore 21,2% stima di mantenerlo stabile. È uno dei principali risultati che emerge dal rapporto “Scenario competitivo, Esg e innovazione strategica nelle medie imprese del Mezzogiorno”, realizzato dall’Area Studi Mediobanca, dal Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere e presentato a Matera.

Un tessuto produttivo che si è rafforzato nel tempo

In ventotto anni il sistema delle medie imprese meridionali è quasi raddoppiato, arrivando a contare 408 società di capitali a controllo familiare italiano. Si tratta di aziende con 50–499 addetti e un fatturato compreso tra 19 e 415 milioni di euro, capaci di generare l’11,8% del valore aggiunto manifatturiero del Mezzogiorno.

La dinamica di crescita è di lungo periodo: nel decennio 2014-2023 il fatturato delle Mid-Cap meridionali è aumentato del 78,1%, contro il 52,8% delle altre aree del Paese. A questo si aggiunge il dato del 2024, che ha visto un ulteriore +1,8%, in netta controtendenza rispetto al -1,7% registrato nel Centro-Nord. Anche il tasso di competitività nello stesso arco temporale risulta superiore di quasi 25 punti percentuali rispetto agli altri territori.

Prezzi, tasse e burocrazia: le principali criticità

L’ottimismo non cancella le difficoltà. La concorrenza di prezzo resta la principale preoccupazione per il 64% delle medie imprese del Mezzogiorno (70,7% nel Centro-Nord), mentre pesa meno la competizione sulla qualità (22% contro 12,5%). A ciò si aggiungono il mismatch di competenze, indicato dal 23,2% delle imprese come un freno alla crescita, e la burocrazia, che per il 41,3% ostacola il percorso verso la sostenibilità.

Un ulteriore elemento di pressione è rappresentato dalla fiscalità: tra il 2014 e il 2023, le medie imprese meridionali hanno sopportato un livello di tassazione mediamente più elevato rispetto a quelle del Centro-Nord. Se avessero beneficiato delle stesse aliquote, avrebbero potuto risparmiare circa 230 milioni di euro in dieci anni.

Energia cara, margini sotto pressione

Il caro-energia continua a comprimere i margini. Oltre il 60% delle imprese del Mezzogiorno segnala un aumento della bolletta energetica (contro poco più del 50% nelle altre aree), con un impatto negativo sui margini per più di 6 imprese su 10 (55,5% nel Centro-Nord).

Per reagire, il 25,5% delle Mid-Cap del Sud ha già investito – o prevede di farlo – nelle fonti rinnovabili, mentre il 22,3% punta sull’ammodernamento degli impianti per migliorarne l’efficienza. Non sorprende quindi che la transizione ecologica sia una priorità: il 73,7% delle medie imprese del Sud punta alla riduzione delle fonti fossili e all’adozione di energie rinnovabili (66,6% nel Centro-Nord), il 63,2% investe in economia circolare e il 55,3% presta attenzione alle catene di fornitura responsabili. Il principale ostacolo resta però la complessità burocratica.

Occupazione in crescita, ma il mismatch resta

Tra il 2014 e il 2023 l’occupazione nelle medie imprese del Mezzogiorno è cresciuta del 34,5%, contro il 23,4% delle altre aree, con un ulteriore +5,2% nel 2024. La quota di giovani under 30 è pari al 21,4%, superiore al dato nazionale, ma la presenza femminile resta bassa (12,9%, contro il 26,2% del Centro-Nord).

Il vero nodo è lo skill mismatch: 3 imprese su 4 dichiarano difficoltà nel reperire competenze, soprattutto tecnico-specialistiche, Stem (21,3%) e green (19,1%). Per contrastarlo, il 34,8% investe in formazione continua e il 30,4% in automazione dei processi produttivi.

Nuovi mercati e investimenti: la strategia dei prossimi due anni

Guardando al futuro, le medie imprese del Mezzogiorno mostrano una forte propensione alla crescita. Il 79,6% intende espandere la propria presenza in nuovi mercati entro due anni, contro il 68,3% delle imprese delle altre aree. Inoltre, 4 Mid-Cap su 10 si dichiarano pronte ad aumentare la propria dimensione aziendale, rispetto al 28,9% del Centro-Nord.

Gli investimenti restano un pilastro centrale: il 61,2% prevede di incrementare quelli in tecnologia, il 51% punta sullo sviluppo di nuovi prodotti e servizi e il 42,9% intende accelerare sugli investimenti green, una quota nettamente superiore a quella delle imprese centro-settentrionali (27,4%).

Esg e sostenibilità: interesse alto, burocrazia come freno

L’ambiente è una priorità Esg per le medie imprese del Mezzogiorno. Il 73,7% punta alla riduzione delle fonti fossili e all’adozione di energie rinnovabili, il 63,2% investe in economia circolare e riciclo, mentre il 55,3% presta attenzione al controllo responsabile delle catene di fornitura. Tuttavia, il principale ostacolo all’avvio di strategie ambientali resta la complessità burocratica, segnalata dal 41,3% delle imprese.

Le politiche Ue sulla sostenibilità sono viste dal 41,5% delle Mid-Cap del Sud come un’opportunità per migliorare l’efficienza energetica, ma per il 13,8% rappresentano un costo economico e per il 12,8% un aggravio burocratico.

Effetto dazi: meno Usa, più Europa

I dazi statunitensi incidono in modo rilevante: una media impresa del Mezzogiorno su quattro subisce un impatto elevato e una su due prevede una riduzione dell’export verso gli Usa. Solo il 7,8% è disposto ad assorbire il costo delle tariffe pur di restare sul mercato americano.

Di conseguenza, il 35,3% delle imprese guarda a mercati alternativi all’interno dell’Ue, mentre il 20% esplora opportunità extra-Ue. Non sorprende quindi che gli incentivi all’export siano lo strumento di supporto più richiesto, indicato dal 66,7% delle Mid-Cap meridionali.

Il ruolo del capitalismo familiare

Secondo il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, le medie imprese del Mezzogiorno “si confermano un importante volano di crescita del Sud” e vanno sostenute rimuovendo gli ostacoli allo sviluppo, a partire dai servizi per l’internazionalizzazione. Per Gabriele Barbaresco, direttore dell’Area Studi Mediobanca, la loro crescita nasce dalla combinazione tra radicamento geografico e modello di capitalismo familiare, una tendenza che merita il sostegno sia del decisore pubblico sia degli attori del mercato finanziario.

Un messaggio ribadito anche da Michele Somma, presidente della Camera di commercio della Basilicata, che definisce le Mid-Cap meridionali “vere campionesse del capitalismo familiare”, pronte alle sfide globali se messe nelle condizioni di competere.

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