Condividi

Mattarella, messaggio agli italiani: “Ripugnante il rifiuto della pace. Niente più forte della democrazia. Giovani, siate esigenti e coraggiosi”

Forte messaggio agli italiani del Capo dello Stato nel tradizionale discorso di fine anno in tv. Appello alla pace, consapevolezza della forza della democrazia e incoraggiamento ai giovani

Mattarella, messaggio agli italiani: “Ripugnante il rifiuto della pace. Niente più forte della democrazia. Giovani, siate esigenti e coraggiosi”

Nel tradizionale discorso di fine anno, per lui l’undicesimo del suo lungo mandato presidenziale, mercoledì 31 dicembre 2025 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha regalato il consueto momento istituzionale di riflessione collettiva, facendo un bilancio del percorso appena concluso e prospettiva sul futuro del Paese. “Care concittadine e cari concittadini – così ha esordito il capo dello Stato -, si chiude un anno non facile. Tutti ne abbiamo ben presenti le ragioni e, come sempre, speriamo di incontrare un tempo migliore. La nostra aspettativa è anzitutto rivolta alla pace. Di fronte alle case, alle abitazioni devastate dai bombardamenti nelle città ucraine, di fronte alla distruzione delle centrali di energia per lasciare bambini, anziani, donne, uomini al freddo del gelido inverno di quei territori, di fronte alla devastazione di Gaza, dove neonati al freddo muoiono assiderati, il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte”.

Dopo questo inizio sui grandi temi internazionali e sulle speranze di pace, il discorso di Mattarella si è orientato sul 2026 che sarà l’anno in cui si festeggeranno gli 80 anni della Repubblica. Il Presidente ha sottolineato il significato profondo della Repubblica italiana, in vista appunto dell’importante ricorrenza del 80º anniversario del referendum del 2 giugno 1946, richiamando i valori della nostra Costituzione come fondamento di coesione nazionale e responsabilità collettiva. “Ottant’anni sono pochi se guardati con gli occhi della grande storia ma sono stati decenni di alto significato. Sfogliamo velocemente un album immaginario della storia della Repubblica, come talvolta si fa quando ci si ritrova in famiglia. Il primo fotogramma del nostro viaggio è rappresentato dalle donne. Il segno dell’unità di popolo, infatti, fu simbolicamente impresso dal voto delle donne, per la prima volta chiamate finalmente alle urne. Quel segno diede alla Repubblica un carattere democratico indelebile, avviando un percorso, ancora in atto, verso la piena parità”, ha detto Mattarella a reti unificate.

Nel corso del discorso, il Capo dello Stato ha anche toccato temi universali, intrecciando riflessioni sul presente e sull’avvenire. In una delle parti più citate, ha dichiarato che “la speranza della nostra Repubblica non può tradursi soltanto in attesa inoperosa”, ma deve essere alimentata dall’impegno quotidiano, dalla libertà di ciascuno e dalle scelte responsabili che ogni cittadino compie nel vivere civile. Il Presidente ha posto l’accento sui valori di unità e solidarietà che dovrebbero guidare l’Italia nel nuovo anno: “La speranza siamo noi, il nostro impegno, la nostra libertà, le nostre scelte”. Queste parole, pronunciate con tono pacato ma incisivo, fungono da stimolo affinché il 2026 sia un anno in cui rafforzare l’identità repubblicana e i rapporti sociali tra i cittadini.

Il discorso presidenziale ha poi richiamato l’attenzione sul momento storico che l’Italia attraversa, segnato da complessità e incertezze, ma anche da opportunità di crescita collettiva. Mattarella ha ricordato che l’ordine democratico e costituzionale richiede costante impegno: “La partecipazione civica, la tutela dei diritti, la promozione della solidarietà e il senso di responsabilità verso le future generazioni sono elementi essenziali per un tessuto nazionale coeso”. Un altro punto toccato è stato il richiamo esplicito alle giovani generazioni: Mattarella ha evidenziato la necessità di non lasciarsi sopraffare da fatalismi o rassegnazione, ma di “prendere in mano le loro sorti e quindi anche quelle della Repubblica”, rinnovando così l’appello alla partecipazione e all’impegno civico attivo dei ragazzi e delle ragazze italiane.

Il tono adottato dal Presidente è stato sobrio ma carico di significato: un invito alla responsabilità personale e collettiva, un incoraggiamento all’unità nazionale in un momento in cui le società contemporanee devono affrontare sfide complesse a livello economico, sociale e internazionale. Il discorso si è concluso con un augurio sentito rivolto a tutte le italiane e agli italiani, con la speranza che il nuovo anno porti serenità, pace e fiducia nel futuro. Parole che, pur ancorate alla tradizione costituzionale italiana, guardano a un domani di rinnovata coesione e partecipazione civica.

Commenta