La manovra economica arriva alla prova dell’aula tra tensioni politiche, correzioni dell’ultimo minuto e un numero significativo di stop da parte della Commissione Bilancio del Senato. Sono infatti 105 gli emendamenti dichiarati inammissibili, un dato che fotografa bene la complessità – e in alcuni casi la fragilità – della Legge di Bilancio. Diciotto sono stati respinti per materia, mentre altri ottantasette sono stati bloccati per motivi di copertura finanziaria. Una mole di modifiche che i gruppi parlamentari dovranno ora rivedere, sostituire o riformulare nel tentativo di salvare gli interventi ritenuti prioritari, in un contesto di risorse estremamente limitate: restano da trovare risorse aggiuntive per oltre un miliardo.
Tra il ritocco dell’aliquota per gli automobilistici, l’oro di Bankitalia trasferito allo Stato, tasse e condoni, la manovra 2026 conferma la sua complessità, lasciando sul tavolo un quadro di pasticci legislativi e nodi politici ancora da sciogliere prima dell’approvazione definitiva. Nel frattempo, la maggioranza si è riunita a Palazzo Chigi in un vertice “in clima di grande condivisione”, dove sono stati definiti alcuni accordi su su affitti brevi, esenzione Isee sulla prima casa, regime sui dividendi, compensazioni dei contributi previdenziali, misure per le forze dell’ordine e l’aumento dell’Irap sulle grandi banche.
L’emendamento sull’oro di Bankitalia supera il vaglio
Tra i pochi interventi che hanno invece superato la verifica di ammissibilità spicca l’emendamento firmato da Lucio Malan (Fratelli d’Italia) che attribuisce allo Stato, “in nome del Popolo Italiano”, la titolarità delle riserve auree detenute e gestite dalla Banca d’Italia. Si tratta di una norma a forte impatto simbolico, vista anche la rilevanza politica ed economica delle oltre 2.400 tonnellate d’oro custodite dalla Banca. Tuttavia, non mancano dubbi sulla legittimità costituzionale e sui vincoli europei, perché le riserve sono destinate alla politica monetaria dell’Eurosistema e non possono essere sottratte all’istituto per finanziare direttamente lo Stato. I presentatori dell’emendamento precisano che si tratta di una dichiarazione di principio, ma restano possibili riflessi politici e istituzionali che richiederebbero un chiarimento, eventualmente con il parere della Bce. La Banca centrale europea, al momento, ha puntualizzato di non essere stata consultata sulla bozza e non ha rilasciato commenti ufficiali.
Il caso Rc Auto: il ritocco dell’aliquota dal 2,5% al 12,5%
Tra i “pasticci” più discussi della manovra spunta un emendamento dell’esponente FdI Matteo Gelmetti che riguarda tutti gli automobilisti. La misura prevede un aumento drastico dell’imposta sulle polizze accessorie Rc Auto relative all’infortunio del conducente: l’aliquota passerebbe dal 2,5% al 12,5%, quintuplicando il prelievo a carico degli assicurati.
Il governo stima un gettito di circa 100 milioni di euro l’anno dal 2026, ma il provvedimento ha sollevato immediate preoccupazioni: le compagnie assicurative, infatti, scaricheranno con ogni probabilità l’intero aumento sui clienti. A inquietare il settore c’è però anche un’altra novità: la norma estende nel futuro l’interpretazione retroattiva dell’Agenzia delle Entrate, secondo cui l’aliquota corretta andava applicata già dagli anni Ottanta.
Questo può tradursi in un conto molto pesante: le assicurazioni potrebbero essere chiamate a versare al Fisco circa 1 miliardo di euro per la differenza degli ultimi dieci anni, senza sanzioni né interessi. Una cifra enorme che ha già innescato una battaglia legale. Le compagnie ritengono di avere una solida base giuridica, avendo applicato per decenni l’aliquota più bassa sulla base di un parere ministeriale del 1983. Ma se le contestazioni fiscali dovessero arrivare e le imprese decidessero di non pagare, in attesa di ricorsi, il rischio sarebbe quello di vedersi addebitare in futuro importi maggiorati fino al 400%.
Tra gli ammissibili: aumento Tobin Tax, tassa sull’oro e condoni
Tra le novità fiscali della manovra, ricevono disco verde anche l’aumento graduale della Tobin Tax, la tassa sull’oro e le misure sui condoni edilizi. La Tobin Tax, proposta da Raul Russo (FdI), mira a incrementare le entrate sulle transazioni finanziarie, suscitando però critiche dagli operatori di borsa, soprattutto in vista della riforma del Tuf. Supera il vaglio anche la tassa sull’oro da investimento, proposta da Maurizio Gasparri (FI), con aliquota del 13% sulle rivalutazioni dei lingotti, mentre la Lega ne ha presentata una variante al 12,5%, a compensazione del minore gettito derivante dalla soppressione della norma sui dividendi.Infine, restano salvi tre dei quattro emendamenti sulla sanatoria edilizia, che puntano a regolarizzare immobili, mentre è stato bloccato quello che avrebbe imposto ai Comuni di rilasciare, entro il 31 marzo 2026, i titoli abilitativi relativi alle sanatorie previste dalle leggi del 1985, 1994 e 2003. A far scattare l’inammissibilità, ancora una volta, l’assenza di coperture adeguate.
Emendamenti bocciati: tra gli altri anche la vendita delle quote Mes
Non supera invece il vaglio delle coperture neppure l’emendamento della Lega che autorizzava la cessione delle quote italiane del Mes per finanziare un aumento da 5 miliardi l’anno, dal 2026 al 2028, del Fondo per la riduzione della pressione fiscale. Un cavallo di battaglia del senatore Claudio Borghi, che si era detto soddisfatto per la possibilità di arrivare al voto, salvo poi frenare dopo il giudizio negativo della Commissione Bilancio. Borghi ha annunciato di voler verificare le motivazioni tecniche, convinto che l’emendamento “porti coperture” e possa essere recuperato.
Non ha superato il vaglio anche l’emendamento congiunto Lega-Forza Italia che riscriveva il Piano Casa, destinando risorse a giovani, coppie e anziani fino al 2030, fermato per mancanza di copertura. Bocciata inoltre la proposta della senatrice Micaela Biancofiore (Civici d’Italia) che trasferiva ai medici la responsabilità civile sui pazienti, così come quella di Fratelli d’Italia sulla detassazione dei rinnovi contrattuali, ritenuta priva di risorse adeguate.
Tra gli emendamenti respinti perché “estranei per materia” figura anche quello firmato da Massimiliano Romeo e Maurizio Gasparri, che puntava a escludere dal tetto delle retribuzioni della Pa i compensi dei manager delle società quotate a controllo pubblico. La proposta intendeva evitare che tali importi rientrassero nel limite previsto per le società pubbliche non quotate, ma è stata bloccata dalla Commissione.
Manovra: accordo su affitti brevi, Isee e dividendi. Sale l’Irap grandi banche
È stato confermato lo stop all’aumento dell’aliquota sugli affitti brevi dal 21% al 26%, che resterà invariata per la seconda casa. Per definire l’inquadramento come attività d’impresa si valuta il terzo appartamento in poi. È stato inoltre ampliato il regime di esenzione Isee sulla prima casa, mentre sull’articolo 18 relativo ai dividendi è stata chiarita la possibilità di compensazione anche per i contributi previdenziali delle imprese. Al centro del dibattito anche le misure a favore delle forze dell’ordine.
Sul fronte fiscale, cresce l’attenzione sull’Irap per le grandi banche, con un aumento di 0,5 punti che porterebbe il prelievo complessivo a 2,5 punti e un gettito stimato di circa 200 milioni di euro. Per esentare i piccoli istituti è prevista una franchigia. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha sottolineato che ci sarà un confronto diretto con i soggetti interessati, evitando che le novità siano apprese dai giornali.
Ultimo aggiornamento giovedì 27 novembre 2025 alle ore 09:25