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Macron, ecco il programma economico punto per punto

Investimenti pubblici e tagli della spesa corrente, lavoro e pensioni, capitale umano e difesa dell’ambiente: ecco i punti salienti del programma di Emmanuel Macron che domenica può conquistare l’Eliseo

Macron, ecco il programma economico punto per punto

Lui si definisce “centrista che prende il meglio della destra e il meglio della sinistra”, da alcuni è invece considerato troppo di destra per essere un candidato progressista, anche se la sua esperienza nell’ultimo governo socialista suggerisce il contrario e viene spesso impugnata dagli avversari e dalla stessa Le Pen, che ha persino definito Emmanuel Macron “compiacente con il terrorismo islamico”. Ma chi è davvero il leader di En Marche!, che contro ogni pronostico sta convincendo i francesi più dell’anti-politica e anche più dei partiti tradizionali? Quale è davvero il suo progetto economico per riformare la Francia?

Per smarcarsi da qualsiasi posizionamento e colore, non a caso Macron ha fondato un anno fa il suo movimento indipendente, En Marche!, che può essere definito di stampo liberal-progressista: liberale perché punta a un abbattimento senza precedenti della spesa pubblica e vuole ridurre le tasse (soprattutto quelle sulla prima casa e per le imprese), progressista perché non trascura le politiche sociali, apre ai diritti civile e all’immigrazione, punta a una nuova Europa aperta e solidale, per la quale si parla già di un asse con il Partito democratico guidato da Matteo Renzi.



Ecco il suo programma, punto per punto:

TASSE

La riduzione delle tasse, secondo il programma di Macron, arriverà ad essere di 20 miliardi l’anno entro la fine del quinquennio presidenziale. “L’abbassamento sarà distribuito in maniera equa tra imprese e cittadini e contribuirà a sostenere il potere d’acquisto”, recita il sito ufficiale del candidato 39enne.

IMMOBILI – In particolare, 4 francesi su 5 entro il 2020 non pagheranno più l’imposta sull’abitazione. La misura riguarderà le fasce di reddito medie e basse, ma anche per chi continuerà a pagarla sarà sensibilmente ridotta. “I mancati introiti delle amministrazioni locali saranno completamente rimborsati dallo Stato”, assicura il programma. Per fare un esempio concreto, una famiglia con due figli sarà completamente esentata fino a un reddito di 5.000 euro al mese.

IMPRESE – L’aliquota per le imprese sarà invece portata dall’attuale 33,3% al 25% entro la fine del mandato. Le imprese verranno anche esonerate da qualsiasi costo che attualmente grava nel pagamento del salario minimo (lo SMIC), per un risparmio stimato in 700 euro l’anno per ogni dipendente assunto allo SMIC.

RISPARMIO – Rispetto alla legislazione attuale, che Macron definisce una “giungla normativa”, verrà introdotta una tassazione unica su tutti i profitti derivanti da attività finanziarie (plusvalenze, interessi, dividendi, etc), che sarà pari al 30%.

AMBIENTE – Il programma parla anche di una nuova fiscalità ecologica per combattere il riscaldamento globale. In particolare sarà previsto un incentivo di 1.000 euro per tutti i proprietari di automobili inquinanti che vorranno acquistare un altro veicolo, nuovo o di seconda mano.

LAVORO E PENSIONI

CONTRATTI – L’obiettivo di Macron è di riportare il tasso al 7% entro la fine del mandato presidenziale, cioè entro il 2022. Il piano prevede di penalizzare i datori di lavoro che usano troppi contratti a breve termine, spingendo per il ricorso all’indeterminato soprattutto nei quartieri più disagiati. Si chiama “discriminazione positiva”: il governo individuerà 200 quartieri prioritari sul territorio, e darà un bonus di 15mila euro in tre anni (per ogni assunzione) alle aziende che assumeranno personale in quelle aree, per lo più banlieue o quartieri poveri.

DISOCCUPAZIONE – Il diritto al sussidio di disoccupazione sarà esteso anche ai lavoratori dimissionari, purchè solo una volta ogni cinque anni. In compenso però il sussidio non sarà più versato se il disoccupato dovesse rifiutare più di due offerte di lavoro giudicate “decenti”, ovvero dallo stipendio inferiore a non più del 20-25% al massimo rispetto a quello del precedente impiego.

SALARIO MINIMO – Macron vuole sbloccare l’equivalente di una tredicesima per i lavoratori assunti allo SMIC, ovvero al salario minimo che attualmente in Francia è intorno ai 1.150 euro al mese e coinvolge quasi 2 milioni di lavoratori, soprattutto donne e giovani. Praticamente agli impiegati di quella fascia di reddito saranno regalati quasi 100 euro in più netti al mese, una misura che ricorda gli 80 euro di Renzi.

PENSIONI – Il programma prevede il mantenimento dell’età pensionabile a 62 anni (mentre Le Pen vorrebbe abbassarla a 60, con un costo di 30 miliardi di euro) e un regime unico, che sostituisca i 37 attualmente vigenti. Il nuovo sistema sarà calcolato in base all’aspettativa di vita, “che è diversa per un dirigente o un operaio”, ha detto Macron.

INVESTIMENTI PUBBLICI

L’ex ministro dell’Economia punta a un piano monstre per la crescita, pari a 50 miliardi di investimenti programmati nei 5 anni di mandato:

– 15 miliardi andranno alla scuola e al sistema formativo;

– 15 miliardi alla transizione ecologica ed energetica (compreso il progressivo abbandono del nucleare e la sostituzione completa dei veicoli immatricolati prima del 2001);

– 5 miliardi al sistema sanitario, per il quale è previsto un programma di digitalizzazione;

– 5 miliardi all’agricoltura;

– 5 miliardi alla modernizzazione della Pubblica amministrazione;

– 5 miliardi a sostegno delle infrastrutture e dei trasporti pubblici.

SPESA PUBBLICA

Un programma del genere, ambizioso e costoso, va sostenuto con un corposo taglio dei costi pubblici. E’ quello che vuole fare Macron che propone un risparmio di 60 miliardi all’anno in cinque anni (secondo solo a quello che aveva ipotizzato il candidato repubblicano Fillon), che passa soprattutto per una riduzione senza precedenti dei funzionari pubblici, che nel 2022 saranno 120mila in meno (soprattutto nell’apparato periferico) al netto delle 10mila assunzioni nella polizia e delle 12mila nella scuola. Attualmente la Francia ha circa 5,5 milioni di dipendenti pubblici, il dato più alto in Europa a livello assoluto ma sotto la media Ue in proporzione alla popolazione (circa 1 impiegato ogni 80 cittadini, la media è 61 e in Italia sono 57). Il dettaglio:

– 25 miliardi l’anno saranno risparmiati sulla sfera sociale, in particolare evitando l’aumento dei costi dell’assicurazione sanitaria (15 miliardi) e recuperando altri 10 miliardi dall’assicurazione sulla disoccupazione, visto che grazie agli interventi strutturali il tasso di disoccupazione è previsto scendere al 7%;

– 25 miliardi l’anno saranno risparmiati come detto col taglio del personale e con la digitalizzazione dell’apparato statale;

– 10 miliardi l’anno saranno recuperati tramite il patto con le amministrazioni locali, che si impegneranno a spendere meno e dunque a chiedere meno aiuti allo Stato.

EUROPA

Sul fronte degli impegni con Bruxelles, Macron rivendica di essere “l’unico tra i candidati a volerli rispettare”. Il programma prevede dunque il rigoroso mantenimento del rapporto deficit/Pil sotto la soglia del 3%, per tutto il quinquennio. Proprio per questo le previsioni di crescita suggerite non sono così eclatanti: “Saremo onesti con i francesi, non faremo promesse che non possiamo mantenere e le nostre previsioni economiche sono in linea con quelle dei grandi istituti internazionali”, recita il sito ufficiale di En Marche! Per quanto riguarda il bilancio Macron promette anche la massima trasparenza e una rendicontazione trimestrale al Parlamento.

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