Ci dobbiamo preparare a una nuova puntata di risiko bancario? Sembrerebbe di sì, se si considerano le ultime dichiarazioni degli amministratori delegati di alcune delle maggiori banche italiane che hanno confermato le aspettative di una nuova ondata di acquisizioni e fusioni con ripercussioni a catena. Con l’obbiettivo finale, forse, di creare quel terzo polo bancario italiano di cui si parla da tempo e che non dispiacerebbe al Governo.
L’ultimo in ordine di tempo a tornare sul tema è stato l’amministratore delegato di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, durante una conference call di presentazione agli azionisti dei conti del primo trimestre 2026, durante la quale ha sottolineato che si aspetta future operazioni nel settore. “Stiamo valutando ogni possibilità, dalle grandi alle piccole”, ha dichiarato.
Ieri era stato invece l’amministratore delegato di Unicredit, Andrea Orcel, durante una conference call con gli analisti, a sottolineare che il mercato bancario nazionale è frammentato e che gli sembra destinato al consolidamento, aggiungendo di essere “attento” alle opportunità.
Dunque la partita di risiko dello scorso anno, che ha visto il culmine con l’acquisizione di Mediobanca da parte di Banca Monte dei Paschi di Siena, quella di Anima da parte del Banco Bpm, di Bper su PopSondrio, non è ancora finita.
Del resto anche l’amministratore delegato di Monte Paschi, Luigi Lovaglio, ha dichiarato in un’intervista a Bloomberg dello scorso anno che probabilmente ci saranno altre operazioni nel settore bancario. “Siamo pronti a svolgere un ruolo centrale”, ha affermato.
Tutti gli occhi ora sono sulle novità attese da Intesa e Generali
L’istituto di credito francese Crédit Agricole ha recentemente aumentato la propria partecipazione in Banco Bpm a oltre il 20% per tutelare i propri interessi commerciali. L’amministratore delegato Olivier Gavalda e Castagna di Banco Bpm hanno segnalato negli ultimi mesi la possibilità di valutare un’integrazione tra le attività italiane di Credit Agricole Italia e Banco BPM.
Tutti gli occhi sono puntati soprattutto su Generali, con Unicredit che ha recentemente aumentato la propria partecipazione per segnalare che la banca dovrebbe essere presa in considerazione in qualsiasi potenziale operazione che coinvolga la maggiore compagnia assicurativa italiana. Orcel ha escluso un aumento della partecipazione oltre il 10%, mentre ora si attesta intorno al 9%.
E poi c’è Intesa Sanpaolo che si è sempre dichiarata non interessata al M&A, a meno che non si tratti di reti. Ma le ultime giravolte legate al duo Milleri-Caltagirone, potrebbero cambiare le carte sul tavolo del risiko, soprattutto in campo assicurativo in cui Ca de Sass si trova al secondo posto in Italia. E l’interesse non può non andare su Generali, mentre Unicredit potrebbe essere interessato al risparmio gestito e a un accordo per lo meno commerciale con il Leone di Trieste. Appuntamento all’8 maggio, quando, insieme ai dati del primo trimestre, Intesa potrebbe fornire qualche indicazione. Chissà.
