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Le Generali centrano in anticipo i target e dribblano l’effetto Fsi: il titolo punta a 20 euro

Mario Greco presenta domani i conti del semestre del Leone ma le attese degli analisti sono incoraggianti: i target sono stati centrati in anticipo, la vendita di Bsi è andata in porto, l’uscita di Fsi è stata assorbita e adesso la compagnia può puntare ad incrementare margini, utili e dividendo con un upside del titolo che può arrivare fino a 20 euro.

Le Generali centrano in anticipo i target e dribblano l’effetto Fsi: il titolo punta a 20 euro

Generali di nuovo sopra i 20 euro? Il Leone non vede questo livello ormai dall’ottobre 2008 quando, complice la crisi del subprime, il titolo è crollato attorno ai 15 euro con un minimo assoluto sotto i 10. Per trovare le Generali sotto i 20 euro si deve tornare indietro al periodo luglio 2002-agosto 2004. Una débacle in linea con le sorti di molti altri titoli travolti dalla bufera della crisi ma particolarmente “sofferta” per un titolo da sempre considerato rifugio dei cassettisti (sotto i 20 euro Generali sono un’opportunità d’acquisto, era il leit-motiv dei tempi gloriosi). Dai corsi attuali, 15,48 euro, si tratta di un bel balzo, oltre il 35%. Tuttavia, ora sembrano essersi materializzate le premesse per l’avvio del riscatto. Con la vendita di Bsi, conclusa lo scorso 14 luglio, il ceo Mario Greco, subentrato nel giugno 2012 a Giovanni Perissinotto, ha centrato in anticipo i target di solvibilità di Solvency e può ora concentrarsi sul dividendo, il che dovrebbe favorire un rerating del titolo.  “Ricostruire la solidità di Generali è la prima nostra preoccupazione e attività. Contiamo di essere molto avanti nel piano di sviluppo del capitale e di raggiungere prima del tempo questi obiettivi. Una volta raggiunti gli obiettivi contiamo di rivedere i dividendi in senso migliorativo per gli azionisti”, aveva detto Greco a maggio in occasione dei dati del primo trimestre.

“Ci aspettiamo che il focus dell’investor day di novembre si sposti dai temi di bilancio alle prospettive degli utili e di crescita dei dividendi”, scriveva poco più di un mese fa Marcus P. Rivaldi di Morgan Stanley che nell’occasione ha migliorato il rating a equalweight da  underweight e alzato il target price a 17,25 euro da 16,01. C’è poi il tema del potenziale di ristrutturazione. “Perché diciamo overweight?” osservava il 16 maggio all’indomani dei risultati trimestrali Claudia Gaspari di Barclays rispondendo: “Si tratta di una concreta storia di turnaround con un 10% di Cagr (crescita annua media n.d.r) degli utili, dividendi in aumento e bilancio in rafforzamento. Sebbene ci possa volere del tempo per il materializzarsi pieno dei benefici, crediamo che il rischio operativo sia basso”. La casa d’affari inglese vede il titolo a 19,2 euro, stimando nello scenario migliore un upside fino a 21,10 euro. Al contrario, nel caso peggiore, l’analista non si attende una discesa sotto i 15 euro.

TITOLO “LIBERO” DALLA PRESSIONE TECNICA

D’altra parte, il titolo sembra aver ormai assorbito la pressione tecnica dovuta alla vendita del pacchetto in mano al Fondo strategico italiano (Fsi, partecipato all’80% dalla Cassa depositi e prestiti e per la parte restante  da Bankitalia), partecipazione pari al 4,48% precedentemente detenuta da Bankitalia e su cui il Fsi si era impegnato a procedere a una “ordinata vendita” a terzi entro fine 2015 alle condizioni di mercato. Nel 2012 Bankitalia aveva infatti conferito la sua partecipazione in Generali al Fondo, diventandone azionista al 20% tra azioni ordinarie e privilegiate. Allo stesso tempo il Fsi si era impegnato  a retrocedere a Bankitalia, sotto forma di dividendi delle azioni privilegiate, le eventuali plusvalenze calcolate come differenza tra il valore dell’azione a fine 2012 e il valore di conferimento.

Vendita che si è completata a luglio 2014. L’8 luglio 2014 si è chiuso il collocamento accelerato, seguito da Merrill Lynch, di un pacchetto di azioni di Generali pari all’1,913% del capitale al prezzo di 15,7 euro per azione tramite un’ ossia con uno sconto molto limitato sulla quotazione del titolo rispetto a quanto si poteva ipotizzare per la vendita spot di un pacchetto del genere collocato in serata e soprattutto a investitori non europei, soprattutto americani. Il che e’ dipeso sicuramente dal forte interesse che a inizio luglio gli investitori americani ancora mostravano per gli investimenti in Italia ( trend che continua anche se in modo meno marcato) ma anche dal fatto che si trattava ormai dell’ultima tranche in vendita dal Fsi (il che significa che chi ha comprato sapeva che, almeno dal Fondo, non sarebbero più state riversate sul mercato azioni che avrebbero messo pressione sulle quotazioni del titolo).Il resto del capitale del Leone in mano al Fsi, il 2,569% del capitale, era già infatti, già stato oggetto di una vendita a termine (contratti forward attuato tramite una grande banca internazionale) avvenuta nei mesi precedenti e ormai sostanzialmente conclusa. Una vendita che ha permesso al Fondo di proteggere il valore della quota durante la dismissione dell’ingente pacchetto ( quando si ette sul mercato un ingente quantitativo di azioni si crea pressione al ribasso sulle quotazioni del titolo) evitando che il valore subisse il contraccolpo dell’immissione di un consistente stock di titoli sul mercato, e allo stesso tempo di conservare fino alla fine dell’operazione i diritti di voto delle azioni. Sebbene la Cdp possa sempre richiamare i diritti di voto legati a questi titoli fino alla scadenza dell’operazione, in realtà ormai tutti sul mercato ritengono ormai l’operazione conclusa avendo il Fsi l’impegno a vendere come stabilito dagli accordi con Bankitalia. Un’operazione che non ha nei fatti creato pressione sul titolo perché le vendite short del titolo si sono realizzate (da parte della banca che ha fatto da controparte nel contratto forward stipulato dal Fsi) tramite piccolissimi pacchetti venduti in un periodo di tempo esteso.

Nel complesso inoltre tutti i titoli messi in vendita con la quota del 2,5%, circa 670 milioni, corrispondono tutti insieme solo a qualche giorno di trading dal momento che la media giornaliera di scambi e’ attorno ai 150 milioni essendo Generali un titolo molto liquido. Tuttavia, la consapevolezza che il Fsi doveva procedere a vendere entro il 2015 il pacchetto, insieme alle attese di smobilizzo di altri azionisti di riferimento del Leone ( come mediobanca ed Effeti) aveva indotto altri operatori del mercato ad aprire posizioni short sul titolo mettendo ulteriore pressione al ribasso sul titolo. Così l’annuncio stesso del completamento dell’operazione forward (che e’ stata comunicata alla fine essendo un contratto privato) assieme al completamento dell’ultimo pacchetto tramite collocamento accelerato ha indotto nelle ultime settimane diversi operatori a chiudere molte delle posizioni speculative che avevano come sottostante le azioni di Generali allentando la pressione sulle quotazioni. Secondo Bloomberg le posizioni short sulle Generali sono scese all’1,6% delle azioni in circolazione (-56,6%). In questa situazione il focus può così tornare sui fondamentali piuttosto che sulla speculazione “short”. 

DOMANI IL CATALYST DEI CONTI

Il prossimo catalyst sul titolo arriverà con i conti di domani. Il Leone diffonderà i risultati al 30 giugno 2014. I dati del primo trimestre avevano accolto giudizi positivi da parte degli analisti. “I risultati hanno confermato – scriveva Barclays in una nota all’indomani dei conti – che il management ha messo in atto le giuste azioni e che la performance operativa sta migliorando in linea con i target della ristrutturazione, e potenzialmente anche più avanti”.

E domani Greco, come detto, si presenta con il target di Solvency I raggiunto in anticipo grazie alla cessione di Bsi a Banco Btg Pactual per un controvalore complessivo di  1,5 miliardi di franchi svizzeri (1,2 miliardi in contanti e 300 milioni in strumenti azionari – units di BTG quotate alla Borsa di San Paolo BOVESPA) “La cessione di BSI rappresenta un passaggio chiave nel percorso di rilancio di Generali – ha sottolineato Greco – Attraverso questa operazione superiamo il target di Solvency 1, ripristinando la solidità del capitale di Generali con oltre un anno di anticipo rispetto al nostro piano al 2015. Con Bsi si completa il processo di dismissioni volto a rafforzare la base patrimoniale del Gruppo, e ora possiamo guardare avanti concentrandoci sul core business assicurativo senza quello che è stato un problema per lungo tempo”.

La cessione permetterà un miglioramento stimato dell’indice Solvency 1 di circa 9 punti percentuali che, come pro-forma sulla base del primo trimestre 2014, sarà superiore al target 2015 di Solvency 1 pari a 160%. E’ arrivato anche il sigillo delle agenzie di rating. “L’ operazione Bsi è un importante passo per il percorso di Generali e favorirà l’alleggerimento delle operazioni avviato dal gruppo che intende focalizzarsi nelle proprie attività core, ovvero quelle assicurative”, ha scritto in un report del 17 luglio Moody’s che giudica la financial strenght del gruppo Baa1 stabile. Pochi giorni fa l’agenzia di rating Fitch ha confermato ad A- il giudizio sull’Ifs (Insurer Financial Strenght) di Assicurazioni Generali e sulle sue controllate core e ad BBB+ quello sull’issuer default rating a lungo termine a BBB+. Per entrambi i rating l’outlook è stabile.

Sul fronte internazionale, di pochi giorni fa la conferma che il Leone salirà entro il gennaio 2015 al 100% di GPH, la holding operativa nei Paesi dell’Europa Centro-orientale, a seguito dell’esercizio dell’opzione di vendita della partecipazione residua del 24% da parte di PPF, secondo quanto previsto dagli accordi siglati l’8 gennaio 2013 per il prezzo di circa 1.235 milioni già comunicato. Va poi avanti la profonda riorganizzazione del business in Italia con la creazione di Generali Italia. Il processo di integrazione fra le controllate iniziato nel 2013 sarà completato a fine 2015 e, a regime, Generali Italia avrà un unico marchio forte con 3.000 punti vendita sul territorio.

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