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L’accordo tra Exxon e la russa Rosneft per l’esplorazione dell’Artico ha un valore davvero storico

Le implicazioni, non solo economiche ed energetiche ma anche militari e diplomatiche, dell’intesa che rafforza Putin sono enormi. E’ la prova che la cooperazione tra le grandi compagnie occidentali e quelle dei Paesi produttori è la vera leva per risolvere i problemi energetici – I cinesi però non l’hanno ancora capito: lo strano caso del resort

L’accordo tra Exxon e la russa Rosneft per l’esplorazione dell’Artico ha un valore davvero storico

Il mondo post guerra fredda sta apparendo dinanzi ai nostri occhi come un universo pacificato e produttivo, appena leviamo il capo dai conflitti geostrategici mediorientali o sud est asiatici (tensione indo-pakistana e lotta per l’ egemonia nel Mar della Cina in primis) e ci rivolgiamo, invece, alle nuove aree del mondo ancora inesplorate a fini energetici. Qui la cooperazione tra le grandi imprese nazionali dei Paesi possessori delle riserve, da un lato, che detengono ormai la stragrande maggioranza dell’oil and gas planetario e le compagnie del mondo occidentale, che detengono il sapere tecnologico e finanziario in ben più alta misura, dall’ altro lato, è la leva decisiva per affrontare gli enormi problemi – di ricerca, di sicurezza, di sostenibilità, di redditività – che si pongono al mondo intero per garantirne la continuità produttiva e sociale.

L’accordo tra Exxon Mobil e Rosneft per esplorare e sfruttare il gigantesco giacimento del Kara Sea nell’ Artico va appunto in questo senso. Exxon Mobil, la compagnia che spesso arriva dopo le altre, a fronte, per esempio, della più agile BP, ma che fa sempre le cose bene e meglio delle altre (come la storia recente ha confermato, ahimè, dando piena ragione alle leggende di noi petrolieri incalliti), ha vinto una battaglia della guerra che è appena iniziata per il dominio del futuro energetico mondiale. A fianco delle compagnie energetiche agiscono le grandi potenze statuali. Il passaggio artico, del resto, con lo scioglimento progressivo di larghe aree dei ghiacci, è sempre più strategico, non solo per l’ energia, ma anche per i trasporti: movimentazioni delle merci, oro nero e gas azzurro si combinano in una nuova gigantesca innovazione di sistema che ha rilevanti implicazioni militari e diplomatiche.



Non a caso i cinesi, attraverso il prestanome illustre di uno dei nuovi Tycon del Partito Commnista, (“Huang Nubo,a real estate investor and former Chinese government official” – Financial Times August 30 ,2011, p.1-), hanno acquistato un’ enorme area in Islanda per costruirvi (udite, udite!) un resort turistico… Che barzelletta! Naturalmente la Cina, ancora una volta, non cerca la cooperazione, ma lo scontro anche in questo campo. Occorrerà capovolgere questa impostazione e, anche in questo settore, convincere i cinesi che la cooperazione è meglio della competizione aggressiva (taroccata, per giunta). I russi, dal canto loro, potranno, grazie all’accordo, trivellare il Golfo del Mexico e il Texas.

Questo è un patto serio e di lungo periodo (che rafforza enormemente Putin), che mira alla cooperazione, integrando e non dividendo le economie e le imprese. Naturalmente i problemi sono enormi: la grande operazione ingegneristica che ha consentito di riparare i danni dell’oil spin della Lousiana fornirà certamente tutte le capabilities non per arginare, questa volta, ma per scongiurare i guasti allora provocati dall’avidità e dalla mancanza di corporate social responsability dei manager della BP. In questo deal, dunque, geostrategia, tecnologia, trasformazione dell’ impresa contemporanea tutte insieme si tengono in una trasformazione cruciale che non dovremo mai perdere di vista.

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