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La sfida planetaria: studiosi e manager raccontano l’ambiente

Un testo che esce alla fine di un anno straordinario per la lotta al cambiamento climatici.

La sfida planetaria: studiosi e manager raccontano l’ambiente

Jeffrey Sachs, Enrico Giovannini, Francesco Starace, Marco Alverà, Stefano Venier, Vittorio Chiesa sono tra gli autori de“La sfida planetaria”  libro per la collana “HARVARD BUSINESS REVIEW ITALIA” DI MIND EDIZIONI arriva in libreria .In pieno dibattito mondiale sul clima e sugli effetti sulla salute scienziati e manager si cimentano con indicazioni ed analisi frutto delle loro esperienze. L’introduzione è di Enrico Sassoon giornalista e scrittore, esperto di cose internazionali. È vero come si legge nel lancio del libro che gli scienziati “ci ammoniscono sull’imminenza di danni irreversibili all’ambiente, con potenziali catastrofi in termini di cambiamento climatico dovuto alla concentrazione di gas serra nell’atmosfera “, ma il tempo per rimediare o contenere i disastri si sta accorciando. 

Il libro vuole dare risposte, indicare le strade da seguire per le imprese di ogni tipo, comprese quelle che producono e distribuiscono energia. Non sono le prime della classifica delle “devastatrici del pianeta” , ma sopportano il peso di decenni di scarsa sostenibilità .I manager che gestiscono fatturati ipermilionari ora fanno strategie eco e bilanci climate oriented. Parlano e scrivono per non peggiorare la situazione e sonodaapprezzare . Con “ La sfida planetaria” viene detto che le Nazioni Unite stimano circa 12 anni, o non più di 20, per prendere provvedimenti che ci consentano di evitare il peggio.

Il libro arriva alla fine di un anno straordinario, con giovani delle piazze di tutto il  mondo a difendere interessi che superano la loro generazione. Dopo questo 2019 non c’è  più spazio per un ambientalismo ideologico , se se mai c’è stato. Quando si riteneva che per non inquinare o distruggere le comunità bisognava frenare lo sviluppo. I ragazzi ci hanno aperto gli occhi. Sono stati bravi a superare quella specie di negazionismo del progresso, che purtroppo suggestiona ancora qualche esponente del movimentismo italiano. Col tempo se ne renderà conto, sempre che non sia troppo tardi per lui /loro e per noi

I ragazzi delle piazze hanno fatto il  salto di qualità autentico per uno sviluppo diverso. Hanno alzato il tiro verso il vero bersaglio del climate change: il mondo industrialeLe aziende sono state messe davanti alle loro responsabilità per aver a lungo trascurato gli effetti delle produzioni  sul pianeta e sulle condizioni di vita delle persone. La mobilitazione mondiale ha saputo distinguere le responsabilità politiche da quelle manageriali e di business. Le une sono complementari alle altre , è vero. Ma prima di leggi, regolamenti, accordi di vertici, siano le aziende a fare qualcosa di buono. Un economista come Jeffrey Sachs – tra i 100 leader più influenti del mondo , apprezzato da Papa  Francesco- da anni studia i danni di un capitalismo poco etico che ha sacrificato valori e senso di comunitá. Il mercato non è  morto e non morirà. La battaglia per riformarlo ha squarciato anche le certezze di una sinistra lenta a capire i nuovi campi di scontro. Il successo di Greta Thunberg è stata una lezione trasversale . Quegli accenti e quei cartelloni appassionati hanno colpito il sistema venoso del nostro benessere. Non lo hanno ancora contagiato, ma hanno ancora un po’ di tempo per farlo. E si  torna a quel mercato globalizzato con Capi di Stato, partiti, banche , CEO potenti e milioni di persone che non desiderano morire presto per l’ aviditàdelle multinazionali.

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