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La Juve espugna Pisa e sale provvisoriamente al secondo posto ma oggi scendono in campo le altre big e c’è il derby Atalanta-Inter

I bianconeri faticano ma alla fine prevalgono sul Pisa con i gol di Kalulu e Yildiz. Emozionante l’ingresso tra i toscani del diciottenne Buffon jr contro la squadra che fece grande il padre. Oggi Milan-Verona, Cremonese-Napoli, Bologna-Sassuolo e Atalanta-Inter

La Juve espugna Pisa e sale provvisoriamente al secondo posto ma oggi scendono in campo le altre big e c’è il derby Atalanta-Inter

La Juventus non si ferma più. Soffre, fatica, rischia addirittura di perdere, ma alla fine espugna Pisa con un 2-0 firmato Kalulu-Yildiz e sale al secondo posto, alla pari col Milan e a un solo punto dall’Inter capolista. La classifica è viziata dal numero di partite, visto che la Signora ne ha giocate due in più delle rivali (Napoli compreso), ma il cambio di passo è troppo evidente per non prenderla in considerazione. E così, al termine di un sabato che ha visto anche le vittorie di ParmaComo e Cagliari su Fiorentina (1-0), Lecce (3-0) e Torino (1-2) e il pareggio pieno di polemiche tra Udinese e Lazio (1-1), è arrivato un successo che mette ancor più pepe alla domenica, ricca di appuntamenti sin dal mattino. Si parte con Milan-Verona (ore 12.30), si prosegue con Cremonese-Napoli (15) e Bologna-Sassuolo (18), per poi concludere con Atalanta-Inter (20.45), vero e proprio big match della giornata.

Pisa – Juventus 0-2: i bianconeri soffrono, poi vincono con Kalulu e Yildiz

La Juventus fa festa, il Pisa incassa solo applausi e tanti rimpianti. Il risultato potrebbe sembrare scontato a chi non avesse visto la partita, ma il campo in realtà ha detto altro, anche se ha confermato ancora una volta il limite che accompagna i toscani da inizio stagione: tanta generosità, buona organizzazione, pochissima concretezza sotto porta. Al contrario, la Juve di Spalletti capitalizza tutto e con il 2-0 dell’Arena Garibaldi centra la terza vittoria consecutiva in campionato, la quinta complessiva nel mese di dicembre, dando finalmente continuità a un percorso che l’ex ct ha cercato sin dal primo giorno. Il finale di 2025 dei bianconeri è in netta crescita e manda un segnale chiaro alla concorrenza: la Signora è in piena corsa Champions e forse anche per qualcosa di più.

La partita, dicevamo, è stata molto più complicata di quanto non dica il punteggio finale. Per oltre un’ora, infatti, il Pisa di Gilardino ha messo in difficoltà la Juventus con intensità, fisicità e coraggio, sfiorando anche il vantaggio con Moreo e Tramoni, fermati rispettivamente da traversa e palo a Di Gregorio battuto. Il punto di svolta arriva attorno al 60’, quando Spalletti alza il tasso tecnico inserendo Zhegrova al posto di Locatelli, mentre il Pisa paga lo sforzo e cala alla distanza. I bianconeri aumentano la pressione, Kelly colpisce il palo e al 73’ il match si sblocca su un’azione manovrata e chiusa in modo rocambolesco da Kalulu. Nel finale il Pisa non ne ha più e in pieno recupero arriva il raddoppio firmato Yildiz, anche se gran parte del merito va dato Miretti, autore di una grande giocata che ha chiuso ogni discorso.

Spalletti: “Siamo una buona squadra ma dobbiamo farlo vedere, dirlo non basta”

“Nel primo tempo siamo stati sotto livello come ritmo – l’analisi di Spalletti -. Alla fine del primo tempo e all’inizio della ripresa abbiamo subito la tenacia del Pisa, che ha fatto una buonissima partita. Poi la gara l’abbiamo fatta sempre. Zhegrova e David hanno fatto bene, ci hanno dato più qualità. Dobbiamo fare meglio anche se non abbiamo fatto male. Anche l’Inter ha sofferto per 60′-70′ contro il Pisa, che in questo momento non è fortunato. È una vittoria che ci dà ulteriore entusiasmo per quello che stiamo facendo, siamo una buona squadra ma in campo dobbiamo farlo vedere, non dirlo e basta. A volte ce lo dimentichiamo, come nel primo tempo dove troppi elementi sono stati sotto livello. Zhegrova è stato tre giorni con la febbre alta e si è allenato poco, per cui avevo anche dei dubbi sulla sua tenuta. Poi però avevamo l’obbligo di farlo entrare, perché non trovavamo sbocchi lì sulla trequarti. Anche Thuram è cresciuto nel secondo tempo e Miretti mi è piaciuto quando è entrato”.

Udinese – Lazio 1-1: Davis risponde a Vecino al 95’ tra le polemiche 

Pareggio beffardo per la Lazio, raggiunta allo scadere sul campo dell’Udinese e costretta a rimandare ancora l’aggancio al treno europeo. Alla Bluenergy Stadium finisce 1-1, con i biancocelesti avanti all’80’ e ripresi al 95’ tra mille polemiche. Il primo tempo scorre via senza grandi emozioni: gara fisica, ritmi bassi e tanto equilibrio. Noslin prova a mettere in difficoltà la retroguardia friulana in un paio di occasioni, ma Padelli e la difesa bianconera non corrono mai veri pericoli. Nella ripresa l’Udinese cresce e prende progressivamente campo. Zaniolo è il più intraprendente tra i padroni di casa, l’ingresso di Kamara dà ulteriore spinta sulla corsia e i friulani sembrano avere maggiori chance di passare in vantaggio. Proprio nel loro momento migliore, però, arriva la stoccata della Lazio: all’80’ Cancellieri serve Vecino, che calcia da fuori area e trova la deviazione decisiva di Solet, beffando Padelli per l’1-0 biancoceleste. La squadra di Sarri dà l’impressione di poter gestire il finale, si divora il raddoppio con Isaksen, poi al quinto minuto di recupero arriva il colpo di scena. Davis si crea lo spazio in area e lascia partire un sinistro potente e preciso che vale il pareggio dell’Udinese. Un gol che scatena le proteste della Lazio: nell’azione del pari i biancocelesti reclamano un doppio tocco di mano, prima di Palma a inizio azione e poi dello stesso Davis dopo un precedente tiro di Zaniolo. Colombo viene richiamato al Var, ma dopo il controllo convalida la rete e fischia subito tre volte la fine. Finisce 1-1 tra veleni e rimpianti. La Lazio sale a quota 24 punti, ma manca il sorpasso momentaneo al Bologna e resta fuori dalla scia europea. 

Comunicato Lazio: “Errori sempre a nostro sfavore, chiediamo rispetto”

“Nel rispetto del lavoro e dell’impegno della classe arbitrale, continuiamo a registrare con crescente amarezza una serie di errori sempre a nostro sfavore, ripetuti e difficili da comprendere – il comunicato diramato dalla Lazio -. La S.S. Lazio chiede rispetto, uniformità di giudizio e maggiore attenzione: episodi che stanno incidendo in modo evidente sul lavoro della squadra e sull’equità della competizione, generando rilevanti danni economici al Club e ledendo profondamente la passione, l’impegno e i sacrifici di una tifoseria che sostiene questi colori, in ogni stadio e in ogni contesto”.

Atalanta – Inter (ore 20.45, Dazn)

Il riflettore principale della domenica si accende su Atalanta-Inter, il confronto più atteso per valore tecnico e peso specifico. Chivu si presenta a Bergamo con qualche scoria ancora addosso dopo lo scivolone di Riad, l’ennesimo di una stagione sin qui molto altalenante. Anche l’Atalanta vive una stagione dai due volti. Prima tra le italiane nella maxi-classifica di Champions, si è progressivamente allontanata dalla zona coppe in campionato, pagando una prima parte di torneo al di sotto delle attese. Con Palladino in panchina al posto di Ivan Juric, però, sono arrivate sei vittorie in otto partite tra campionato e coppe, con le uniche due sconfitte maturate lontano da Bergamo. Anche nelle ultime uscite, pur tra difficoltà evidenti, i nerazzurri hanno portato a casa il risultato: contro il Cagliari nonostante un calo nella ripresa, e contro il Genoa pur senza riuscire a chiudere una gara giocata contro un avversario in dieci uomini quasi dall’inizio e poi riaperta nel recupero da un gol su calcio d’angolo.

Sul fronte Inter, Chivu deve fare ancora i conti con le assenze note, su tutte Dumfries e Acerbi, ma ritrova un elemento chiave come Calhanoglu, pronto a riprendersi la regia dal primo minuto. Resta aperto il ballottaggio sulla seconda mezzala, con Barella certo del posto e Mkhitaryan e Zielinski a contendersi l’ultimo slot: l’armeno parte leggermente avanti, anche perché il polacco è rientrato da Riad affaticato dai crampi. Davanti, invece, non ci sono dubbi: Thuram e Lautaro guideranno l’attacco. Palladino prepara il big match aggrappandosi anche ai precedenti personali: da allenatore ha già battuto l’Inter due volte, prima con il Monza e poi con la Fiorentina, e ora sogna il tris con l’Atalanta. 

Chivu: “Sarà una partita ostica, dobbiamo uscire dalla nostra comfort zone”

“Questa è sempre stata una partita ostica, l’Atalanta ha mantenuto la stessa identità e competitività e con Palladino ha trovato continuità nel vincere e nell’avere gli stimoli giusti – il pensiero di Chivu -. Non sarà facile, non è mai semplice contro di loro per l’intensità e verticalità che ci mettono. Dobbiamo essere bravi, coraggiosi, mantenere la voglia e lo spirito di andare alla ricerca del gioco in verticale per vincere sulle seconde palle e sfruttare le occasioni che ci concederanno. Questi mesi sono stati difficili all’inizio, per quello che era stato il vissuto e la fine della stagione scorsa, ma abbiamo fatto di tutto per metterci sulla strada giusta per essere competitivi. Noi dobbiamo essere più forti di frustrazioni e ingiustizie, non dobbiamo sempre fare le cose belle, la squadra ha un’identità e c’è qualcosa da aggiungere. Potevamo magari accelerare il processo ma non è mai facile aggiungere tanto in poco tempo. Siamo consapevoli di quello che ci manca, stiamo lavorando con determinazione e responsabilità. Dobbiamo uscire dalla comfort zone”.

Cremonese – Napoli (ore 15, Dazn)

Archiviare la Supercoppa e sconfiggere il mal di trasferta. Perché se la classifica racconta di un Napoli terzo, a una sola lunghezza dal Milan e a due dall’Inter, il rendimento esterno continua a rappresentare una crepa evidente in una stagione vissuta fin qui sull’altalena. La trasferta di Cremona diventa così uno spartiacque naturale, visto che subito dopo gli azzurri andranno all’Olimpico con la Lazio e a San Siro contro l’Inter, con in mezzo il Verona in casa. E ancora Parma e Sassuolo al Maradona, prima di due snodi chiave: Copenaghen, vero e proprio dentro-fuori in Champions, e Juventus a Torino. In questo scenario, il tema diventa anche psicologico: uscire dal tunnel delle difficoltà esterne, evitare di accumulare tensioni inutili e alimentare l’energia positiva di una squadra che resta campione d’Italia e che ha già messo un trofeo in bacheca. A Cremona, intanto, si accende anche un duello dal sapore internazionale. Da una parte Jamie Vardy, simbolo del Leicester dei miracoli e protagonista, insieme a Claudio Ranieri, di una delle imprese più incredibili della storia della Premier League. Dall’altra Rasmus Hojlund, rinato dopo la settimana da sceicco in Arabia e soprattutto rigenerato dalla cura Conte: a Napoli il danese ha ritrovato potenza, fiducia e continuità, ricordando perché nel 2023 il Manchester United investì oltre 80 milioni per strapparlo all’Atalanta, battendo la concorrenza dei grandi club europei. Cremonese-Napoli, dunque, non è solo una partita di campionato: è il primo passo per capire se gli azzurri sono pronti a trasformare l’entusiasmo di Riad nel carburante per riprendersi pure lo scudetto.

Milan – Verona (ore 12.30, Dazn)

Verona, Cagliari, Genoa e Fiorentina. In altri tempi si sarebbe parlato di calendario facile, ma viste le difficoltà del Milan contro le cosiddette “piccole” non è proprio il caso di farlo. Sulla carta, il cammino del Diavolo nelle prossime settimane sembra apparecchiato per un allungo deciso. Eppure i rossoneri vivono un paradosso che rende ogni previsione meno scontata. La squadra è solida e affidabile contro le grandi, fragile e intermittente contro le piccole. I risultati lo certificano: sconfitta con la Cremonese, pareggi con Pisa, Parma e Sassuolo, a fronte delle vittorie contro Bologna, Napoli e Inter. Il rendimento medio è eloquente: 2,6 punti a partita contro le big, appena 2 contro le squadre di bassa classifica. La lettura è chiara: quando il livello dell’avversario è simile, il Milan accetta di cedere il pallone, si compatta davanti a Maignan e alza la soglia dell’attenzione, riducendo al minimo le concessioni. Quando invece è chiamato a fare la partita contro squadre di bassa classifica, è costretto a gestire il possesso e finisce spesso per esporsi a errori individuali che ne compromettono l’efficacia. E così, nel giorno in cui il rinnovo di Maignan sembra avvicinarsi alla fumata bianca (la società ha alzato l’offerta), Allegri deve battere il Verona per dare una svolta positiva al suo campionato. Il tecnico dovrà nuovamente fare a meno di Leao e punterà su un 3-5-2 con Maignan in porta, Tomori, De Winter e Pavlovic in difesa, Saelemaekers, Loftus-Cheek, Modric, Rabiot e Bartesaghi a centrocampo, Nkunku e Pulisic in attacco. In tribuna, tra gli oltre 73 mila di San Siro, ci sarà anche Niclas Fullkrug, in attesa del debutto a Cagliari del 2 gennaio.

Allegri: “Dobbiamo tornare a far bene la fase difensiva. Nkunku? Può fare una bella gara”

“È importante fare tre punti contro una squadra scorbutica, perché ha giocatori bravi tatticamente e veloci – ha sottolineato Allegri -. Dobbiamo essere ordinati e migliorarci nella fase difensiva che nelle ultime gare è venuta a mancare. Per vincere bisogna fare bene entrambe le fasi, soprattutto con le piccole. I dati ci sono contro, ma questo non vuol dire che passeremo tutto l’anno senza battere le provinciali. Il calcio non si spiega, abbiamo 32 punti, potevamo farne di più con le piccole e meno con le grandi. Dobbiamo riprendere a fare meglio la fase difensiva di squadra, abbiamo preso gol in modo molto facile, dobbiamo essere più tosti. Nkunku? A volte i giocatori arrivano e non hanno molto tempo per inserirsi, anche caratterialmente. Però in allenamento mette in mostra tecnica importante, sono fiducioso e deve esserlo, tutti lo vogliono. Deve continuare così, Leao non ci sarà e lui può fare una bella gara”.

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