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La “caccia al rendimento” domina i mercati: rischi per i bond

Report Raiffeisen Capital – I rialzi dei corsi alimentati soltanto dal momentum sono raramente sostenibili a lungo termine; è, tuttavia, impossibile prevedere per quanto tempo e fino a dove reggeranno – Specialmente le obbligazioni in valuta locale corrono il rischio di gravi contraccolpi sul lato delle valute, se la dinamica positiva dei corsi rallenta e l’uno o l’altro investitore si fa prendere dalla paura.

La “caccia al rendimento” domina i mercati: rischi per i bond

La caccia al rendimento e le crescenti iniezioni di liquidità da parte delle banche centrali spingono molti investitori a prendersi rischi sempre più grandi per ulteriori rendimenti sempre più bassi. Questo andamento, da un lato, è naturalmente molto positivo per gli investitori già investiti; dall’altro, non è comunque sano. I rialzi dei corsi alimentati soltanto dal momentum sono raramente sostenibili a lungo termine; è, tuttavia, impossibile prevedere per quanto tempo e fino a dove reggeranno.

Allo stesso tempo esiste naturalmente la possibilità che la crescita economica e gli utili aziendali nei prossimi trimestri si sviluppino meglio di quanto al momento prevedibile e che, quindi, gli attuali aumenti dei corsi ricevano di nuovo una base più solida. Pertanto, è possibile che l’attuale movimento possa durare ancora per un certo periodo e si raggiungano livelli dei corsi nettamente più alti.

Specialmente le obbligazioni in valuta locale corrono, però, il rischio di gravi contraccolpi in particolare sul lato delle valute, se la dinamica positiva dei corsi rallenta e l’uno o l’altro investitore si fa prendere dalla paura. In questo contesto è interessante notare che da sempre esiste un forte parallelismo tra prezzi delle materie prime e valute dei paesi emergenti, dove spesso le materie prime anticipano le svolte. Per questo, i recenti segnali di debolezza evidenziati da molte materie prime lanciano, inoltre, un invito alla
prudenza.

Cosa potrebbe mettere gravemente a rischio l’attuale forte rialzo degli asset rischiosi? Gli elementi più probabili potrebbero essere le sorprese negative sull’inflazione e/o i rialzi dei tassi d’interesse negli USA. I mercati scontano una significativa probabilità di un rialzo dei tassi della banca centrale USA a dicembre. Con una probabilità del 30%, i mercati finanziari attualmente credono addirittura che non ci sarà nessun rialzo dei tassi negli USA, né nel 2016 né nel 2017. Questo sembra essere più che ottimistico, perché i dati congiunturali ultimamente sono stati nettamente più forti e nei prossimi trimestri dal fronte dei salari potrebbero comunque provenire pressioni inflazionistiche.

INDIA – Risultati reali della politica Modi quasi impercettibili

Attualmente l’India sta beneficiando di prezzi del petrolio in calo e difficoltà economiche di diversi mercati concorrenti. Si tratta di circostanze che non dipendono dall’India e sarebbe quindi meglio non farvi affidamento nel lungo periodo. La lista di problemi irrisolti e ostacoli ancora esistenti, infatti, continua a essere lunga, anche due anni dopo l’insediamento del governo Modi. Quest’ultimo viene tuttora visto in una luce molto positiva dagli imprenditori stranieri e locali, ma allo stesso tempo sono relativamente scarsi i progressi delle riforme realmente realizzate e quasi due terzi degli imprenditori indiani intervistati finora non riescono a vedere praticamente nessun miglioramento.

Bisogna valutare infine con cautela anche l’ambizioso piano di Modi di fare dell’India un sito di produzione d’eccellenza a livello mondiale. In questo modo, l’India entrerebbe in diretta competizione con paesi come la Cina e la Corea del Sud e questo in settori che richiedono notevoli investimenti e comportano in tempi relativamente rapidi il rischio di sovracapacità globali.

L’India farebbe probabilmente meglio a puntare sul consumo e i servizi con tante aziende più piccole e molti circuiti economici decentrati per far valere meglio i propri punti di forza – tecnologia
dell’informazione, demografia molto favorevole, classe media molto numerosa. Una tale struttura dell’economia dovrebbe essere anche meno esposta alla concorrenza straniera.

CE3 – Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria

Ultimatum alla Polonia dall’UE – La crescita economica polacca avrebbe dovuto mostrare un andamento stabile intorno al 3,2-3,6% p.a. fino al 2018 compreso, secondo quanto previsto dalla banca centrale polacca nella sua più recente stima. Nel frattempo, l’UE ha dato tre mesi di tempo alla Polonia per rivedere la legge, molto controversa anche nella stessa Polonia, con la quale verrebbe seriamente compromessa l’indipendenza della corte costituzionale polacca e infine dell’intero settore della giustizia. Se la Polonia non dovesse reagire, nella peggiore delle ipotesi rischierebbe sanzioni UE fino alla sospensione del diritto di voto polacco nell’UE. Sembra tuttavia poco probabile che ciò si avveri, poiché il premier ungherese ha già segnalato il suo no alle sanzioni UE.

Ungheria, migliora il sentiment. Il sentiment economico, specialmente nell’industria, a luglio ha raggiunto il valore più alto di quest’anno, trainato soprattutto dall’aumento dei nuovi ordini e dalla crescente produzione. Nonostante la contrazione inaspettata dello 0,8% nel primo trimestre, nel 2016 l’economia dell’Ungheria potrebbe assolutamente raggiungere l’obiettivo di crescita del governo del 2,5%
circa.

A metà del 2017 la banca centrale ceca potrebbe eliminare il limite massimo della valuta con il quale da tempo evita una rivalutazione della corona. Consumo interno, salari e quindi anche inflazione stanno andando in una direzione che permetterebbe nuovamente di rinunciare, a medio termine, a queste ulteriori misure di politica monetaria.

I mercati azionari dei CE3 a luglio hanno avuto un andamento quasi speculare rispetto al mese precedente. La borsa ceca ha praticamente recuperato il calo dell’8%, la Polonia le sue lievi perdite, mentre la borsa ungherese, con un rialzo del 5%, è riuscita a guadagnare molto più di quanto aveva perso a giugno (-1%).


Allegati: Report Raiffeisen Capital Management

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