Condividi

Istat, Italia in recessione: Pil secondo trimestre -2,6%

Rivista al ribasso la crescita acquisita per il 2012: -2% – Ai minimi storici il potere di acquisto delle famiglie e i profitti delle società non finanziarie, record dal 2000 – Migliora invece l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche.

Istat, Italia in recessione: Pil secondo trimestre -2,6%

Oggi solo cattive notizie per la crescita dell’economia italiana. Dopo le stime del Fondo monetario internazionale, ance l’Istat ha reso noto che il Pil italiano è calato per il terzo trimestre consecutivo scendendo ai livelli più bassi da fine 2009. Nel secondo trimestre del 2012, il prodotto interno lordo è diminuito dello 0,8% rispetto al trimestre precedente e del 2,6% rispetto al secondo trimestre del 2011 (calo più forte dall’ultimo trimestre del 2009 quando era diminuito del 3,5%). 

La crescita acquisita per il 2012 al secondo trimestre dell’anno, ovvero quella che si otterrebbe in presenza di una variazione congiunturale nulla nei restanti trimestri dell’anno, è stata rivista al ribasso dal -2,1% al -2%. 



Migliora invece, nel secondo trimestre del 2012, l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche rispetto al Pil. Il rapporto deficit/Pil è risultato, infatti, pari al 2,8% a fronte del 3,2% del corrispondente periodo del 2011. Sempre tra aprile e giugno, il saldo primario è risultato positivo e pari a 12.745 milioni di euro. L’incidenza sul Pil è stata del 3,3,% superiore di 1,2 punti percentuali a quella registrata nel secondo trimestre del 2011.

Ai minimi storici invece il potere d’acquisto delle famiglie: nel secondo trimestre si è ridotto del 4,1% rispetto allo stesso periodo del 2011 (-1,6% su base congiunturale): è il dato peggiore almeno dal 2000. Nei primi sei mesi del 2012, nei confronti dello stesso periodo del 2011, il potere d’acquisto ha registrato una flessione del 3,5%. Contestualmente diminuisce la propensione al risparmio delle famiglie pari, nel secondo trimestre, all’8,1%: si tratta del dato più basso almeno dal 1999, anno d’inizio delle rilevazioni.

Calano anche i profitti delle società non finanziarie scendendo ai livelli più bassi dal 1999, anno d’inizio delle serie storiche dell’Istat. Secondo i dati diffusi dall’Istituto, la quota di profitti delle società non finanziarie è scesa al 38,5%, con una riduzione di 0,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 2,1 punti rispetto al corrispondente trimestre del 2011. Il tasso d’investimento delle società non finanziarie, pari al 21%, è risultato inferiore di 0,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 1,3 punti percentuali rispetto al corrispondente trimestre del 2011.
 

Commenta