Il sospiro di sollievo è durato lo spazio di alcune ore. Neanche il tempo di annunciare l’accordo per il cessate il fuoco di due settimane – condizionato alla riapertura dello Stretto di Hormuz – che la tregua fra Stati Uniti e Iran è parsa subito bilico. Israele, infatti, ha sfidato l’equilibrio (temporaneo e precario) raggiunto e annunciato al mondo dal presidente Usa Donald Trump e rimesso tutto in discussione: nel pomeriggio di mercoledì 8 aprile i raid dell’Idf hanno devastato Beirut con centinaia di morti in tutto il Libano. L’operazione ribattezzata “Oscurità eterna” è stata lanciata dal premier israeliano Benjamin Netanyahu contro Hezbollah. Immediata l’ira di Teheran: “Si fermino o salta tutto”, è stata la replica.
Tregua Usa-Iran già in bilico dopo raid di Israele in Libano
Appare dunque già in bilico il cessate il fuoco di due settimane e, con esso, anche l’appuntamento di sabato a Islamabad con i negoziatori americani e iraniani prossimi a confrontarsi. Ma Trump ha minimizzato: “Sono solo scaramucce, è tutto ok. Il Libano non era incluso nell’accordo”. L’Onu ha condannato gli attacchi israeliani ma la situazione rimane confusa dopo che mercoledì le prime navi erano passate attraverso lo Stretto di Hormuz (prima che Teheran tornasse a minacciarne la chiusura). Sempre mercoledì le Borse hanno comunque brindato all’intesa, con Milano che ha chiuso a +3,7% e Wall Street brillante. Il petrolio in picchiata a New York a 94,41 dollari al barile.
Stretto di Hormuz, la sua riapertura nodo centrale per il mondo
E così, dopo l’annuncio dato dall’Idf di avere completato un ampio attacco contro i quartieri generali e le infrastrutture militari dell’organizzazione terroristica Hezbollah in tutta Beirut, nella Bekaa e nel sud del Libano (con la replica di Hezbollah che ha rivendicato il suo “diritto naturale e legale di resistere all’occupazione e di rispondere agli attacchi”), l’agenzia iraniana Fard ha fatto sapere che il transito delle petroliere attraverso lo Stretto veniva sospeso a seguito degli attacchi sferrati da Israele contro il Libano (Marine Traffic aveva appena finito di rilevare i primi segnali di attività navale nello Stretto).
La riapertura di Hormuz rimane il nodo centrale per tutto il mondo. Una “priorità”, per la Commissione europea. Tanto che, spiega il presidente francese Emmanuel Macron, “circa 15 Paesi sono attualmente mobilitati e partecipano alla pianificazione, sotto la guida della Francia, per consentire l’attuazione di questa missione strettamente difensiva in coordinamento con l’Iran per facilitare la ripresa del traffico”. Intanto, secondo il Financial Times, l’Iran richiederà alle compagnie di navigazione il pagamento di pedaggi in criptovaluta per le petroliere cariche che transitano nello Stretto di Hormuz, nel tentativo di mantenere il controllo del passaggio attraverso questa via navigabile strategica durante il cessate il fuoco.
Secondo Trump, il Libano non era stato incluso nell’accordo “a causa di Hezbollah. Anche questo verrà risolto. Va tutto bene”. L’Iran, però, ha già avvisato: la partecipazione ai colloqui di Islamabad dipende dal cessate il fuoco anche in Libano, ne va anche della riapertura o meno dello Stretto.
Macron: la tregua in Medio Oriente includa il Libano
Il cessate il fuoco in Medio Oriente deve includere il Libano per essere “credibile e duraturo”: è il monito lanciato dal presidente francese, Emmanuel Macron, nel corso di due distinti colloqui telefonici con Trump e con il presidente iraniano, Massoud Pezeshkian.
“Oggi – afferma Macron in un messaggio pubblicato mercoledì sera su X – ho parlato con il presidente iraniano Massud Pezeshkian e con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Ho detto a entrambi che la loro decisione di accettare un cessate il fuoco rappresenta il miglior risultato possibile. Ho espresso la speranza che il cessate il fuoco venga pienamente rispettato da tutte le parti belligeranti in tutti i teatri di conflitto, Libano compreso. Questa è una condizione necessaria affinché il cessate il fuoco sia credibile e duraturo“, avverte il leader francese, sottolineando che la tregua “deve aprire la strada a negoziati globali per garantire la sicurezza di tutti in Medio Oriente”.
Qualsiasi accordo, prosegue Macron – che giovedì e venerdì sarà a Roma per la sua prima visita ufficiale a Papa Leone XIV dedicata alla pace e alle azioni per conseguirla -, “deve affrontare le preoccupazioni sollevate dai programmi nucleari e missilistici balistici dell’Iran, nonché dalle sue politiche regionali e dalle sue azioni volte a ostacolare la navigazione nello Stretto di Hormuz. Solo in questo modo – avverte il capo dello Stato – si può costruire una pace solida e duratura, con la partecipazione di tutti coloro che possono contribuire. La Francia farà la sua parte, in stretta collaborazione con i suoi partner in Medio Oriente. Questo è anche ciò di cui ho discusso oggi nei miei colloqui con i leader di Qatar, Emirati Arabi Uniti, Libano e Iraq”, ha concluso il presidente.
Axios, Vance: Israele verso stop ad attacchi contro Libano
Stando a quanto ha riportato nelle ultime ore l’agenzia Axios, Vance avrebbe detto che Israele ha proposto di astenersi dagli attacchi contro il Libano finché saranno in corso i negoziati tra gli Stati Uniti e l’Iran.
Meloni oggi in Parlamento, colpita missione Unifil in Libano
Ma non è tutto. Un convoglio di mezzi italiani della missione Unifil in Libano è stato bersaglio dei colpi di avvertimento dell’esercito israeliano: sono stati registrati danni ad un carro armato Lince, ma nessun ferito. Ferma la condanna dell’Italia con il ministro degli Esteri Antonio Tajani che ha convocato l’ambasciatore israeliano per avere “chiarimenti” e il ministro della Difesa Guido Crosetto che ha giudicato l’episodio “inaccettabile” e chiesto all’Onu “di intervenire presso le autorità Israeliane” oltre che di garantire la sicurezza dei peacekeeper. La colonna di mezzi militari, partita dalla base di Shama e diretta a Beirut, è dovuta rientrare.
Meloni e quell’elogio di Vance in vista del voto in Ungheria
In tutto ciò, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ricevuto l’elogio (come minimo imbarazzante a detta delle opposizioni) del vicepresidente degli Stati Uniti Vance a Budapest alla vigilia del voto in Ungheria: oggi la premier informerà il Parlamento sul programma per l’ultimo anno di legislatura: dalla politica estera alle misure a sostegno dell’economia e al rilancio del governo dopo il referendum, le sue parole sono particolarmente attese.
Wsj, Trump: via truppe da Paesi Nato poco collaborativi
Intanto, l’amministrazione Trump sta valutando un piano per sanzionare alcuni Paesi della Nato che, a suo giudizio, si sono dimostrati poco collaborativi nei confronti degli Stati Uniti e di Israele durante la guerra contro l’Iran. Lo riporta il Wall Street Journal, citando funzionari americani. La proposta prevederebbe il ritiro delle truppe statunitensi dai Paesi Nato ritenuti poco utili allo sforzo bellico contro l’Iran, per poi ri-dislocarle in nazioni che hanno offerto un sostegno più convinto alla campagna militare americana.
La proposta è emersa nel giorno della visita alla Casa Bianca del segretario generale della Nato Mark Rutte, risultando quindi ben lontana dalle recenti minacce del tycoon di ritirare completamente gli Stati Uniti dall’alleanza, un’ipotesi riemersa anche nel corso della giornata. Tuttavia, per legge il ritiro dalla Nato non potrebbe compiersi senza l’approvazione del Congresso dove difficilmente Trump troverebbe una maggioranza disposta a sostenerlo.
Ft: Trump sulle orme di Nixon con la “teoria del pazzo”
Donald Trump non ha mai nascosto la sua ammirazione per Richard Nixon e ora l’ha portata a un nuovo livello, adottando all’ennesima potenza la sua “teoria del pazzo”, quella di fare minacce estreme per spingere la controparte al tavolo delle trattative. Se Nixon le sue minacce le confinava a canali privati, il presidente – osserva il Financial Times – le rende pubbliche. Inoltre a differenza di Nixon, Trump le cavalca non contro un Vietnam che non era cruciale per l’economia mondiale, ma contro un Iran essenziale per la crescita globale. Un’altra differenza sta nel fatto che l’opinione pubblica conta: solo il 34% degli americani sostiene la guerra in Iran e Trump non può ignorarlo, come non può ignorare gli alleati. “La pazzia della teoria del pazzo”, chiosa Ft.