Passato anche l’undicesimo giorno di guerra e dopo oltre 1.300 morti in Iran, il Pentagono annuncia la “più intensa” serie di attacchi sul Paese degli ayatollah. Anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu sembra contraddire l’annuncio della fine imminente delle ostilità fatto lunedì da Donald Trump: “Stiamo spezzando le ossa all’Iran, ma non abbiamo ancora finito”. Tanto che il regime di Teheran avverte il presidente americano: “Stai attento a non essere eliminato tu”. Nel mentre, continuano i raid nel Golfo e di Israele in Libano, Ankara schiera i Patriot.
Iran, asse Meloni-Merz su energia
Con lo scoppio della guerra in Iran e Medio Oriente, lo scenario è radicalmente cambiato. Da qui, la videocall promossa martedì pomeriggio da Giorgia Meloni, Friedrich Merz e Bart De Wever – dunque Italia, Germania e Belgio – convocata sull’onda di un’emergenza, quella energetica. E di una necessità condivisa: abbassare i prezzi di petrolio e gas. I leader che hanno preso parte alla videocall sono stati ventuno. Palazzo Chigi, dopo la conclusione della riunione, ha reso noto che a parteciparvi sono stati Austria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Spagna, Slovenia, Svezia e Slovacchia, al di là dei tre Paesi promotori e della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen.
Nella lista ci sono due importanti novità. La prima è la presenza del premier spagnolo Pedro Sanchez, che il mese scorso non aveva fatto nulla per nascondere il proprio dissenso per il mancato invito. La seconda è l’assenza di Emmanuel Macron. Fonti diplomatiche francesi, interpellate a riguardo, si sono limitate a spiegare che già in mattinata il capo dell’Eliseo era stato protagonista di un’iniziativa sull’energia presiedendo il secondo summit internazionale sul nucleare civile. Summit al quale ha partecipato il ministro Gilberto Pichetto Fratin e durante il quale von der Leyen ha sottolineato come sia stato “un errore strategico per l’Ue voltare le spalle al nucleare”. Eppure, in un periodo in cui i rapporti tra Meloni e Macron corrono come non mai sul filo della tensione, l’assenza del presidente francese non passa inosservata.
Iran e rally petrolio: Ue divisa su sospensione Ets
Ai suoi omologhi Meloni ha sottolineato quanto va dicendo da giorni e dirà al Consiglio europeo di marzo: è necessaria “una sospensione temporanea del sistema Ets sulla produzione di energia, in attesa di una rapida e più ampia revisione del meccanismo”. Il sistema di tassazione del carbonio, e la sua volatilità – questa la tesi del governo – azzoppano il possibile rilancio dell’industria europea. Non tutti la vedono così. Non la pensa in questo modo certamente Madrid. E anche tra i nordici serpeggia più di una perplessità.
Guerra in Iran, Meloni in Parlamento
E così, per varare le misure contro l’impennata dei prezzi dei carburanti, il governo attenderà di capire nei prossimi giorni l’evoluzione del conflitto in Iran. Una delle principali fonti di preoccupazione è proprio lo Stretto di Hormuz, perché oltre alla sicurezza della navigazione c’è in ballo la stabilità dei mercati energetici. Sono temi destinati a essere cruciali nelle comunicazioni che Meloni terrà davanti al Parlamento mercoledì, prima in Senato e poi alla Camera, sulla crisi in Medio Oriente ma anche sul prossimo Consiglio Ue (19-20 marzo), dove, appunto, ha già chiarito che insisterà sulla sospensione temporanea degli Ets.
Proprio sul fronte dell’energia, l’esecutivo valuterà in questi giorni l’orizzonte dell’impennata, e deciderà se e quali misure prendere (tra le ipotesi, le accise mobili e il potenziamento di Mr prezzi) anche in base agli orientamenti che emergeranno in sede Ue. Nella risoluzione di centrodestra – che darà l’agibilità al governo per le prossime scelte sulla guerra in Iran – c’è l’impegno “ad adottare misure volte a mitigare l’impatto economico della crisi, con particolare riguardo ai prezzi dell’energia e al sostegno alle imprese esportatrici”.
Iran, triangolazione Starmer-Meloni-Merz
Lo stretto di Hormuz che divide la penisola arabica dall’Iran – da cui ora passano poche navi al giorno – è stato al centro di un colloquio che la premier ha avuto anche con Keir Starmer. Il primo ministro britannico, riferiscono da Downing Street, ha sentito anche il tedesco Friedrich Merz. E in questa triangolazione i leader avrebbero concordato di “lavorare insieme a una serie di opzioni per proteggere le navi commerciali nello Stretto di Hormuz, in risposta alle crescenti minacce dell’Iran”. “Vogliamo difendere la libertà dei transiti a Hormuz”, ha sottolineato anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, con l’omologo del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al Thani. Sono scenari che verranno affrontati anche venerdì al Quirinale, nella riunione del Consiglio supremo di difesa.
Iran, il monito di Mattarella
Dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intanto il monito: “Non permettere una regressione autoritaria. Attenti a forme fraudolentemente rappresentative. No alla pretesa di chi vuole agire fuori dagli organismi sovranazionali”.
