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Indici Pmi: la manifattura italiana rialza la testa, flop di Germania e Francia

Il Pmi manifatturiero italiano di settembre si è attestato a 50,7 punti, dai 49,8 del mese precedente, tornando così in zona espansiva – Il dato dell’Eurozona nel suo complesso è sceso a 50,3 punti, il minimo dal luglio dello scorso anno – Germania in contrazione per la prima volta da 15 mesi – La Francia rallenta la caduta – Sale la Spagna.

Indici Pmi: la manifattura italiana rialza la testa, flop di Germania e Francia

A settembre l’indice Pmi manifatturiero dell’Italia si è attestato inaspettatamente a 50,7 punti, dai 49,8 del mese precedente, tornando così sopra la soglia dei 50 punti, che marca il confine fra espansione e contrazione. Lo ha comunicato oggi Markit, precisando che si tratta della prima risalita dopo quattro cali consecutivi. Resta da vedere se il miglioramento sarà confermato venerdì dall’indagine gemella nel settore di servizi, il cui indice è sceso ad agosto sotto la soglia dei 50 punti per la prima volta in cinque mesi. 

Il dato dell’Eurozona nel suo complesso, invece, è sceso a 50,3 punti, il minimo dal luglio dello scorso anno. Il risultato è inferiore sia alla lettura di agosto (50,7) sia alla stima flash (50,5), ma rimane comunque per il 15esimo mese consecutivo sopra la soglia dei 50 punti, che marca il confine fra espansione e contrazione. Le aziende hanno anche tagliato i prezzi per la prima volta da aprile, a conferma dei dati preliminari pubblicati ieri sull’inflazione, che mostravano un nuovo rallentamento ad appena 0,3%. Il sottoindice relativo ai nuovi ordini, che misura la domanda, è sceso a 49,3 da 50,7 di agosto (è la prima contrazione da un anno) e anche i nuovi ordini per l’export hanno leggermente rallentato. 



Notizie di segno opposto per la Germania, dove l’attività manifatturiera si è contratta per la prima volta in 15 mesi a settembre, con la componente dei nuovi ordini in stallo. L’indice Pmi è calato a 49,9 punti dai 51,4 di agosto, scendendo in zona di contrazione. La lettura si attesta sotto la stima flash di 50,3 e si segnala come la più debole dal giugno 2013. “Il Pmi manifatturiero di settembre dipinge un quadro preoccupante dello stato di salute del settore manifatturiero tedesco – spiega Oliver Kolodseike, economista di Markit –. Le imprese interpellate parlano di un contesto economico in via di indebolimento, con le sanzioni russe e la crescita debole nelle principali destinazioni dell’export tra le ragioni della lettura deludente”. Le imprese del settore registrano un calo nei nuovi ordini domestici per la prima volta in 15 mesi, mentre la crescita nei nuovi contratti export è stato quasi al palo.

Quanto alla Francia, lo scorso mese l’attività manifatturiera ha rallentato la caduta grazie a una contrazione degli ordinativi meno veloce. A settembre l’indice Pmi manifatturiero è salito a 48,8 punti, dai 46,9 di agosto, invariato rispetto alla lettura preliminare. Si tratta del dato più alto da quattro mesi, anche se rimane comunque sotto la fatidica quota 50. Il settore ha registrato un calo più contenuto nella produzione, nei nuovi ordini e nell’impiego, sebbene continui a pesare sulle prospettive per la seconda più grande economia della zona euro.

Ben altro dinamismo in Spagna, dove il settore manifatturiero si è espanso per il decimo mese consecutivo sulla scia dei nuovi ordinativi e della crescita delle assunzioni da parte delle aziende. L’indice Pmi ha raggiunto quota 52,6 a settembre, in lieve calo rispetto alla lettura di 52,8 di agosto, ma sempre sopra la soglia dei 50 punti. I costi sono scesi per la prima volta da aprile, mentre la crescita dei nuovi ordini e l’inizio di nuovi progetti dopo i mesi estivi hanno portato a un incremento della produzione più veloce rispetto al mese di agosto.

Fuori dall’Eurozona, il settore manifatturiero dà segnali di consolidamento in Cina, dove il risultato dell’indagine Pmi secondo la lettura finale a cura di Hsbc si è attestato a 50,2 punti, invariato rispetto ad agosto e tre decimi sotto della prima stima di 50,5. Tra le singole componenti, positiva la dinamica della voce sui nuovi ordini alle esportazioni – al massimo da quattro anni e mezzo –, mentre continua a mostrare debolezza il mercato del lavoro.

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