Cento anni fa, il 29 dicembre 1925, moriva a Milano Anna Kuliscioff e i suoi funerali si tennero il 31 dicembre. In quei giorni le cronache di giornali di orientamento diverso, come Il Lavoro, L’Avanti!, Il Corriere della Sera, L’Italia e L’Unità, registrano unanimemente la larga stima di cui godeva la “dottora dei poveri”, così come i messaggi di cordoglio arrivati da tutto il mondo.
Una donna straordinaria e riconosciuta
Particolarmente toccante quello del liberale Giovanni Amendola, uno dei capi dell’Aventino, che, per le conseguenze dell’aggressione squadrista subita a Montecatini nel luglio 1925, morirà a Cannes il 7 aprile 1926. Amendola scrive: “In questa donna non sentii nulla che somigliasse a un abito di politica professionale o alle deformazioni inevitabili della mentalità partigiana; e invece la più larga ed umana capacità di comprensione, una vigilante curiosità intellettuale che la portava a scrutare con fiducia i nuovi orizzonti della vita, al di là del campo in cui ella aveva deciso di combattere. La fede e la speranza di questa nobilissima creatura non si abbassavano come bandiere umiliate dinanzi al cielo nuvolo”.
Altrettanto significativo il messaggio del senatore Luigi Albertini, che un mese prima era stato costretto dal regime a cedere le quote di proprietà e la direzione del Corriere della Sera. Scrive Albertini: “Separato dall’estinta da una diversa concezione politico-sociale, potevo e posso bene ammirarla sinceramente e rendere omaggio alla grande luce che la irradiava e che la morte non ha spento”.
Tra gli interventi pubblicati vale la pena di ricordare, in particolare per il titolo “Un cervello maschile, un cuore materno”, quello di Alessandro Levi e di Rodolfo Mondolfo, che sostengono di aver conosciuto solo “due signore che discutessero con tale precisione di ragionamento e di idee da dar dei punti a molti uomini anche di valore… una di esse era Anna Kuliscioff”.
Torna alla memoria la celebre affermazione di Antonio Labriola secondo la quale il socialismo italiano aveva un solo uomo, che era poi Anna Kuliscioff. Ironia del destino, ricorrente per Anna, femminista ante litteram, quella di essere paragonata a un uomo per sottolineare l’apprezzamento nei suoi confronti.
Il giudizio della stampa e il riconoscimento politico
Passando in rassegna la stampa d’epoca, viene dal giornale del riformismo socialista ligure, Il Lavoro, l’omaggio politicamente più rilevante: “Tutto quanto di grande e di buono il socialismo italiano ha compiuto (ed è molto) fu da essa o promosso o agevolato; tutti gli errori in cui il socialismo italiano è caduto (e son molti) furono da essa deprecati e si sarebbero evitati se sempre le fosse stato dato ascolto”.
E più ancora: “Tutta l’opera di Turati fu anche opera sua… Io stesso – dichiarava Turati – non saprei discernere dove l’un pensiero finisce e l’altro incomincia”.
Il giornale cattolico L’Italia, pur “non potendo dimenticare nemmeno in quest’ora le ragioni del nostro dissenso e delle diverse concezioni”, riconosce che “questa donna aveva ricchezza di sentimento e di intelligenza, capacità di penetrazione degli spiriti, senso di pietà umana, cavalleresca comprensione delle idealità… Le erano estranei livore e rancore…”
Per questo – conclude – “non è disdicevole che questo foglio, che rivendica tutto il pensiero e la pratica cattolica, ricordi note generose della sua figura”.
Per lo stesso Corriere della Sera, Anna è “una figura singolare del movimento socialista internazionale che fu maestra alla giovane generazione di socialisti italiani dell’ultimo decennio dell’Ottocento”. E ne dà questa immagine: “Una testa bionda entro una nuvola di fumo di sigaretta, un viso fine che poteva essere dolcissimo e mutarsi in una dura, tagliente espressione di energia talvolta fanatica, esercitavano il loro complicato fascino misto di femminino, di esotico e di politico sulla gioventù intellettuale incerta di sé in quegli anni”.
Profeticamente il Corriere si chiede se si potrà parlare un giorno del “Salotto della signora Kuliscioff”, dal quale dovrebbe uscire “una interessante sfilata di figure e di avvenimenti”.
I funerali come manifestazione politica e popolare
Per L’Avanti! del 1° gennaio 1926 i funerali di Anna furono “una prova dell’affetto e dell’estimazione che in diversi decenni di lotte politiche e di predicazione socialista la Kuliscioff aveva saputo far confluire dalle più diverse origini verso se stessa… Nel corteo si videro le rappresentanze di un po’ tutto il movimento politico e sindacale socialista d’Italia e coloro che, anche divisi da concezioni politiche, si ritrovarono concordi ieri, fianco a fianco, ad accompagnare Anna Kuliscioff verso il riposo estremo”.
Scrive L’Unità del 1° gennaio 1926: “Imponenti per il largo concorso di popolo le commosse manifestazioni di cordoglio che si sono susseguite con la presenza di numerosissimi lavoratori e soprattutto lavoratrici, militanti dei partiti e delle organizzazioni di classe, professionisti e molti elementi della borghesia. Ma non c’è stata – sottolinea il giornale comunista – un’impronta borghese, né la partecipazione dei socialdemocratici ha impedito che i funerali assumessero un carattere nettamente proletario…”
Il giornale ricorda anche gli incidenti avvenuti in Piazza Duomo, lungo il percorso e infine al Monumentale, quando numerosi fascisti attaccarono la folla incontrando una vivace resistenza, sottolineando che “questi incidenti sono stati provocati dall’intenzione dei fascisti di impedire che la manifestazione assumesse un carattere politico e proletario”.
Il 30 dicembre, il giornale comunista diretto da Antonio Gramsci, pur con toni ineccepibili, era stato chiaro sul terreno dell’ortodossia ideologica. Anna Kuliscioff – scrive L’Unità – “aveva lasciato la Russia in giovane età per non farvi più ritorno nemmeno dopo la Rivoluzione d’Ottobre, essendo un’accanita avversaria della rivoluzione bolscevica”. Concludeva che “Anna Kuliscioff non era altro ormai da un pezzo che una socialdemocratica, nemica acerrima della rivoluzione russa e dell’Internazionale Comunista”.
Se da una parte, dunque, per il giornale di Gramsci il funerale di Anna divenne anche una manifestazione di carattere proletario, dall’altra si tentò di delegittimarne la figura affibbiandole un’etichetta considerata sprezzante.
Il pensiero e l’eredità politica
Di Anna Kuliscioff rimane nitido il progetto di una società nuova, il rifiuto della violenza come strumento di lotta politica e la visione di un proletariato che si emancipa attraverso l’istruzione e che, con il suffragio universale, entra a pieno titolo nelle istituzioni per partecipare al governo del Paese. L’emancipazione femminile è parte integrante di questa visione, con l’intuizione – da femminista ante litteram – del lavoro come condizione fondamentale del riscatto e dell’autonomia della donna.
La sua autorevolezza, il suo schietto realismo e la sua determinazione influenzarono profondamente il socialismo italiano, costruendo quella cultura definita, talvolta con significato riduttivo, “riformismo socialista”: un socialismo solidaristico, gradualista e democratico fondato sull’emancipazione culturale e professionale delle classi più deboli.
Dopo Caporetto Anna chiese ai socialisti “un atteggiamento chiaro, deciso, senza riserve e recriminazioni per la difesa della patria”; nell’ottobre del 1918 sostenne che “la soluzione della guerra non può essere altra che la Federazione degli Stati Uniti d’Europa”. Sulla questione del focolare ebraico evocato nel novembre 1917 dal ministro degli Esteri inglese Lord Balfour, auspicò che “il popolo perseguitato quasi in tutta l’Europa possa avere un angolo proprio dove rifugiarsi da tutti i pogrom, compreso quello dei rivoluzionari russi”.
Con Turati e Matteotti contribuì a disegnare un modello di socialismo fondato sull’emancipazione delle classi più povere attraverso le lotte sindacali e conquiste sociali che anticiparono il welfare moderno: un socialismo che sosteneva la lotta di classe ma combatteva la dittatura del proletariato. Fu tra i pochi a intuire la pericolosità del nascente fascismo e a ricercare invano un’alleanza di governo tra socialisti, cattolici e forze liberal-costituzionali.
Il recupero della memoria
È giusto ricordare che la figura di Anna Kuliscioff subì a lungo una sorta di oscuramento, anche per responsabilità del mondo socialista. Con il riavvicinamento tra PSI e PSDI, che nel 1966 portò all’unificazione delle due anime del socialismo italiano, Anna cominciò a essere riscoperta e rivalutata, soprattutto per merito di Bettino Craxi negli anni Settanta.
A noi oggi tocca il compito di sottolineare l’attualità del suo pensiero.